26 Ottobre 2026 | Tempo lettura: 6 minuti

La salute sistemica: come costruire un modello che integri le competenze invece di divederle

Dalla collaborazione tra una psichiatra e una naturopata alla proposta di ripensare i finanziamenti della sanità: col Forum SALUS la promozione della salute diventa un confronto su esperienze, ricerca e scelte politiche.

Autore: Paolo Cignini
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In breve

Il Forum Europeo sulla Salute Sistemica si è svolto nei giorni scorsi a Roma. Ecco com’è andato.

  • Il Forum si è svolto a Roma il 19 e 20 ottobre in presenza, per poi proseguire online il 22 e 23.
  • Medici e naturopati hanno raccontato collaborazioni, la ricerca i legami fra salute e ambiente.
  • A organizzare l’iniziativa la rete SALUS, che lavora a una proposta di legge e al riconoscimento del Promotore della Salute Sistemica.
  • Allora studio c’è anche un disegno di legge quadro su cui sta lavorando l’Intergruppo One Health.

«Non sostituire ma affiancare, non dividere ma integrare». È con queste parole che Milena Simeoni, ideatrice dell’iniziativa europea SALUS, ha espresso una delle idee più importanti emerse dal primo Forum Europeo per la Promozione della Salute Sistemica. Una frase che racchiude una sfida tutt’altro che semplice: costruire una collaborazione tra persone e professionisti che si occupano della nostra salute da prospettive differenti, senza cancellarne le specificità.

Nella sala affrescata del Palazzo della Cancelleria di Roma, il 19 e 20 ottobre, questa possibilità ha preso forma attraverso decine di interventi, esperienze e testimonianze. C’è chi ha raccontato che cosa possono insegnarci gli studi condotti su migliaia di persone e chi ha portato la storia di una donna accompagnata, durante un periodo difficile della sua vita, da una psichiatra e da una naturopata. Si è parlato di alimentazione, della fertilità della terra, delle contraddizioni del sistema sanitario e della meditazione, che è diventata anche un’esperienza condivisa dai partecipanti.

Il filo che unisce questi contributi non è la pretesa che ogni approccio abbia lo stesso valore scientifico né che esista una risposta valida per tutti. È piuttosto la consapevolezza che la salute non nasce soltanto negli ambulatori e negli ospedali, ma si costruisce anche attraverso le condizioni ambientali e sociali, le relazioni, le abitudini e le possibilità concrete che ciascuno ha di prendersi cura di sé.

Promosso dalla Fondazione Internazionale LUMEN ETS, il Forum ha riunito ricercatori, medici, naturopati, rappresentanti delle istituzioni e professionisti di diversi ambiti, proseguendo poi il 22 e 23 ottobre con due incontri online. Tante voci, impossibili da restituire tutte in poche pagine, dalle quali abbiamo scelto alcuni interventi per raccontare soprattutto ciò che li mette in relazione.

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Il dottor Franco Berrino parla di salute sistemica

Cambiare la sanità significa cambiare lo sguardo

Una delle questioni affrontate al Forum riguarda il modo in cui vengono finanziati i servizi sanitari. Alberto Donzelli, presidente della Fondazione Allineare Sanità e Salute, ha richiamato l’attenzione su un problema di fondo: secondo lui un sistema che remunera soprattutto prestazioni ed episodi di malattia non incoraggia abbastanza il lavoro necessario a mantenere le persone in salute. Da qui la proposta di sperimentare in due aziende sanitarie locali, per tre o quattro anni, un diverso modello di finanziamento, legato alla longevità in salute degli assistiti. Una sperimentazione da concordare con le Regioni, prevedendo garanzie economiche per gli operatori

Franco Berrino, medico ed epidemiologo, ha ricordato un altro rischio: «Io ho imparato a fare il medico visitando il malato». Le diagnosi non raccontano da sole la vita di una persona. La malattia entra nelle famiglie, nel lavoro, nelle relazioni: qui la collaborazione tra professionisti diventa concreta. La naturopata Soili Rainieri lo ha mostrato attraverso Miriam, nome di fantasia, che ha vissuto depressione e isolamento. Alle cure psichiatriche e psicoterapeutiche si sono affiancate la naturopatia e la comunità Lumen. Una testimonianza di collaborazione, non una prova clinica.

