Il giardiniere Stefano Passerotti racconta come avvicinarsi a un piccolo giardino: osservare ciò che c’è, capire chi lo vive, leggere esposizione, terreno e vento, evitando soluzioni rigide o scelte dettate solo dalla moda.
Il giardiniere Stefano Passerotti racconta come avvicinarsi a un piccolo giardino: osservare ciò che c’è, capire chi lo vive, leggere esposizione, terreno e vento, evitando soluzioni rigide o scelte dettate solo dalla moda.
Stefano Passerotti racconta il progetto con cui partecipa al Singapore Garden Festival: un giardino che nasce dall’incontro tra elementi, direzioni, piante, materiali e sostenibilità. Un modo concreto per trasformare una visione in spazio vivo.
In questo articolo della rubrica “Il punto di rugiada”, Stefano Passerotti riflette sul verde pubblico e sul nostro rapporto quotidiano con gli spazi comuni: alberi, aiuole, marciapiedi, piccoli pezzi di terra che spesso attraversiamo senza più sentirli nostri.
Riflettiamo sulla distanza che abbiamo costruito dalla terra: non la tocchiamo più, non la riconosciamo più e spesso la sostituiamo con superfici impermeabili, prodotti confezionati e un’idea di pulizia che ci allontana dalla natura.
Nel terzo articolo della rubrica “Il punto di rugiada”, Stefano Passerotti racconta la rugiada come un modo per tornare a leggere la natura: un segnale che parla di umidità, suolo, piante e attenzione.
C’è una cosa da fare quando si progetta un giardino, anzi, ancora prima di iniziare: comprendere il luogo. Caratteristiche del terreno, piante, insolazione, vento – ma anche la storia del posto – sono elementi fondamentali, come sostiene il giardiniere Stefano Passerotti.
In questo primo articolo della rubrica “Il punto di rugiada” da lui curata, il giardiniere Stefano Passerotti riflette sul significato del suo lavoro, fra rapporto con la natura e i ritmi imposti dalla modernità.
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