EPIC, una geografia culturale tra Bova, Locri e Reggio Calabria
Il teatro in Calabria attraversa Bova, Locri e Reggio con EPIC, il progetto di Mana Chuma che mette in relazione spettacoli, luoghi e pubblici.
Al Museo della Lingua Greco-Calabra una civetta e un pipistrello mettono in discussione il pregiudizio. In piazza Roma un artista circense racconta senza parole la scelta di abbandonare una vita ingabbiata. Nel Parco archeologico di Locri l’Iliade viene affidata a due personaggi marginali, dalla parte di chi la guerra la subisce. Sono tre immagini del teatro in Calabria e del modo in cui uno spettacolo può entrare in relazione con un luogo preciso.
EPIC – che sta per Esperienze Performative di Impegno Civile – prende forma in due rassegne: Arghìa – che sta attraversando Bova e Locri in questi giorni, con un programma che è iniziato il 3 e si chiuderà il l 13 settembre – ed EPIC Reggio, che sarà invece a piazzale Ferrari, nel quartiere Pentimele, dal 24 al 26 settembre. Italia che Cambia accompagna entrambe come media partner, nell’ambito della partnership editoriale con Mana Chuma Teatro.
Nata a Reggio Calabria nel 1995 e diretta da Massimo Barilla e Salvatore Arena, Mana Chuma porta avanti da trent’anni un lavoro sul teatro in Calabria e non solo, fra nuova drammaturgia, teatro civile e memoria del Sud.. «Sono i luoghi stessi che incidono sulla nostra prospettiva artistica», spiega Massimo. È questo, più dei titoli in programma, il filo che unisce Bova, Locri e Pentimele: tre luoghi tutt’altro che intercambiabili.

Teatro in Calabria tra lingua, paesaggio e archeologia
Arghìa richiama l’archè, il principio, l’origine e porta il teatro in Calabria dentro la lingua e i paesaggi dell’area grecanica. A Bova gli spettacoli si muovono fra il Parco delle Rimembranze, piazza Roma e il Museo della Lingua Greco-Calabra Gerhard Rohlfs; nelle ultime due giornate raggiungono il Museo e Parco archeologico nazionale di Locri. Il titolo prende così la forma concreta di una lingua, di antichi mestieri, riti e memorie mediterranee.
Elizabeth Grech, che coordina organizzazione e logistica e segue la comunicazione delle due rassegne, riassume quel legame con una domanda: «Mana Chuma ha scelto Bova o Bova ha scelto Mana Chuma?» Il lavoro nell’area grecanica dura da oltre venticinque anni: diversi spettacoli sono nati durante lunghe residenze, con gli abitanti presenti alle prime prove. A Bova Mana Chuma non arriva come ospite per una sera: torna dentro una relazione costruita nel tempo, come un punto di riferimento del teatro in Calabria.
La relazione prosegue fra posti letto, pasti e persone che risalgono dalla costa. Il Comune apre gli spazi; la compagnia si appoggia alla Cooperativa San Leo per la ristorazione e l’ospitalità diffusa nelle case del paese. Gli artisti rimangono nel borgo, mentre il pubblico arriva anche da Bova Marina e Reggio Calabria. «La nostra idea è anche di contribuire all’economia locale», spiega Elizabeth.

Su questo terreno cresce “Magarìa”. Fra Calabria e Nord Africa, la ricerca di Eliana Iorfida e Francesco Gallelli ha seguito pastori, boscaioli, carbonai e tessitrici nel rapporto con la natura e le ritualità precristiane. Eliana firma drammaturgia e costumi; Francesco traduce i materiali nell’improvvisazione e nella scrittura scenica.
La Narada condensa il movimento dello spettacolo: è un demone del bosco della tradizione bovese, con corpo di donna e piedi di mulo, ma figure simili sono riemerse anche in Algeria e Tunisia. In scena parla grecanico e arabo; una ninna nanna e altri versi fanno risuonare il grecanico senza esporlo come un reperto. «È un attingere alle origini di un’identità profonda che riteniamo debba essere tutelata e ancora praticata», racconta Eliana.
A Locri, il teatro in Calabria torna a misurarsi con le proprie origini. Mana Chuma collabora da anni con il Museo e Parco archeologico nazionale di Locri, diretto da Elena Trunfio. È qui che “Un’altra Iliade” affida il poema a due personaggi marginali e alla scenografia dei relitti dei barconi dei migranti. È, nelle parole di Massimo Barilla, «un’Iliade vista dal basso, vista dagli ultimi, vista dai margini e da chi la guerra la subisce, non dal punto di vista degli eroi». Nel luogo dell’antica colonia greca, il mito torna a misurarsi con il presente.
Dall’area grecanica alla periferia di Reggio Calabria
Pentimele è un quartiere di Reggio Calabria al confine con il centro. Mana Chuma sa che il pubblico che già ne segue il lavoro arriverà a piazzale Ferrari; l’incontro sarà anche con chi abita e attraversa ogni giorno il quartiere. Il teatro in Calabria qui entra in uno spazio urbano vicino al centro e mette in relazione pubblici diversi. Ad aprire le tre serate, il 24 settembre, sarà “Circe”. Il lavoro di Teatro Ebasko è partito da due domande, racconta Marzia D’Angeli: «Come rappresentare una divinità? Come rappresentarla per il teatro all’aperto?» L’attrice salirà su trampoli alti un metro e userà anche i mudra, gesti delle mani studiati nel Kutiyattam, una disciplina del teatro classico indiano.

