2 Febbraio 2026 | Tempo lettura: 4 minuti

A Gavoi una mostra sulla crisi climatica: “Non un fenomeno lontano ma una realtà presente nei nostri territori”

Una chiamata alla riflessione sulla crisi climatica, promossa e coordinata dalla Fondazione Be the Hope.

Autore: Redazione Sardegna che Cambia
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È stata inaugurata ed è finalmente visitabile, nella Sala operativa della Caserma Betza, la mostra “L’eredità della vita. Il clima è una scelta: salviamo il futuro”, che resterà visitabile a Gavoi fino al 7 febbraio. Qui diciotto pannelli accompagnano visitatori e visitatrici in un percorso che mette al centro la crisi climatica, le sue cause e soprattutto le possibilità di azione. L’obiettivo è chiaro: aumentare la consapevolezza sui cambiamenti climatici e incoraggiare ciascuno ad assumere un ruolo attivo, senza rinunciare a uno sguardo di speranza.

L’esposizione, promossa nell’ambito del progetto “Cambio io, cambia il mondo: pensare globalmente, cambiare interiormente, agire localmente”, è coordinata dalla Fondazione Be The Hope e finanziata con i fondi dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, con il patrocinio del Comune di Gavoi. Parla del mondo al mondo, cercando un dialogo che dal paese barbaricino pone radici in una quotidianità in cui l’indifferenza non può più essere tollerata.

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Uno scatto dalla mostra dedicata alla crisi climatica

Informare e riflettere

La mostra spiega come l’attuale crisi climatica sia legata in modo diretto alle attività umane, in particolare all’uso dei combustibili fossili e alla deforestazione, che contribuiscono all’aumento dei gas serra in atmosfera. Un processo che innesca una catena di effetti sugli ecosistemi e che rende sempre più evidenti le conseguenze del riscaldamento globale. Energia, città, produzione e consumo, alberi e sicurezza alimentare sono i settori chiave su cui intervenire per ridurre e azzerare le emissioni, all’interno di un cambiamento sistemico che rimette al centro il rispetto della vita.

Un tema che in Sardegna assume un peso specifico particolare. Come ricordano i dati del portale Sardegna Ambiente, la posizione dell’Isola al centro del Mar Mediterraneo la colloca tra gli hot spot individuati dall’IPCC per quanto riguarda i cambiamenti climatici. Le analisi condotte a livello locale mostrano un quadro già segnato da un aumento delle temperature, sia nei valori medi sia negli estremi, da una riduzione delle precipitazioni annuali e da una crescente frequenza e intensità degli eventi meteorologici estremi.

La mostra di Gavoi si inserisce come uno spazio di informazione e riflessione

Numeri che trovano riscontro anche nel rapporto dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente. Negli ultimi undici anni, in Sardegna si sono verificati 74 eventi meteo estremi. Quasi la metà è legata ad allagamenti causati da piogge intense, seguiti da episodi di siccità prolungata e da danni provocati dal vento. Sassari risulta la città più colpita, con dieci eventi registrati, seguita da Cagliari e Olbia, quest’ultima – sottolinea Legambiente – ancora priva di un piano di adattamento climatico.

In questo contesto, la mostra di Gavoi si inserisce come uno spazio di informazione e riflessione, ma anche come un invito ad agire. Il progetto “Cambio io, cambia il mondo” punta infatti a stimolare azioni individuali e collettive, promuovendo un cambiamento che parte dalla trasformazione personale e si traduce in responsabilità condivisa e solidarietà globale. Un percorso che coinvolge scuole, comunità e territori, in linea (anche) con le raccomandazioni scientifiche e gli impegni internazionali sulla transizione ecologica.

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Uno scatto dalla mostra dedicata alla crisi climatica

Arte e consapevolezza sulla crisi climatica

«Il ciclone Harry ha messo in evidenza il valore di questa mostra come strumento di consapevolezza sui cambiamenti climatici, che non sono un fenomeno lontano ma una realtà già presente nei nostri territori», spiegano dall’organizzazione. «La mostra è itinerante e nasce dall’iniziativa di singole persone attive: dopo Capoterra e Olmedo, oggi arriva a Gavoi. Il suo obiettivo è trasmettere speranza, coraggio e ottimismo, stimolando ciascuno a diventare protagonista del cambiamento, prendendosi cura del proprio ambiente e della comunità in cui vive. Vogliamo creare un dialogo autentico con i visitatori, attraverso un’accoglienza attenta e il lavoro delle guide che accompagnano il pubblico lungo il percorso espositivo».

Alla base c’è anche la visione della Fondazione Be The Hope, ente del terzo settore nato per volontà dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. “Sii la speranza” non è solo un nome, ma un messaggio che richiama la responsabilità individuale nel generare cambiamenti positivi, ispirandosi ai valori del Buddismo di Nichiren Daishonin e agli insegnamenti di Daisaku Ikeda, fondati sul rispetto della dignità della vita. In coerenza con questa visione, la Fondazione promuove iniziative senza fini di lucro che abbiano un impatto concreto e duraturo nella società, ponendo al centro la crescita dell’essere umano e la costruzione di comunità inclusive, solidali e sostenibili.

La mostra è visitabile con ingresso libero fino al 7 febbraio, ogni mattina dalle 9 alle 13 e nel pomeriggio dalle 15 alle 18. Un’occasione per fermarsi, leggere i dati, osservare i segnali già presenti sul territorio e interrogarsi su quale eredità lasciare alle generazioni future.