Cammini: meglio partire da soli o in gruppo? I consigli di Gioia Castigliego
È meglio partire in solitaria o in gruppo? Anche se non esiste una risposta precisa, questa domanda ha stimolato una bella discussione con Gioia Castigliego, esperta di cammini e guida. Ecco i suoi suggerimenti.
Ogni persona ha una motivazione diversa per mettersi in cammino. C’è chi vuole trascorrere alcuni giorni all’aria aperta, chi ha bisogno di riconnettersi con sé stesso o sé stessa, chi vuole godersi un momento speciale in compagnia di persone care, chi ha sete di avventura, chi vuole visitare in modo lento e consapevole luoghi particolari e immergersi nella loro storia. Le ragioni per essere ispirati dai cammini sono tante così come sono tante le modalità di percorrerli. C’è però un filo rosso che possiamo ritrovare qualunque sia nostra scelta: quello della socialità.
Quello dei cammini infatti è un contesto in cui è davvero difficile non fare esperienze segnanti dal punto di vista umano, sociale e relazionale. E per assurdo – ma non tanto, se ci pensiamo bene – è più facile che tali esperienze siano intense e diffuse quando si parte in solitaria. Ecco dunque che torniamo alla domanda iniziale: meglio partire da soli o in gruppo?
Ovviamente non esiste una risposta preconfezionata e universalmente valida, ma per approfondire l’argomento ho fatto una chiacchierata con Gioia Castigliego, appassionata di trekking e cammini, guida escursionistica ambientale e content creator che gestisce la sua pagina social: Gioia in Cammino. La nostra discussione ha spaziato a tutto tondo sulla socialità dei cammini, su come viverla al meglio per rendere arricchente l’esperienza di viaggio e anche su alcuni risvolti positivi e molto pratici che conoscere persone lungo la via può avere.

Gioia parte operando un’importante distinzione: partire in solitaria oppure partire in coppia, con amici o con gruppi organizzati. A seconda di come si viaggia infatti la socialità si articoli in modi diversi. «In solitaria ci sono molti momenti da soli, soprattutto all’inizio, ma è vero che ci sono molti cammini in cui si incontrano persone già dalla prima tappa e spesso da soli non si è mai», sottolinea la camminatrice.
Viaggiare in solitaria
Quando si pensa a una persona che parte in solitaria si immagina che stia cercando più introspezione che socialità. «Questo è vero, ma non sempre: sin dall’inizio del cammino infatti si incontra una varietà di persone molto ampia, a partire dai primi contatti con lo staff delle associazioni che gestiscono il percorso o persone che l’hanno già fatto. Queste prime interazioni fanno già parte di quella rete che costituisce la socialità stessa del cammino. Io stessa ho preso spesso contatto con volontari prima di partire e poi li ho ritrovati lungo il tracciato».
Già, perché spesso quando si parla di “socialità dei cammini” si pensa a gente conosciuta lungo la strada o la sera negli ospitali. Sicuramente c’è anche questo tipo di incontri – li vedremo dopo – ma il primo e per certi versi più importante approccio è quello con le persone che fanno parte dell’organizzazione, non solo i volontari delle associazioni ma anche il personale dei punti di accoglienza, quello che rilascia le credenziali, gli operatori di ospitali e minimarket, fino ali abitanti dei luoghi che si attraversano.
Viaggiare in gruppo
Tutta questa parte – quella dei contatti sul territorio – vale anche nel caso in cui si parta in gruppo, mentre la parte degli incontri on the road rischia di essere meno intensa. «Ciò che ho notato nella mia esperienza – racconta Gioia – è che quando si parte in gruppo si tende ad avere meno socialità perché c’è già quella del gruppo stesso. In solitaria sei più aperto, anche per questioni di necessità».