Ulisse avrà invece il corpo manovrato del pupo siciliano realizzato da Salvatore Bumbello, della scuola di Mimmo Cuticchio. La ricerca ha attraversato le riscritture di Augusta Webster, Margaret Atwood e Madeline Miller. «Guardare a Circe con gli occhi di altre donne è un gesto sia poetico che politico», spiega Marzia. Portato in piazza, il mito può incontrare anche chi non aveva programmato di assistere allo spettacolo. Dopo altre repliche all’aperto, qualcuno le ha detto: «Avete trasformato questa piazza».
Nella stessa serata, “Accamòra” unirà la scrittura poetica in dialetto reggino di Massimo Barilla alle sonorità di Luigi Polimeni, sospese fra strumenti tradizionali ed elettronica. Il titolo tiene insieme “adesso”, “per ora” e “a quel tempo”. Per Brecht di Astràgali Teatro tornerà invece ai versi con cui il drammaturgo ha denunciato guerre e dittature, mentre il dj set di Davide Crimi porterà nel programma i linguaggi della scena elettronica contemporanea.
Il 25 e 26 settembre il programma passerà dalle registrazioni d’archivio ai repertori del Mediterraneo. Il trio siciliano Nuhara rielabora materiali raccolti dagli anni Cinquanta, facendo incontrare canti di lavoro, ricerca etnografica ed elettronica; il disco d’esordio Rama, uscito nel maggio 2026, nasce interamente da questo repertorio. Daniele Sepe chiuderà EPIC Reggio con “Spiritus Mundi”, un viaggio fra tradizioni popolari, jazz e linguaggi contemporanei che dal Sud Italia attraversa Grecia, Bulgaria, Irlanda e America Latina.
Il metodo EPIC comincia prima del palco
Il metodo EPIC si riconosce anche nei percorsi cresciuti dentro Mana Chuma e nel lavoro quotidiano che rende possibile il teatro in Calabria. Ilaria Nucera è entrata attraverso i laboratori teatrali; oggi è assistente alla regia e coordina logistica, accoglienza e rapporti con gli artisti. Il suo è uno dei ruoli che tengono insieme le due rassegne, anche se per il pubblico resta meno visibile.

Anche Martina Mauro viene dai laboratori e oggi contribuisce a costruire l’identità visiva delle rassegne; Paola Abenavoli, giornalista e critica teatrale, cura l’ufficio stampa. Sul versante artistico, Sarah Lanza firma la coreografia di “Sfumature sonore”, interpretata da Aurora Galteri. Sono responsabilità diverse: alcune arrivano sul palco, altre appartengono al lavoro che lo rende possibile.
Elizabeth cura anche la “Striscia di poesia”: non legge i propri versi, ma sceglie voci che allargano il tema delle serate. A Bova la memoria di Virginia Monteforte incontra i confini e la cittadinanza di Antoine Cassar; a Reggio l’esilio di Saleh Diab, tradotto da Mia Lecomte, incontra il Mediterraneo di Etel Adnan. «L’idea è fare un ponte fra il lavoro sul territorio e la nostra vocazione mediterranea».
Fra il centro di Reggio e Pentimele non si sposta soltanto un programma. Si muove il pubblico che già segue Mana Chuma e incontra chi vive o attraversa il quartiere. «L’idea è di far scoprire al nostro pubblico altri luoghi e di abitarli diversamente», spiega Elizabeth. È in questo dialogo fra luoghi e persone diverse che la geografia di EPIC prende forma.










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