16 Marzo 2026 | Tempo lettura: 6 minuti

Cinema e sostenibilità: al Green Days Festival i film che raccontano il mondo che cambia

Dal 21 al 23 marzo il Green Days Festival porta a Saluzzo la rassegna “Cinema e Green Days”, con 26 ore di proiezioni gratuite tra classici restaurati, documentari e film sperimentali che affrontano i temi della sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Autore: Paolo Cignini
Cinema Greed Days Festival26
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In breve

Al Green Days Festival, tre giorni di cinema per raccontare la sostenibilità attraverso il grande schermo.

  • “Cinema e Green Days” è la rassegna cinematografica del Green Days Festival organizzato dall’associazione Ratatoj.
  • La kermesse si svolgerà dal 21 al 23 marzo al Cinema Teatro Magda Olivero di Saluzzo.
  • In programma ci sono 26 ore di proiezioni gratuite, con un cartellone alterna classici restaurati, documentari e film sperimentali.
  • Alcune proiezioni saranno accompagnate da momenti di confronto con realtà del territorio.

Cosa succede se si prova a guardare la sostenibilità attraverso il cinema, invece che attraverso conferenze o panel? Emergono contraddizioni, conflitti, storie concrete. L’ambiente smette di essere una parola astratta e torna a intrecciarsi con lavoro, politica, migrazioni e comunità. È da questa intuizione che nasce Cinema e Green Days, la rassegna cinematografica del Green Days Festival.

A organizzare l’evento – che dal 21 al 23 marzo porterà al Cinema Teatro Magda Olivero di Saluzzo ventisei ore di proiezioni gratuite – è l’associazione Ratatoj Aps, la cui missione è creare consapevolezza e crescita collettiva attraverso l’arte e la cultura. Non sarà un semplice cineforum sulla sostenibilità, ma un percorso che usa il linguaggio del cinema per interrogare il presente, mettendo in dialogo classici restaurati, documentari contemporanei, cortometraggi e film sperimentali.

La rassegna si inserisce nella quarta edizione del Green Days Festival, che per tutto il mese di marzo attraversa le Valli del Monviso con eventi dedicati alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Se il festival prova a tenere insieme arte, comunità e pratiche concrete – come abbiamo raccontato in questo articolo il cinema diventa uno dei luoghi in cui queste questioni si possono osservare da vicino, attraverso storie e immagini.

cinema greendays sostenibilita saluzzo
Il pubblico al Green Days Festival di Saluzzo durante la rassegna “Cinema e Green Days”, dedicata a film e documentari sulla sostenibilità.

La sostenibilità non è solo una questione ambientale

Uno degli aspetti più interessanti della rassegna è il modo in cui affronta la parola “sostenibilità”. Spesso, nel dibattito pubblico, questo termine viene associato quasi esclusivamente alla tutela dell’ambiente o alla riduzione dell’impatto ecologico delle attività umane. Il programma di Cinema e Green Days prova invece ad allargare lo sguardo alla sostenibilità sociale, economica e politica in senso più ampio. I film selezionati raccontano, per esempio, il lavoro invisibile che sostiene le filiere agricole europee, le tensioni geopolitiche che attraversano alcune regioni del mondo, le forme di partecipazione e di attivismo che nascono nelle società contemporanee.

In questo modo la sostenibilità smette di essere una parola astratta e diventa una chiave per leggere i rapporti tra economia, territorio e comunità. Il cinema, in questo contesto, funziona come uno strumento particolarmente efficace perché riesce a mettere insieme dimensioni diverse della realtà: la vita quotidiana delle persone, le trasformazioni dei paesaggi, le scelte politiche e le loro conseguenze. Guardare queste storie sul grande schermo significa accorgersi che le crisi ambientali non esistono isolate. Fanno parte di sistemi più complessi che riguardano il modo in cui organizziamo il lavoro, produciamo cibo e costruiamo le nostre città.