Rosaria Ferreri ha portato un’altra esperienza: quella dei servizi sanitari toscani, dove alcune pratiche complementari affiancano le cure convenzionali, dall’oncologia alle cure palliative. In una valutazione su 75 persone con fibromialgia ha riferito miglioramenti dopo sei mesi: dati che non dimostrano da soli l’efficacia dei singoli trattamenti. Integrare significa anche misurare i risultati, rispettando competenze diverse senza rinunciare al rigore scientifico.

Le radici della salute sistemica, dalla terra alle nostre abitudini

La ricerca allarga lo sguardo. Licia Iacoviello ha illustrato lo studio Moli-sani, che segue oltre 24.000 persone, osservando un’associazione tra dieta mediterranea e minore mortalità. Robert Barouki ha introdotto l’esposoma, l’insieme delle esposizioni ambientali che accompagnano la nostra vita. Anche le condizioni sociali orientano le possibilità di stare bene. Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì, ha portato questo ragionamento fino alla fertilità del suolo e alle difficoltà degli agricoltori. «Occuparsi della nostra salute non è sufficiente, dobbiamo occuparci della salute della Terra», ha affermato. Il cibo racconta anche il lavoro di chi lo coltiva.

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Il gruppo di partecipanti al convegno Forum Europeo sulla Salute Sistemica

E poi c’è la distanza tra sapere e fare. Davide Maria Pirovano, fondatore di Lumen, ha descritto gli automatismi con cui reagiamo ogni giorno. Meditare, nella sua prospettiva, aiuta a riconoscerli e a scegliere come reagire. La consapevolezza riguarda anche le relazioni. Daniel Lumera ha collegato questo tema all’attenzione continuamente sollecitata dalle tecnologie digitali. «La meditazione è uno stile di vita, non è un fare, è uno stato di coscienza», ha spiegato, senza ridurla a una pausa riparatrice. Insieme a Pirovano ha poi guidato una meditazione collettiva nella sala del Forum: un’esperienza condivisa che mostra quanto questa pratica conti per SALUS. Daniela Bartolini ne aveva scritto nell’articolo sulla meditazione al Senato.

Dalle relazioni alle scelte pubbliche

L’integrazione riguarda anche la ricerca. Simeoni ha illustrato il progetto di una piattaforma indipendente, ancora in preparazione, per mettere in relazione competenze diverse e verificare ipotesi provenienti dalle tradizioni mediche europee e mediterranee. «Quando diciamo che non ci sono le prove, le prove bisogna produrle», ha affermato. Un lavoro che richiede risorse e verifica scientifica.

A questa ricerca si affianca il lavoro politico. L’Intergruppo parlamentare per la Promozione della Salute Sistemica, presieduto dalla senatrice Elena Murelli, sta lavorando a un disegno di legge quadro già elaborato, discusso con l’Intergruppo One Health in vista del deposito. Tra gli obiettivi, il riconoscimento del Promotore della Salute Sistemica: una figura socio-educativa pensata per aiutare persone e comunità ad adottare abitudini salutari, collaborando con i professionisti sanitari senza sostituirli. È un obiettivo di SALUS, già raccontato da Italia che Cambia.

Nelle due giornate romane è emerso anche quanto lavoro ci sia già dietro questa idea di salute: professionisti che collaborano, ricercatori che condividono conoscenze, comunità che sperimentano forme di accompagnamento e persone che cercano di aprire un dialogo con le istituzioni. Esperienze differenti, che SALUS sta provando a mettere in relazione attraverso un percorso costruito negli anni, con pazienza e determinazione.

E forse è proprio questa la cosa più interessante che ci portiamo a casa dal Forum: la disponibilità a cercarsi, ascoltarsi e mettere in comune ciò che si conosce, anche quando si proviene da esperienze e discipline diverse. Non per trovare una risposta unica alla salute, ma per allargare le possibilità di prendersene cura. È una prospettiva che riguarda tutti, ben oltre le giornate di Roma.