28 Maggio 2026 | Tempo lettura: 6 minuti
Ispirazioni / Il punto di rugiada

Cosa significa essere giardiniere oggi?

In questo primo articolo della rubrica “Il punto di rugiada” da lui curata, il giardiniere Stefano Passerotti riflette sul significato del suo lavoro, fra rapporto con la natura e i ritmi imposti dalla modernità.

Autore: Stefano Passerotti
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Essere giardiniere oggi significa avere un grande rispetto per la natura. Significa conoscere il luogo in cui si interviene e tornare a dare valore al mantenimento, alla presenza, alla cura quotidiana. Negli ultimi decenni ci siamo dimenticati di molte cose che la natura chiede e di cui ha bisogno. Sembra scontato dirlo, ma essa va rispettata, osservata, accompagnata. Ha bisogno di tempo. E il tempo oggi è proprio ciò che spesso manca.

Il modo di vivere contemporaneo è frenetico. Anche il lavoro del giardiniere in molti casi è diventato una corsa tra più appuntamenti, tra più giardini, più interventi da concludere nella stessa giornata. Ma un giardino non funziona come un cantiere qualsiasi. Un prato, una siepe, un albero sono esseri vivi. Non si può trattarli come una parete da finire entro una certa ora.

Vengo da una famiglia di giardinieri e ricordo un modo diverso di intendere questo mestiere. Mio padre riusciva a mantenere la famiglia seguendo in tutto sette o otto giardini. In quel rapporto c’era una responsabilità condivisa. Il giardiniere non veniva chiamato solo per dire “c’è da tagliare questo” o “c’è da sistemare quello”. Aveva una responsabilità sull’intera area verde, piccola o grande che fosse. La proprietà gli riconosceva quel ruolo, si concordava il tempo necessario e quel tempo veniva remunerato in modo corretto.

giardiniere

Oggi invece, spesso il lavoro viene misurato in modo molto più rigido. Si ragiona per metri quadri, capitolati, operatori, macchine, potenze, tempi standard. Questo approccio può funzionare in altri ambiti, ma secondo me diventa problematico quando viene applicato alla natura. Ogni giardino ha condizioni diverse. Cambiano il caldo, il freddo, l’esposizione, l’umidità, il terreno, il tipo di piante, la storia del luogo. Anche mantenere un piccolo giardino può richiedere attenzioni molto diverse a seconda del contesto. Il metro quadro, da solo, non racconta nulla di tutto questo.

Per spiegare la differenza provo a usare un’immagine molto concreta: non siamo a fare una parete edile. Quando si imbianca una parete o si posa un pavimento ci sono tempi, passaggi, finiture. L’ultima mano può essere fatta tutta insieme per evitarne i segni quando asciuga. Con un prato o con una siepe il ragionamento cambia. Non si può arrivare a fine giornata e accelerare solo perché sono le cinque. La pianta non segue il nostro orario di lavoro. Ha un suo tempo, una sua risposta, una sua sensibilità.

Tagliare l’erba, per esempio, non è un gesto neutro. Ci sono momenti in cui serve fare due passate. Ci sono erbe da togliere con attenzione. Ci sono periodi, soprattutto nella tarda primavera, in cui compaiono fioriture importanti. In quei momenti tagliare tutto in modo automatico può voler dire interrompere una bellezza, disturbare l’impollinazione, impedire alla pianta di rifiorire o di arrivare al seme.

Essere giardiniere oggi significa ricordare che ogni giardino ha un tempo, un equilibrio, una voce

La manutenzione diventa problematica quando perde tempo, manualità e capacità di osservazione. Molto spesso si usano macchine che accelerano i tempi ma lacerano le foglie e i rami anziché reciderli in modo netto. È come un’insalata strappata e rovinata da una macchina: se la mangi dopo mezz’ora ha i tagli neri, è tutta sciupata e ti gonfia la pancia. Il modo in cui ci poniamo davanti alla natura produce una risposta. Se una persona viene trattata male, reagisce. Vale anche per le piante quando vengono costrette o forzate in regole che non appartengono loro. La natura diventa così uno specchio del nostro comportamento.

Questa risposta arriva attraverso la perdita di equilibrio. Togliamo troppo, puliamo troppo, semplifichiamo troppo. Eliminiamo ciò che cresce intorno alle piante senza chiederci perché sia lì. In natura invece le presenze si sostengono tra loro. Le piante basse intorno a un tronco possono trattenere l’umidità, raccogliere la rugiada, proteggere il suolo, restituire qualcosa attraverso l’evapotraspirazione. Non tutto ciò che cresce ai piedi di una pianta è disordine. A volte è parte dell’equilibrio di quel luogo.

C’è anche un tema economico e culturale: chi cura un giardino dovrebbe essere riconosciuto per la sua professionalità. La conoscenza del giardiniere sta nel capire cosa serve a quel luogo, e per questo dovrebbe essere remunerato in modo giusto, così da potersi prendere il tempo necessario. Questo approccio non esclude chi ha un budget ridotto. Il giardiniere può aiutare le persone a conoscere il proprio spazio. Può insegnare a osservare le piante, a capirne i tempi, a fare piccoli interventi.

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Potrei raccontare di clienti che hanno cominciato a prendersi cura del proprio giardino con le loro mani. Poi magari mi mandano una foto quando hanno un dubbio o mi chiamano per un controllo o per un intervento specifico, ma intanto hanno sviluppato un rapporto più diretto con le proprie piante. In questo modo il giardiniere accompagna, trasmette conoscenza e rende le persone più consapevoli del luogo in cui vivono.

Non si tratta di tornare semplicemente a prima degli anni Settanta. Il giardinaggio, il paesaggio, gli strumenti e le conoscenze sono cambiati. L’evoluzione è parte della vita. Il problema nasce quando l’evoluzione diventa abuso: abuso di macchine, di tagli, di velocità, di acqua, di prodotti chimici usati senza conoscere ciò su cui si sta intervenendo. Anche la casa, il cortile, il marciapiede, la pietra su cui camminiamo ogni giorno fanno parte di un luogo vivo. Sotto ogni costruzione c’è un suolo, una storia, una natura che spesso dimentichiamo. Perfino la pietra viene da una trasformazione geologica che precede la nostra.

Essere giardiniere oggi significa riportare alla luce questa consapevolezza. Significa ricordare che ogni giardino ha un tempo, un equilibrio, una voce. Significa lavorare con la natura, tenendo conto di ciò che il luogo chiede. È da qui che, a mio avviso, può ripartire il mestiere del giardiniere: dal riconoscere il giardino come un luogo vivo, con i suoi tempi, i suoi equilibri e le sue responsabilità. Ed è questo che faremo in questa rubrica nelle prossime settimane.