Ad Acireale un Centro di Educazione Ambientale, una ricchezza per la comunità, tra visione e difficoltà
Nel borgo marinaro di Santa Maria La Scala, a pochi passi dalla Riserva della Timpa, il Centro di Educazione Ambientale delle Aci rappresenta da anni un presidio culturale e ambientale fondamentale per il territorio.
In un piccolo borgo marino, a pochi chilometri dal centro di Acireale e a ridosso di uno dei patrimoni naturalistici più preziosi del territorio, esiste una realtà che da anni lavora in silenzio per la comunità: il Centro di Educazione Ambientale (CEA). Siamo a Santa Maria La Scala, un luogo magico per la posizione eccezionale, per l’atmosfera che si respira e per le tante storie che custodisce. Il CEA delle Aci, nato ufficialmente nel 2019, è il risultato di un’idea molto più antica, diventata concreta grazie a un progetto promosso da Legambiente e finanziato attraverso un bando.
«L’idea del Centro di Educazione Ambientale nasce molto prima della sua realizzazione», racconta Sarah Leonardi, presidente dell’associazione. «Nel 2018 si è aperta l’opportunità di partecipare a un bando del Ministero delle Politiche Giovanili che promuoveva realtà educative legate alla cultura naturalistica. Abbiamo colto l’occasione per dare forma a una visione che avevamo da tempo e rianimare uno spazio inutilizzato da oltre un decennio: l’ex scuola elementare di Santa Maria La Scala».
Recuperarla ha significato non solo restituire vita a una struttura pubblica, ma anche trasformarla in qualcosa che nell’hinterland non esisteva: un centro dedicato all’educazione ambientale e culturale, aperto e condiviso, che gode anche della vicinanza di uno dei sentieri della Riserva della Timpa, un’area naturale protetta, una meravigliosa e imponente scarpata rocciosa affacciata sul mare.

Fin dall’inizio il progetto ha avuto una dimensione collettiva. Accanto a Legambiente infatti hanno collaborato realtà come Arci Babilonia di Acireale, l’associazione eConscience e numerose altre associazioni che ancora oggi contribuiscono alle attività del Centro. «Il CEA delle Aci non è uno spazio chiuso – sottolinea Sarah Leonardi – ma un luogo che nasce per la comunità e appartiene alla comunità».
Educazione ambientale a 360 gradi
Le attività del CEA delle Aci sono numerose e trasversali. Al centro c’è l’educazione ambientale, con un’attenzione particolare ai più piccoli. Scuole di ogni ordine e grado partecipano a percorsi che uniscono passeggiate nella riserva, laboratori manuali e attività divulgative, calibrate in base all’età e alle esigenze didattiche. Ma il Centro di Educazione Ambientale non si rivolge solo alle scuole. Nel corso degli anni ha accolto gruppi di turisti interessati alla riserva, associazioni, adulti, persone con disabilità cognitive. In collaborazione con Arci Babilonia sono stati organizzati concerti di musica dal vivo, letture per bambini, presentazioni di libri, attività culturali.
Il Centro è stato anche sede di campi di volontariato. Per settimane, giovani volontari hanno vissuto all’interno del CEA delle Aci impegnandosi in attività di pulizia delle spiagge e manutenzione del territorio. La struttura, oltre a essere uno spazio attivo di promozione, condivisione e diffusione di pratiche educative virtuose e comportamenti consapevoli, è anche un luogo fisico ricco di spazi tematici.
Ad esempio la Stanza Etna, dedicata al vulcano più alto e attivo della placca euroasiatica, raccontato attraverso le tavole di Wolfgang Sartorius von Waltershausen, geologo e astronomo tedesco, autore di uno studio sulle cavità e sulle lave dell’Etna. C’è poi la Sala degli Echi dedicata ai suoni della natura. Grazie a un tavolo interattivo è possibile scoprire i canti e i versi degli animali – registrati e catalogati negli anni dai volontari di eConscience – che abitano o transitano nella Riserva della Timpa di Acireale. Dalle profondità marine e alle vette del cielo.

