25 Giugno 2026 | Tempo lettura: 5 minuti
Ispirazioni / Il punto di rugiada

Il verde pubblico riguarda tutti

In questo articolo della rubrica “Il punto di rugiada”, Stefano Passerotti riflette sul verde pubblico e sul nostro rapporto quotidiano con gli spazi comuni: alberi, aiuole, marciapiedi, piccoli pezzi di terra che spesso attraversiamo senza più sentirli nostri.

Autore: Stefano Passerotti
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Quando parliamo di giardini pensiamo spesso agli spazi privati: il giardino di casa, il terrazzo, il cortile, l’orto. Ma il rapporto con la natura passa anche dal verde che incontriamo appena usciamo dal portone. L’albero sotto casa, l’aiuola lungo il marciapiede, il piccolo spazio di terra intorno a una pianta, la siepe che separa una strada da una pista ciclabile.

Sono luoghi che attraversiamo ogni giorno, ma che spesso non guardiamo più. Passiamo, usiamo, andiamo oltre. Eppure anche quel verde racconta molto del modo in cui abitiamo una città, un quartiere, una comunità. Secondo me dovremmo ricominciare da un gesto molto semplice: uscire di casa e notare il verde che abbiamo intorno. Chiederci se c’è abbastanza spazio di terra intorno agli alberi, se il terreno respira, se l’acqua può entrare, se una pianta sta bene o sta soffrendo.

Oggi in molte città stiamo riducendo sempre di più il rapporto diretto con la terra. Asfalto, cemento, pavimentazioni, parcheggi, blocchi di separazione tra auto e ciclabili rendono tutto più impermeabile. La terra viene coperta, ristretta, messa ai margini. Anche intorno agli alberi spesso lasciamo pochissimo spazio libero. Come se quel piccolo quadrato di suolo fosse un ingombro, qualcosa che porta via spazio alla viabilità, alle auto, alla gestione ordinata della città.

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In altri luoghi vedo invece una cura diversa. Intorno a una pianta viene lasciato uno spazio più ampio di terra e quello spazio resta, è riconosciuto come parte della vita della pianta e della qualità dello spazio pubblico. La permeabilità è un tema centrale. Una striscia di terra, una siepe, una fascia verde tra una strada e una pista ciclabile possono fare molto più di quanto pensiamo. Possono assorbire acqua, creare ombra, proteggere, separare, rendere un percorso più vivibile.

Spesso invece scegliamo soluzioni rigide: blocchi di cemento, barriere artificiali, superfici dure, eppure… Il cemento si degrada e basta; la terra e le piante, se curate, si rigenerano e restituiscono freschezza. Per questo credo che il verde pubblico non possa essere pensato soltanto come manutenzione. E ancora meno come costo al metro quadro. Quando riduciamo tutto a una gara d’appalto, a un numero, a una superficie da tagliare o pulire, perdiamo una parte essenziale del rapporto con il luogo. Il verde ha bisogno di tempo, conoscenza, osservazione. Ha bisogno di persone che lo guardino davvero.

Il verde pubblico, se curato bene, può diventare un luogo di relazione

Una volta i giardinieri erano anche tutori dei luoghi. Conoscevano ciò che accadeva in uno spazio, lo mantenevano, lo osservavano, vedevano se una pianta stava cambiando, se una zona aveva bisogno di attenzione, se c’era un problema. Il loro compito era stare in relazione con quel luogo nel tempo. Oggi molti spazi verdi sono attraversati da persone che non si sentono responsabili di ciò che hanno intorno. Questo non riguarda solo i cittadini. Riguarda anche il modo in cui le amministrazioni progettano, affidano, controllano, mantengono.

Se un luogo è trattato solo come superficie da gestire, anche chi lo attraversa finisce per percepirlo così. Eppure basterebbe poco per cambiare le cose. In alcune città vedo persone che curano il piccolo spazio davanti al proprio portone. Smuovono un po’ la terra, mettono qualche fiore, si accorgono se qualcosa non va. Quel pezzetto di suolo è di tutti, ma proprio per questo può diventare anche una responsabilità condivisa.

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Credo molto in questo coinvolgimento. Non per sostituire il lavoro dei giardinieri o delle amministrazioni, ma per ricostruire un legame. Se un cittadino si sente parte di un luogo, lo guarda in modo diverso. Se una pianta soffre, la vede. Se c’è una negligenza, la segnala. Se un’aiuola viene calpestata o abbandonata, se ne accorge. Il verde smette di essere qualcosa di anonimo e torna a essere parte della vita quotidiana.

Questo vale anche per la progettazione delle città. Quando realizziamo un nuovo marciapiede, una pista ciclabile, una strada, dovremmo chiederci dove può stare la terra. Dove può entrare l’acqua. Dove può crescere una siepe. Dove può essere piantato un albero che fra qualche anno farà ombra. Non sono dettagli da aggiungere alla fine. Sono scelte che cambiano il modo in cui vivremo quello spazio.

Il verde pubblico, se curato bene, può diventare un luogo di relazione. Tra le persone e le piante, tra le case e la strada, tra chi passa e chi abita, tra l’acqua e il suolo. Ma perché questo accada bisogna smettere di guardarlo solo come un problema di gestione. Il verde sotto casa riguarda tutti: chi lo progetta, chi lo mantiene, chi lo attraversa, chi ci porta un bambino, chi si siede su una panchina, chi apre la finestra e vede un albero invece di una superficie grigia, per contribuire a costruire luoghi in cui vivere anziché spazi da attraversare.

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