Conoscere persone però non è una scienza esatta. A volte per esempio la forza del gruppo consente di superare timidezza e riservatezza e “attaccare bottone” più facilmente, in modo da creare più occasioni di socialità di quante non ne capiterebbero viaggiando in solitaria. Inoltre il gruppo stesso può essere nuovo, appena formato, e quindi percorrere un cammino insieme diventa l’occasione per approfondire la conoscenza dei compagni e delle compagne di viaggio.
Socialità lungo i cammini: quando e come
Come fa notare Gioia, una variabile importante è il tipo di viaggio a piedi che si sceglie di fare. La socialità è uno degli aspetti che differenzia il trekking dal cammino: il cammino ti mette in un contesto in cui i punti centrali sono luoghi e cultura, che spesso prevedono incontri. Nel trekking invece cammini su un sentiero in mezzo alla Natura, un contesto e un tipo di attività che favorisce di più l’introspezione. «Per me l’aspetto sociale è una delle cose più belle dei cammini. Amo attraversare piccoli paesi dove la gente del posto ti ferma per chiederti come va, dove vai…. sei portato a ricercare la socialità».
Durante il cammino si può soggiornare in tenda oppure in una struttura e anche questo cambia. «Quando si va nei campeggi si conosce un certo tipo di persone, io ho notato che c’è un po’ meno propensione alla socializzazione, spesso i pellegrini arrivano tardi, sono stanchi, devono montare la tenda, prepararsi da mangiare e hanno poco tempo per scambiare quattro chiacchiere».
Diverso quando invece si sceglie di dormire in donativi, ostelli municipali oppure ostelli parrocchiali. Secondo Gioia è qui che avviene una socialità più intima. «Molti ostelli danno la possibilità di fare la cena comunitaria, sono momenti di scambio e condivisione che rendono l’esperienza unica. I donativi offrono anche momenti di preghiera insieme oltre alla cena. Ho notato inoltre che le strutture private hanno meno proposte di condivisione, quelle dedicate ai camminatori di più, soprattutto quelle religiose, che si rifanno alla tradizionale accoglienza pellegrina».

Come evitare incontri indesiderati
Senza lasciarsi andare ad allarmismi ingiustificati, Gioia condivide comunque una considerazione in merito al rischio di fare incontri indesiderati: «Il cammino non si sviluppa in un mondo parallelo; viviamo in una società che ha diversi problemi e non è che le persone che si incontra camminando sono uscite da una fiaba. Quello che consiglio è seguire il proprio istinto e mantenere un minimo di riservatezza, non dare informazioni personali sulle soste programmate o sul percorso stabilito a persone appena conosciute. Chiacchierare è bello, ma bisogna tutelarsi».
Un consiglio? Per chi fa i cammini in tenda: non dire mai a sconosciuti dove ci si accamperà ma condividere questa informazione con amici e/o familiari per far sapere dove siete. «Non è paranoia, è semplicemente mantenere distanza e sicurezza», precisa la camminatrice. «Personalmente tendo a capire subito se un pellegrino è molto insistente perché ha secondi fini o perché vuole solo informazioni o attaccare bottone. Io vivo in camper e sono abituata a non condividere troppo avventatamente informazioni. Comunque ho avuto migliaia di incontri positivi e solo una manciata di negativi».
I vantaggi pratici di conoscere persone
Dal punto di vista pratico, creare una rete di cammino può aiutare in situazioni problematiche. «Se per esempio sono in una sezione in cui sto avendo difficoltà col cibo o con l’acqua qualcuno me li può dare, ma anche avere i contatti del personale della struttura dove dormirò mi può aiutare o anche solo dare tranquillità mentale». Anche condividere con i volontari dell’ostello il percorso e i contatti può aiutare, magari loro mi posso tranquillizzare dicendo “non ti preoccupare, c’è un’altra pellegrina che sta facendo lo stesso cammino”».

