La continuità territoriale come alibi: perché i voli interni in Sardegna (e non solo) sono un fallimento
Una riflessione a firma Alessandro Manno in cui si guarda a come la continuità territoriale in Sardegna sia diventata un alibi politico più che un diritto garantito.
La Sardegna è un luogo inaccessibile, isolato, dove è difficile spostarsi non solo verso l’esterno ma anche al suo interno. Insomma, un territorio che incarna tutte le caratteristiche dell’isola selvaggia raccontata nei romanzi d’avventura di fine ‘800. Falso. Non c’è niente di più falso di un modo di pensare che per decenni ha fatto credere che la Sardegna era bella proprio perché “isolata”. E questa credenza non si è radicata soltanto nelle persone che l’isola non la conoscono o che sono venute solo ogni tanto in vacanza, ma anche negli stessi sardi. Ed è qui il problema.
Il vecchio problema della continuità territoriale
Essere convinti che un diritto sia una concessione è il primo modo per prendere un problema e depotenziarne la sua portata. E quindi, quando ogni anno si parla di “continuità territoriale”, l’approccio del governo regionale, qualunque esso sia, è quello di trovare un tappabuchi ai prossimi 365 giorni e permettere alle persone di viaggiare da e per l’Isola. Perché non spostarsi è un problema. Sopratutto quando non ci sono alternative.
Non è facile trovare un equilibrio tra le normative europee, le leggi del mercato e le esigenze dei cittadini, questo è abbastanza chiaro. Ma diventa ancora più difficile quando l’impostazione con cui si approccia alla risoluzione del problema, è sempre quella di trent’anni fa. E la Sardegna in questi trent’anni è ancora ferma. Almeno nel modo di pensare a sé stessa. Quindi tre aeroporti, ognuno con la sua gestione separata – Alghero e Olbia ora non più ma nulla è cambiato nell’approccio regionale all’organizzazione dei voli –, ognuno con le sue rotte e sempre e solo due mete privilegiate: Roma e Milano. Sul resto sempre tanti proclami ma nulla di concreto.

A questo si aggiunge anche una tendenza innata da parte dei politici regionali di provare a prendere in giro i sardi e le sarde per quanto riguarda la continuità territoriale, non si sa mai quanto volutamente o quanto inconsapevolmente. Prendere in giro potrà sembrare un’accusa forte, ma allora visto che i fatti sono l’unica cosa che ci salva dal disastro andiamo sui fatti.
Voli interni: perché?
Sapete quanti voli di linea interni esistono nelle altre regioni italiane? Esatto, zero. Sapete quanti voli interni sono stati proposti dalla Regione Sardegna attraverso il Bando “Nuove Rotte”? Esatto, due. Nel comunicato con cui presenta i voli interni Olbia-Cagliari e Alghero-Cagliari la Regione Sardegna parla di rotte “strategiche per migliorare la mobilità dei sardi, facilitare l’accesso ai diversi scali e creare nuove possibilità di connessione verso l’Italia e l’estero”.
I sardi non hanno un volo in regime di continuità territoriale per Bologna, Venezia, Torino, Napoli, Bari. Ma avranno la possibilità di andare da Cagliari ad Olbia e Alghero in 40 minuti di volo, a cui però vanno aggiunti tutti i tempi per le operazioni aeroportuali necessarie, come ad esempio i controlli di sicurezza. Un successo no? No, è un disastro. E adesso spieghiamo perché.
Mediocrità, ipocrisia e “connettività”
Per il bando “Nuove Rotte” – che trovate qui sul sito della Regione Sardegna – la Regione aveva predisposto una serie di rotte per cui le società aeree interessate avrebbero dovuto presentare un offerta. Queste si trovano qui. Come ogni bando pubblico che si rispetti quindi, è stata ovviamente la proponente, in questo caso la Regione, a inserire le rotte interne secondo una logica, riportata nel bando, che vede come obiettivo dell’apertura di nuove rotte.