La riserva della Timpa: un patrimonio trascurato
Il valore del Centro di Educazione Ambientale è indissolubilmente legato alla Riserva naturale della Timpa, istituita ufficialmente il 23 aprile 1999 grazie a una forte mobilitazione dal basso e a una volontà politica condivisa. «All’epoca ci credemmo tutti», ricorda Sarah. «Fu una scelta collettiva della città. Oggi, al contrario, il quadro sembra molto diverso. La riserva, che rappresenta una risorsa naturalistica e turistica straordinaria, versa in condizioni critiche. Su una decina di sentieri disponibili, nessuno è pienamente fruibile. Frane, mancanza di manutenzione e chiusure prolungate rendono impossibile l’accesso in sicurezza».
Emblematico è il caso del Centro Visite della Fortezza del Tocco, un bastione edificato a fini difensivi nella prima metà del XVII che si trova all’interno del percorso perdonale denominato “Le Chiazzette”, chiuso da oltre tre anni per problemi di sicurezza e mai riaperto. «La riserva oggi non ha nemmeno un centro visite e questo è gravissimo», sottolinea Sarah. Di fronte a questa assenza, il CEA delle Aci è diventato un punto di riferimento informativo. Grazie ai finanziamenti ricevuti, ha realizzato l’unico sito web dedicato alla riserva, ricevendo quotidianamente telefonate di cittadini e turisti costretti a rinunciare alle visite.
Il Centro di Educazione Ambientale è uno spazio aperto a chiunque voglia proporre attività culturali, ambientali, educative o di pace
Politica, partecipazione e responsabilità
Secondo la presidente di Legambiente, il problema non è solo ambientale, ma profondamente politico e culturale. Se da un lato si registrano timidi segnali positivi sulla gestione del verde urbano – grazie anche al lavoro della Consulta delle associazioni ambientaliste e del verde, un ente voluto dal Comune di Acireale –, dall’altro si assiste a un totale disinteresse verso il patrimonio più importante del territorio. La consapevolezza ambientale cresce tra i giovani, ma fatica a radicarsi nella fascia adulta della popolazione. Se un tempo la partecipazione verso l’ambiente rientrava in un’élite, oggi non è più così.
La politica ha un ruolo importante perché dovrebbe incentivare e spingere verso una nuova consapevolezza, per comprendere pienamente la necessità e l’urgenza di attuare certe scelte le cui conseguenze hanno una ricaduta nel medio-lungo termine. «La gente si indigna sui social, ma non partecipa. Manca una cultura del bene comune. A pesare è anche l’assenza di processi partecipativi reali. Decisioni cruciali, come il taglio degli alberi o la gestione degli spazi pubblici, vengono spesso prese da uffici e dirigenti senza coinvolgere la cittadinanza o le competenze presenti sul territorio. Ci sono persone disposte a offrire consulenze gratuite per la comunità, ma nessuno le chiama», continua Sarah Leonardi.

A questo si aggiunge un momento particolarmente complesso per le associazioni culturali, acuito dalla pandemia. Il volontariato fatica a rinnovarsi e la cultura del “dare” resta appannaggio di pochi. «Un tempo non ci si tesserava perché costava tanta farlo oppure perché non ci si voleva schierare politicamente, oggi si guarda al proprio orticello, si partecipa per questioni che riguardano il proprio quartiere, ad esempio, senza andare oltre. All’interno dell’associazione non abbiamo adulti “nuovi”, resistono quelli tesserati trent’anni fa. Per richiamare un po’ di attenzione serve fare leva sugli aspetti economici dei problemi. Ad esempio, una buona raccolta differenziata ha un impatto diretto sulle tasche delle persone», sottolinea Sarah.
Un futuro incerto per il Centro di Educazione Ambientale
Nonostante le difficoltà, l’impegno e gli investimenti all’interno della struttura del CEA – pannelli solari, arredi, progettualità – il futuro del Centro di Educazione Ambientale resta incerto. L’ex scuola è di proprietà comunale e il comodato d’uso è stato per anni rinnovato di sei mesi in sei mesi, rendendo difficile qualsiasi programmazione. Adesso è vincolato alla durata dell’attuale amministrazione.
«Il nostro obiettivo oggi è semplice e allo stesso tempo enorme: rendere il CEA sostenibile e continuare a esistere. Il Centro di Educazione Ambientale non è “di” Legambiente, ma di tutti. È uno spazio aperto a chiunque voglia proporre attività culturali, ambientali, educative o di pace. Noi ci siamo. Sempre», conclude Sarah Leonardi.









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