Dal Chaplin restaurato ai documentari sul presente

La scelta di aprire il programma con Tempi moderni di Charlie Chaplin è già un segnale. Il film, uscito nelle sale nel 1936, racconta l’alienazione generata dal lavoro industriale e dal rapporto tra esseri umani e macchine. A quasi novant’anni dalla sua pubblicazione, quella riflessione continua a risuonare nel dibattito contemporaneo su tecnologia, lavoro e modelli economici. Accanto al classico chapliniano, la rassegna propone documentari che guardano al presente.

Scena del documentario Green Is the New Red che racconta conflitti ambientali e sostenibilità nei territori rurali
Una scena del documentario Green Is the New Red di Anna Recalde Miranda, in programma nella rassegna “Cinema e Green Days” del Green Days Festival di Saluzzo.

Tra questi Noi e la grande ambizione di Andrea Segre, che esplora il rapporto tra nuove generazioni e partecipazione politica, e Everyday in Gaza di Omar Rammal, che porta sullo schermo uno sguardo diretto sulla vita quotidiana in un territorio segnato dal conflitto. Sabato sera sarà dedicato al racconto distopico di Naqoyqasti: life as war, film di Godfrey Reggio che, attraverso l’utilizzo di materiali d’archivio, crea una narrazione visuale dove la tecnologia e il progresso rompono gli equilibri. Nella giornata di domenica trova spazio anche Green Is the New Red di Anna Recalde Miranda, preceduto da un momento di riflessione sulle migrazioni climatiche con i rappresentanti del Sistema di accoglienza e integrazione (SAI) di Cuneo.

Un dialogo con il territorio

Un altro elemento che distingue “Cinema e Green Days” è il rapporto con il territorio in cui si svolge. Alcune proiezioni non si limitano alla visione del film, ma diventano veri momenti di confronto pubblico con realtà sociali e associative del territorio. È il caso, per esempio, del documentario The Pickers, che affronta il tema delle condizioni di lavoro nelle filiere agricole europee. La proiezione sarà accompagnata dalla presenza di Peppe Pugliese di SOS Rosarno e del gruppo di acquisto solidale di Ratatoj, realtà impegnate da anni nella promozione di un modello agricolo più giusto e trasparente.

In questo modo il film non resta una storia lontana, ma entra in dialogo con esperienze concrete che esistono già nel territorio, proprio come accade con Makala Ultima Voce, che sarà seguito da un confronto sulla sostenibilità degli spazi sociali con il regista, i volontari del progetto Makala e gli abitanti del cohousing Casetta. Questi momenti mostrano come il festival provi a trasformare il cinema in uno spazio pubblico di discussione, dove le immagini diventano un punto di partenza per ragionare insieme su ciò che accade fuori dalla sala.

Scena del film d’animazione Flow – Un mondo da salvare con un gatto in un paesaggio naturale al tramonto
Una scena del film d’animazione Flow – Un mondo da salvare, in programma nella rassegna “Cinema e Green Days” del Green Days Festival di Saluzzo.

Una chiusura che riporta lo sguardo sulla natura

La rassegna si conclude lunedì 23 marzo con due appuntamenti molto diversi tra loro. Nel pomeriggio è previsto il film di animazione Flow – Un mondo da salvare di Gints Zilbalodis, una storia pensata anche per il pubblico più giovane che racconta la solidarietà tra animali in un mondo attraversato da eventi naturali estremi. La chiusura serale sarà invece affidata a La canzone della terra di Margreth Olin, che racconta il rapporto tra esseri umani e paesaggio attraverso immagini che restituiscono tutta la fragilità e la potenza degli ecosistemi naturali.

Dopo tre giorni in cui il cinema ha attraversato temi come lavoro, migrazioni, attivismo e conflitti geopolitici, questa scelta riporta lo sguardo sulla relazione tra comunità umane e ambiente. È una scelta che sintetizza bene il senso dell’intera rassegna. “Cinema e Green Days” non propone una visione semplificata della sostenibilità, ma prova a mostrarne la complessità: una rete di relazioni che tiene insieme economia, territori, società e natura. In questo senso il cinema diventa non solo uno spazio culturale, ma uno strumento per interrogare il presente e immaginare nuovi equilibri possibili.