Queer, black, unschooling: quando sono le parole a “fare la magia”
Abracadabra vuol dire “creare con le parole”. Questa è la storia di come alcune parole – queer, black, unschooling, ma anche mestruazioni – possano compiere davvero delle magie.
Una mattina di quasi inverno, in una città del nord di Spagna, un volantino affisso a una bacheca pubblica viene strappato e fatto scomparire. Dinanzi alla complicata situazione geopolitica mondiale – creata dalla auto-celebrata specie homo sapiens – un volantino strappato e fatto sparire è assolutamente privo d’importanza. Ma se quel volantino avesse detto qualcosa che potrebbe essere stato considerato fastidioso o nocivo, se non addirittura pericoloso, tanto da riuscire ad attrarre mani ignote su di sé, forse vale almeno la pena di fare una modesta considerazione.
Effettivamente quel volantino diceva ciò che chi lo aveva firmato aveva scritto e questo può essere un dato rilevante per chi sospetti che anche il linguaggio sia in grado di creare molteplici realtà. Questa stessa ipotesi è stata soppesata da investigatori, accettata da sciamani e adoperata senza alcun indugio dai poeti. Resta certo e innegabile il fascino della potenza creativa del linguaggio e straordinari sono i suoi meccanismi atti alla trasformazione.
Abracadabra significa “creare con le parole”. Prendiamo come esempio la parola queer. Questo termine, che non ha una traduzione ben precisa, veniva utilizzato come aggettivo dispregiativo, rivolgendosi a coloro che erano considerati senza una definizione all’interno del predeterminato genere binario e della etero-normatività. Queer veniva strettamente abbinato ai bassifondi, a ciò che era considerato inclassificabile, incomprensibile o non addomesticabile.

Coloro che per personali circostanze si ritrovavano in tale limbo, sia sociale che linguistico, non avevano neppure una sola parola dove far riposare la propria “identità di genere” e in questo “nulla” colsero l’unico vocabolo a disposizione, il medesimo che a loro rivolgevano in forma di insulto. Così fu raccolto dal suolo e rimesso in piedi, lavato, pettinato e vestito a nuovo con nuovo significato e oggi, sotto l’ombrello “dell’Universo Queer”, sono accolte una costellazione di possibilità.
Un altro esempio che potremmo prendere è quello della parola black. Gli afro-discendenti del territorio dell’America del Nord seppero adoperare il medesimo meccanismo linguistico per vestire di un altro significato questo aggettivo dispregiativo. “Black is Beautiful”, “Black Power”, “Black Pride” sono stati dei movimenti socio-culturali che hanno collaborato al processo di riappropriazione della bellezza, della storia, dei diritti e della dignità della popolazione afro-americana, fino ad allora negata dal sistema di apartheid razziale.
Oltre alle questioni identitarie, come quelle qui prese in esempio, la sovversione della parola può riguardare ogni ambito e comunque esistono casi dove questa trasmutazione non accade e la parola resta congelata nel proprio stato iniziale. Sempre per esempio, unschooling. È un termine che letteralmente significa “non scuola” e si riferisce a una pratica di apprendimento naturale, autoregolato e non istituzionalizzato.

Alla luce del graduale processo di scolarizzazione della società a livello globale, è facile comprendere che non si riesca a scindere il termine “scuola” né da ciò che è l’apprendimento né da ciò che è l’istruzione. Forse questo spiega il motivo per cui il termine “unschooling” possiede nella sua definizione la parola “scuola” e anziché identificare la sua pratica specifica e particolare, torna a evocare uno dei tabù del sistema sociale moderno, quello di non frequentare una qualsiasi scuola.
Torniamo a monte. Si diceva che su quel volantino c’erano scritte parole e che le parole possono trasformare la realtà: “Un incontro gratuito per tutte le persone che mestruano o sono in menopausa, di qualsiasi età e identità di genere”. Questo diceva quel volantino scomparso. Un evento promosso dall’associazione socio culturale OIA’, che presentava un’esperienza personale sul tema delle mestruazioni naturali e il flusso istintivo libero.
In questo testo, il sesso biologico e l’identità di genere vengono distinti e perciò le mestruazioni non sono considerate un fenomeno fisiologico appartenente esclusivamente al genere femminile. È alta la probabilità che fu questo il movente del sequestro del volantino. Infatti, la libreria dove sarebbe stato presentato questo evento, non solo non ha esposto quel volantino al suo pubblico ma, nel proprio invito, ne ha cambiato le parole e di conseguenza ha cambiato la realtà. Le parole messe al bando dalla libreria sono state “persone che mestruano” e “qualsiasi identità di genere”.

Si intuisce il motivo: tutto ciò che può essere nominato, esiste. Le persone che mestruano e non si identificano nel genere femminile esistono. L’associazione OIA’ sa di non aver commesso alcun errore nella stesura del testo dell’invito, avendo chiara l’intenzione di accogliere, con la maggior cura che le è possibile, ogni persona e la propria individualità. Ma se di un errore potrebbe essere additata, è casomai quello di non aver scelto di adoperare un linguaggio poetico.
È solo attraverso la poesia che riesce la magia capace di far scomparire confini e frontiere e su ogni solido muro far apparire una porta che si apre. In poesia c’è l’infinito che include qualsiasi realtà e nell’infinità di queste ogni individuo è libero di essere. Per questa svista OIA’ chiede venia e ci riprova con te, con il testo che hai letto fino a qui, affinché quel volantino sia esclusivamente un invito e non scompaia più. Abracadabra! Ecco fatto, la magia è compiuta.









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