4 Marzo 2026 | Tempo lettura: 7 minuti

I cammini fanno bene ai territori e alle comunità?

Qual è l’impatto del turismo dei cammini sui territori e sulle persone che li abitano? Proviamo a capirlo analizzando i numeri e l’approccio di questo tipo di esperienza di viaggio.

Autore: Francesco Bevilacqua
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Continuano a crescere i cammini e continuano a crescere i camminatori e le camminatrici. In modo costante e ininterrotto dal 2017. Lo rivelano – fra gli altri – i dati del dossier Italia, Paese di Cammini stilato da Terre di Mezzo editore e relativo al 2024. A breve fra l’altro – in occasione di Fa’ la cosa giusta!, che si terrà a Milano a metà marzo – verranno presentati i numeri dell’edizione 2026 riferiti all’anno da poco concluso.

Qualche numero sui cammini

Un comparto in continua e costante crescita dunque: se nel 2017 i 7 cammini registrati con credenziali erano stati percorsi da 23.547 persone, nel 2024 gli itinerari sono diventati ben 99 e le credenziali consegnate 122.338, con una crescita del 21% rispetto all’anno precedente. I numeri non mentono, ma vanno analizzati e interpretati. Per la tipologia di esperienza di viaggio che rappresenta il cammino, accanto a qualche rischio di impatto negativo – qui per esempio abbiamo parlato del problema dell’overtourism lungo il Cammino di Santiago –, ci sono molti effetti positivi su territori e comunità attraversati.

In questo articolo abbiamo analizzato in che modo il Cammino di Oropa – che si snoda alla volta dell’omonimo santuario, al confine fra Piemonte e Val D’Aosta – ha impattato positivamente sul contesto sociale ed economico che attraversa. «In pochi anni le sue caratteristiche lo hanno fatto passare dai 300 passaggi del primo anno ai 5200 del 2024, con il 6% delle presenze annuali turistiche di tutto il biellese. Questo indotto è quantificabile per difetto in 1,4 milioni di euro spesi su un territorio che non era turistico né frequentato e che grazie al cammino si è rivitalizzato», ci ha spiegato Marta Miolo, project manager del cammino e parte dello staff di Movimento Lento, che lo ha ideato e lo gestisce.

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Punto di sosta lungo il Cammino di Oropa

Il Cammino di Oropa sta generando un effetto così positivo anche perché è stato pianificato con alcune accortezze che consentono di evitare problemi come il sovraffollamento, a cui è soggetto per esempio uno degli itinerari più battuti d’Italia, la Via degli Dei, che collega Bologna con Firenze attraverso un percorso che scavalca l’appennino e che nel 2024 è stato percorso dal 28% delle persone intervistate per “Italia, Paese di Cammini”, confermandosi come meta più gettonata. A Oropa – così come in altre destinazioni – uno degli strumenti per combattere l’overtourism è la destagionalizzazione, con una stagione che dura ben 7 mesi all’anno.

Ma facciamo altri due conti: nel 2024 i pernottamenti lungo i cammini sono stati 1.435.000, con una crescita del 6% rispetto all’anno precedente. Se teniamo presente un altro dato – quello della spesa media, che ammonta a circa 40 euro al giorno per persona – si può desumere che l’indotto del turismo a piedi ammonta a circa 5.740.000 euro all’anno. Questa cifra può sembrare irrisoria rispetto ad altri comparti – come quello crocieristico, che solo in Europa movimenta più di 60 miliardi di euro –, ma va considerato che si tratta di soldi che rimangono sul territorio, a beneficio delle realtà locali, spesso molto piccole, per le quali possono fare la differenza.

La nuova legge

Pochi giorni fa è stato aggiunto un nuovo elemento al quadro: il Governo ha infatti approvato la legge numero 24 del 2026, entrata in vigore il 26 febbraio scorso, nominata “Disposizioni per la promozione e la valorizzazione dei cammini d’Italia”. La legge istituisce una “banca dati” in cui vengono inseriti tutti i cammini ritenuti conformi e prevede la creazione di una “cabina di regia” nazionale per lo sviluppo e la promozione dei cammini d’Italia.

Fra le disposizioni c’è anche quella di far sedere allo stesso tavolo i rappresentanti delle associazioni, ivi incluse quelle a tutela delle persone con disabilità, delle università, degli enti del Terzo settore e degli operatori e organismi attivi nei settori culturale e turistico, nonché esperti della materia. Tale tavolo, di concerto con la cabina di regia, proporrà un programma nazionale per lo sviluppo e la promozione dei cammini d’Italia. Viene inoltre previsto lo stanziamento di complessivi 2 milioni di euro per il 2026 per sostenere le azioni previste.