Gioia racconta un episodio che le è capitato lungo la via Francigena, a Canterbury, dove ha conosciuto un pellegrino con cui, nonostante fosse in ritardo sulla tabella di marcia, ha scambiato qualche chiacchiera. «Mi ha dato consigli che ho trovato molto utili», racconta. «Per esempio mi ha detto che la Francia è una sezione difficile, mi ha comunicato che c’erano pochi pellegrini in quella settimana e poi ha consigliato di lasciare nome, punto di partenza e punto di arrivo nei registri per pellegrini delle chiese lungo il tracciato e grazie a questo consiglio ho incontrato altre persone che sono diventate amiche e compagne di cammino».
È un po’ l’effetto farfalla: fai incontri che lì per lì non sembrano rilevanti ma poi possono riservare grandi sorprese, bei momenti di socialità ma anche preziose informazioni pratiche, per esempio su dove trovare fontane o acquistare cibo. Camminare in gruppo da anche sicurezza in diverse situazioni, come per esempio se sei in un territorio in cui non sei abituato a camminare – tipo bosco fitto o alta montagna –, se hai problemi con l’equipaggiamento o se ti fai male. E poi se non ci sono attrattive lungo la strada il gruppo è un piacevole diversivo per passare del tempo di qualità!
Gioia confessa di apprezzare molto le situazioni in cui fasi di solitudine e convivialità si alternano: «Ho percorso il Cammino di Santiago in solitaria e la notte prima di partire ho conosciuto altri pellegrini e creato un gruppo di una decina di persone. Tutti eravamo partiti senza compagni e avevamo anche bisogno di solitudine, così si è generato un pattern di alternanza fra pezzi in solitaria e tappe in cui ci ritrovavamo e questo era molto confortante, una delle cose più belle».

Quindi con chi parto?
La chiacchierata con Gioia si conclude con la domanda da cui è iniziata: parto in gruppo o solitaria? «Per me non c’è una cosa più bella dell’altra: io sono un’amante dell’equilibrio e la possibilità di camminare in solitaria per poi arrivare in tappa e trovare gente è bellissima. Entrambe le scelte possono avere risvolti negativi: io ho fatto l’esperienza totalmente solitaria sulla Francigena e non mi è piaciuta. Allo stesso tempo camminare in un gruppo in cui non tutti hanno le stesse esigenze e attitudini può creare attriti».
«La cosa più bella da fare per me è partire da soli, perché ti mette in una condizione di apertura, e poi trovare la propria dimensione, sperimentare, magari camminare con persone diverse, ma stando sempre attenti a come ci sentiamo noi, senza doverci per forza adattare agli altri». Anche perché le variabili sono tante: il tipo di tracciato, la regione in cui ti trovi, cosa stai cercando tu, qual è il tuo carattere.
Alla fine, insistendo un po’, riesco a far sbilanciare Gioia: «Io farei fare a tutti anche solo un’oretta di camminata solitaria», suggerisce in chiusura. «Anche a me spaventava, ma ti fa ascoltare tanto i tuoi pensieri, ti fa connettere con le tue sensazioni fisiche ma anche con quelle emotive, è una modalità che ti obbliga a rallentare e far rallentare i tuoi pensieri, che nella vita di tutti i giorni corrono troppo. Molti mi chiedono: “Ma perché dovrei partire da solo?”, Non c’è una vera risposta, però io dico: se non te la senti non partire da solo, ma se partirai da solo avrai un’apertura diversa nei confronti della comunità che incontrerai».
Informazioni chiave
Come cambia la socialità se si parte da soli…
Partire in solitaria paradossalmente può essere un ottimo modo per incontrare persone poiché da soli si è più portati a socializzare.
…o in gruppo
Quando il gruppo è già formato la socialità si declina principalmente al suo interno, anche se questa modalità può aiutare le persone più timide a fare nuove conoscenze.
I momenti più belli per socializzare
Durante i cammini ci sono tante occasioni di socializzare: lungo il percorso oppure a fine tappa, soprattutto negli ostelli. Ma anche prima della partenza con i volontari delle associazioni che gestiscono il cammino oppure con gli abitanti dei territori che si attraversano.
I vantaggi pratici
Conoscere persone lungo il cammino può avere anche dei vantaggi pratici, dall’acquisizione di informazioni preziose sul percorso al supporto fisico o morale in caso di situazioni di difficoltà.
Prudenza sempre
In ogni caso è sempre meglio adottare qualche accortezza, come non comunicare a persone appena conosciute informazioni personali, come il percorso che si seguirà o i punti dove si pianterà la tenda.
Questo articolo rientra nella campagna di comunicazione legata al progetto “Io non lascio tracce – Benessere in Movimento Lento”, finanziato da Compagnia di San Paolo sul Bando Sportivi Per Natura.










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