“Migliorare la connettività della Sardegna e la mobilità dei cittadini dell’Unione europea, con il quale, in particolare, si intende incentivare i vettori ad aprire nuovi collegamenti, […] , finalizzati anche alla destagionalizzazione delle presenze turistiche, alla connessione con il mercato crocieristico e all’attività di promozione e informazione dell’Isola”. Turismo quindi. Solo ed esclusivamente turismo come obiettivo di questi 10 milioni di euro di soldi regionali e poi quella parolina magica che ha portato all’apertura dei due nuovi voli da Alghero e Olbia per Cagliari e viceversa: “Connettività della Sardegna”.
L’idea politica, che si potrebbe definire assolutamente mediocre e ipocrita, della Giunta Regionale guidata da Alessandra Todde è quindi, guardando ai fatti, molto probabilmente questa: non abbiamo migliorato del tutto la viabilità stradale in Sardegna, non ci sono modi di migliorare il trasporto su ferro e non vogliamo mettere nuovi soldi sulle ferrovie. Andare da punto a punto della Sardegna è sempre un viaggio pieno di problemi e la soluzione che ci è venuta è quella di investire parte dei 10 milioni di questo bando in due rotte aeree assolutamente inutili e prive di ogni logica ambientale ed economica. Perché sì bisogna parlare anche di questo.
Ma cambiare approccio alla continuità territoriale?
Che senso ha?
Anticipiamo la risposta: chiaramente nessuno. Ma andiamo nel concreto: in che modo un volo da Cagliari ad Olbia o Alghero dovrebbe portare un benessere per la Sardegna? Chi lo userebbe? Quanti passeggeri porterebbe? Che tipo di investimento è da parte della Regione? Quale messaggio si manda con questa scelta? Partiamo dall’ultimo: possiamo serenamente aumentare le rotte e quindi l’inquinamento da parte degli aerei in nome di un trasporto che sarà completamente elitario – perché sfido chi deve andare a fare delle commissioni a Cagliari in giornata da Olbia a prendere un volo aereo. Sfido il cittadino medio, chiaramente. Il sardo che ha parenti dall’altra parte dell’Isola. Chi è il destinatario di questa rotta? I sardi? Chiaramente no.
Non si sa quanto si pagherà il biglietto che sicuramente non costerà 20 euro, ma neppure 30, visto che ormai quasi neanche Ryanair nei periodi di sconti prevede più tariffe così basse. Saranno voli costosi e quindi cari. Destinati a decollare vuoti perché anche se non ci sono passeggeri – vi sveliamo un segreto –, i voli di base partono lo stesso. A fronte di questo spettacolo desolante di mediocrità e stupidità politica viene quindi una domanda: ma cambiare approccio alla continuità territoriale? Non avrebbe più senso vedere la Sardegna non come un rettangolo diviso in quadranti ma come un insieme unico che si muove in modo coordinato?

Non avrebbe senso potenziare il trasporto su ferro in modo tale che da Cagliari si possa raggiungere Alghero e Olbia in meno di due ore e mezza? Non avrebbe senso pensare le offerte dei voli in modo tale che ognuno di questi tre aeroporti delle rotte diverse e che i sardi possano sposarsi nei tre scali per andare a cercare un volo che costa meno e che magari li porti più vicino a dove devono andare? Perché dobbiamo continuare ad essere mediocri, a dipingerci come popolo vessato dall’esterno se non usiamo la nostra autonomia in modo reale per approcciarci anche ai problemi in maniera nuova e differente?
Sono chiaramente delle domande retoriche, ma che vogliono in qualche modo creare un opinione, generare dibattito, andare oltre quella solita, fastidiosa idea che non siamo in grado di cavarcela da soli, e che in fondo basta accontentarsi perché appunto, destinati alla mediocrità. Una questione, quella dei voli interni e della continuità territoriale, che dice ogni anno con più chiarezza quello che siamo, ma in nessun modo quello che vogliamo essere. Bentornati al passato.










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