24 Settembre 2026 | Tempo lettura: 4 minuti
Ispirazioni / Il punto di rugiada

Cambiare il mercato del verde: da dove cominciare

Una riflessione sul mercato del verde e su alcune scelte concrete per cambiarlo: più formazione, meno improvvisazione, più attenzione ai piccoli produttori e alle piante adatte al luogo e alla stagione.

Autore: Stefano Passerotti
mercato del verde

Quando parliamo di mercato del verde parliamo di molte cose insieme: produzione delle piante, vendita, costruzione dei giardini, manutenzione, vivai, piccoli produttori, rivenditori, scelte dei clienti e formazione dei giardinieri. È un mondo molto vasto, che negli ultimi decenni è cresciuto e si è trasformato. Da una parte ci sono aziende molto organizzate, con una logistica importante, capaci di produrre e commercializzare grandi quantità di piante, anche di buona qualità. Spesso si trovano in luoghi con clima favorevole, vicino al mare o ai laghi, dove è più facile ottenere una produzione veloce e costante, con travasi, potature e lavorazioni pensate per preparare le piante alla vendita.

Dall’altra parte ci sono tutti gli altri passaggi: chi costruisce giardini, chi li mantiene, chi vende piante, chi acquista senza avere strumenti per capire davvero cosa sta comprando. È qui che, secondo me, il mercato del verde mostra molte fragilità. Negli articoli precedenti abbiamo parlato di prato pronto, vasi di plastica, ammendanti, irrigazione, piante disponibili in ogni momento dell’anno, pronto effetto. Sono aspetti diversi, ma appartengono tutti a una stessa logica: rendere il verde sempre disponibile, veloce, commerciabile, semplice da vendere. Il rischio è perdere il rapporto con il tempo della natura, con la qualità del suolo, con la stagione e con il luogo in cui si vive.

mercato del verde

La cultura prima del mercato

Se dovessi indicare da dove partire per migliorare davvero questo settore, partirei dalla cultura. Bisogna seminare conoscenza. Nelle scuole, nei percorsi professionali, nella formazione di chi lavora con il verde. Prima ancora di correggere un mercato, bisogna cambiare lo sguardo di chi lo abita. Oggi troppo spesso si diventa giardinieri senza una preparazione sufficiente. Si apre una partita IVA, si comincia a tagliare prati, raccogliere foglie, fare piccoli lavori e da lì si passa magari a mettere a dimora piante, progettare spazi, intervenire su esseri viventi. Ma mettere una pianta nel terreno non è un gesto neutro. Richiede conoscenza del suolo, delle radici, dell’acqua, dell’esposizione, della stagione, della crescita futura.

Per questo servirebbero più preparazione, più corsi, più percorsi professionali, anche certificazioni. Un giardiniere formato può anche dire di no, può spiegare che una pianta non va messa a dimora in quel periodo, che quel prato richiederà troppa acqua, che quella specie non è adatta o che quel terreno va preparato prima. Può educare il cliente, andando oltre l’esecuzione di una richiesta.

Chi vende deve saper raccontare

Un altro nodo riguarda la vendita delle piante. Oggi le piante si trovano ovunque, anche nella grande distribuzione. Vengono acquistate come oggetti belli, colorati, pronti da portare a casa. Ma una pianta non è un oggetto. È terra, radici, acqua, vita. Chi la vende dovrebbe poter raccontare che cosa quella pianta chiede, dove può vivere, in quale stagione è meglio metterla a dimora, che tipo di terreno preferisce.

Per questo credo che piante e fiori dovrebbero tornare a essere venduti da persone competenti, capaci di spiegare ciò che stanno proponendo. Non basta esporre una pianta vicino a una cassa o in uno spazio commerciale. Serve qualcuno che sappia dire al cliente che cosa sta comprando. Anche chi acquista può fare la sua parte. Il primo passo è cercare piccoli produttori, vivai che producono davvero, mercati dove si incontrano persone che coltivano direttamente le piante che vendono, spesso con poche varietà e legate alla stagione.

Va rimessa al centro una domanda: da dove arriva questa pianta? Chi l’ha coltivata? In che condizioni? È adatta a questo luogo? È il momento giusto per piantarla? E poi bisogna imparare a guardare anche come viene venduta. Una pianta in vaso, una pianta in zolla, una pianta a radice nuda non sono la stessa cosa. Cambiano il periodo adatto, il modo in cui è stata coltivata, la possibilità di attecchire, lo stress che subirà quando verrà spostata.

Per piante già sviluppate, alberi o arbusti di una certa dimensione, la zolla può offrire maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto al vaso, perché conserva un rapporto più diretto con la terra in cui la pianta è cresciuta. La radice nuda riguarda invece piante giovani e un periodo molto più limitato dell’anno. In genere si lavora nei mesi di riposo vegetativo, spesso tra novembre e febbraio, a seconda delle specie e delle condizioni del luogo.

Anche queste informazioni dovrebbero far parte della vendita. Chi compra dovrebbe ricevere indicazioni su come è stata prodotta, quando va messa a dimora, che terreno richiede, quali attenzioni serviranno nei primi mesi. Cambiare il mercato del verde significa anche cambiare le nostre domande. Invece di chiedere soltanto una pianta bella, grande, pronta, dovremmo chiedere una pianta giusta. Giusta per il luogo, per la stagione, per il terreno, per il tempo che possiamo dedicarle.

Vuoi approfondire?

Leggi gli altri articoli della rubrica Il punto di rugiada.
Ascolta il podcast Come fare un giardino o un balcone ecologico. Per davvero.
Visita il sito di Stefano Passerotti.