18 Giugno 2026 | Tempo lettura: 5 minuti
Ispirazioni / Il punto di rugiada

Perché abbiamo perso il rapporto con la terra

Riflettiamo sulla distanza che abbiamo costruito dalla terra: non la tocchiamo più, non la riconosciamo più e spesso la sostituiamo con superfici impermeabili, prodotti confezionati e un’idea di pulizia che ci allontana dalla natura.

Autore: Stefano Passerotti
rapporto con la terra 3

Quando parlo di rapporto con la terra, penso prima di tutto a un contatto fisico. Toccare la terra, sentirne il peso, il profumo, il colore. Camminarci sopra, magari scalzi. Sporcarsi le mani. Accorgersi che non tutte le terre sono uguali, che cambiano da luogo a luogo, che hanno consistenze, odori e colori diversi.

Oggi questo contatto si è molto indebolito. Spesso pensiamo di comprare la terra in un sacchetto, nella grande distribuzione, come se fosse un prodotto qualsiasi. Compriamo una piantina, compriamo un sacco di “terra”, la mettiamo in un vaso e pensiamo di avere ricreato un rapporto con il suolo. Ma quella che troviamo confezionata non è sempre terra nel senso più pieno del termine. È un prodotto lavorato, alleggerito, trasformato. Può essere utile, certo, ma rischia di farci dimenticare che cos’è davvero la terra.

La terra vera ha un peso, una struttura, un odore. Ha una storia. Se dovessimo portarla in casa con le nostre mani, raccoglierla, trasportarla, sentirne la fatica, forse avremmo un rispetto diverso. Il sacchetto chiuso invece rende tutto più facile, più pulito, più distante. Credo che una parte della perdita del rapporto con la terra nasca proprio da qui: non la riconosciamo più. Vediamo i campi dal finestrino dell’auto, lungo un’autostrada. Da Milano alla Calabria attraversiamo terre con colori completamente diversi, ma le guardiamo passando. Non scendiamo, non le tocchiamo, non ne sentiamo il profumo.

rapporto con la terra

Ogni terra invece ha il suo profumo, racconta qualcosa del luogo da cui viene. Le mani con la terra non sono mani sporche. Sono mani che hanno avuto un contatto. Questa è una cosa che abbiamo quasi rovesciato. Oggi avere terra sulle mani, sui vestiti, sui piedi viene spesso percepito come qualcosa da evitare. La terra “sporca”, la sabbia dà fastidio, il prato bagna, la pozzanghera preoccupa. Cerchiamo superfici lisce, asciutte, pulite, controllate. Vogliamo camminare comodi, veloci, senza inciampi, senza fango, senza residui.

Ma la terra chiede un altro tempo. Se cammini scalzo su un terreno mosso, non puoi correre. Devi rallentare. Devi sentire dove metti il piede. Devi accorgerti delle zolle, dell’umidità, della consistenza. È un’esperienza molto diversa dal camminare su un pavimento o su una strada asfaltata. Ti obbliga a essere presente. Per questo penso che i bambini dovrebbero poter avere più contatto con la terra. Giocare con la sabbia, fare una buca, toccare un tronco, costruire qualcosa con il terreno, camminare scalzi quando è possibile.

Viviamo in una cultura molto asettica. Abbiamo perso molte pratiche semplici che un tempo facevano parte della vita quotidiana: usare aceto, limone, sapone di Marsiglia, materiali naturali per pulire, conservare, mantenere. Questa ricerca continua di pulito e controllo ci allontana dal contatto. Prima di stenderci su un prato mettiamo un telo, poi magari un asciugamano. Ci sediamo sulla natura, ma cerchiamo di non toccarla davvero.

Mi ha colpito molto vedere, in alcuni giardini pubblici a Madrid, cartelli che vietano di camminare sui prati… con le scarpe! Invitano a camminarci senza. È un messaggio semplice, ma importante. Il prato può essere vissuto, ma va vissuto con un altro tipo di attenzione. Il rapporto con la terra riguarda anche le città. Anche sotto i marciapiedi, sotto i palazzi, sotto le strade, c’è terra. Spesso ce ne dimentichiamo perché l’abbiamo coperta. Abbiamo costruito superfici sempre più impermeabili: asfalto, cemento, pavimentazioni, parcheggi, blocchi che separano le strade dalle piste ciclabili. Riduciamo gli spazi aperti, riduciamo il verde, riduciamo i punti in cui l’acqua può entrare nel suolo.

rapporto con la terra

La permeabilità è una parola importante. Quando tutto diventa impermeabile, l’acqua non entra. Scivola via, corre sulle superfici, si accumula altrove. Anche un piccolo spazio di terra intorno a un albero ha valore. In alcuni Paesi vedo che intorno alle piante viene lasciato un metro per un metro di terra, e quello spazio resta. Da noi spesso si riduce tutto al minimo, perché la terra toglie spazio alle auto, alla viabilità, alla gestione più rapida.

Dovremmo chiederci perché, quando costruiamo un marciapiede, una pista ciclabile, una strada, pensiamo così poco alla presenza del verde. Tra una ciclabile e una strada potrebbero esserci strisce di terra, siepi, alberi, piante capaci di assorbire acqua, fare ombra, proteggere, separare. Invece spesso scegliamo blocchi di cemento. Anche quelli vanno mantenuti, puliti, gestiti. Ma non trattengono acqua, non fanno ombra, non restituiscono vita.

Ritrovare il rapporto con la terra allora non significa per forza vivere in campagna o avere un grande giardino. Può cominciare da gesti piccoli. Uscire dal portone e notare il verde che abbiamo intorno. Guardare l’albero sotto casa. Chiedersi quanto spazio di terra gli è rimasto. Prendersi cura di un’aiuola, muovere un po’ il terreno, mettere un fiore, mantenere vivo un pezzetto di suolo che è di tutti.

È un’esperienza molto diversa dal camminare su un pavimento o su una strada asfaltata

In alcune città vedo persone che curano il piccolo spazio davanti al proprio portone. Non fanno grandi interventi. Questo per me è un segnale importante. Il verde pubblico non può essere solo un appalto, un costo al metro quadro, un intervento di passaggio. Ha bisogno anche di relazione, presenza, cittadini che si sentono parte di quel luogo.

Una volta i giardinieri erano anche tutori dei luoghi. Conoscevano ciò che accadeva in uno spazio, lo mantenevano, lo osservavano, lo rendevano vivibile. Oggi molti spazi sono attraversati soltanto di passaggio. Passiamo, usiamo, andiamo oltre. Quando invece ci sentiamo responsabili di un luogo, lo guardiamo in modo diverso. Se c’è una negligenza, ce ne accorgiamo. Se c’è un problema, lo segnaliamo. Se una pianta soffre, la vediamo. La terra non è qualcosa di lontano. È sotto di noi, sempre, anche quando non la vediamo. Ritrovare un rapporto con essa significa ricordarsi che abitiamo sempre un luogo vivo e – forse – che siamo vivi.

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