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Impatto ambientale

È decisamente intuitivo che i cammini – a differenza di altre esperienze di viaggio molto più impattanti – hanno un’impronta ecologica molto contenuta. L’approccio di chi cammina è spesso sintonizzato con pratiche come la riduzione dei rifiuti, con il rispetto e la salvaguardia di specie animali e dei loro habitat o con il tentativo di ricorrere il meno possibile a mezzi privati per gli spostamenti. Tutte buone pratiche che fra l’altro sono contenute nel Manifesto condiviso della sostenibilità a piedi e in bicicletta.

L’attenzione per l’ambiente e per i contesti naturali, che sono la cornice principale in cui si svolgono i cammini, contribuisce a generare un impatto positivo per il territorio. Ancora una volta, un esempio virtuoso arriva dal Cammino di Oropa, teatro di una sperimentazione che prevede la distribuzione di sacchetti biodegradabili dotati di un QR Code e insieme a essi l’invito, rivolto camminatrici e camminatori, non solo a portare a casa i propri rifiuti, ma anche a raccogliere l’immondizia che troveranno lungo il percorso.

I rapporti umani

Vi è poi l’aspetto del rapporto umano, a sua volta figlio della spirito, della predisposizione d’animo con cui si intraprende un cammino. Sempre secondo il dossier di Terre di Mezzo, le motivazioni che si celano dietro questa scelta di viaggio sono – nell’ordine – l’opportunità di stare in mezzo alla natura, la ricerca di benessere mentale, emotivo e benessere fisico – a questo proposito vi invito a leggere le intervista alla dottoressa Lucia Comar che ci ha spiegato come camminare ha effetti positivi sia sul fisico che sulla psiche –, la possibilità di conoscere i territori e luoghi sconosciuti e quella di incontrare nuove persone e fare nuove esperienze.

Quest’ultimo punto è cruciale nella nostra disamina: il viaggio lento crea molte occasioni di stringere relazioni, non solo con le persone che percorrono il cammino con noi, ma anche con quelle che abitano i territori attraversati. «Abbiamo ideato una serie di proposte di “vacanze slow” per conoscere gli albergatori, i produttori e le belle realtà sostenibili del territorio», spiega ancora Marta Miolo riferendosi al Cammino di Oropa, laboratorio di sperimentazione anche su questo fronte.

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Le associazioni che si occupano di cammini

C’è poi un altro aspetto che a volte viene trascurato: quello della logistica. I cammini che percorriamo sono puliti, manutenuti, dotati di segnaletica, accompagnati di guide e mappe, pubblicizzati. Ma chi si occupa di tutto questo? Sono le associazioni locali, veri e propri trait d’union fra il territorio e le persone che camminano. Appoggiarsi a loro significa non solo entrare in contatto con gente del luogo – con cui spesso si condivide la passione per il viaggio lento –, ma anche avere un riferimento che ci può aiutare a orientare la nostra esperienza in modo che abbia un impatto positivo.

Lo conferma anche la guida escursionistica Sara Zanni: «Gli operatori locali permettono di portare un maggior impatto del proprio spendere, del denaro che uno spende durante la propria esperienza direttamente sul territorio». Se l’obiettivo è viaggiare in modo responsabile, ha senso chiedersi quanto del budget resta lungo il cammino – tra ospitalità, ristorazione, trasporti, servizi – e quanto invece si disperde altrove. «Perché lo scopo è anche dare una sostenibilità economica al territorio, per permettere alle persone che ci abitano di continuare ad abitarci».

Questo articolo rientra nella campagna di comunicazione legata al progetto “Io non lascio tracce – Benessere in Movimento Lento”, finanziato da Compagnia di San Paolo sul Bando Sportivi Per Natura.

Informazioni chiave

Un comparto in grande crescita

Il settore dei cammini è in costante crescita da diversi anni e questo può esporre a rischi, come l’overtourism, ma anche aprire la porta a grandi opportunità.

Una case history interessante

In Piemonte c’è il Cammino di Oropa, studiato appositamente per generare un impatto sociale ed economico positivo sul territorio.

Un viaggio a basso impatto

I cammini si svolgono prevalentemente in contesti naturali e le persone che camminano spesso hanno a cuore i temi ambientali. Questo contribuisce a renderli viaggi generalmente ecologici.

Le associazioni

Un ruolo molto importante è quello ricoperto dalle associazioni: esse si prendono cura della gestione dei cammini accogliendo e guidando chi li percorre.