3 Novembre 2026 | Tempo lettura: 7 minuti

La conoscenza affidata ai bambini: brebus e continuità

Marta “Jana sa Koga” Serra ci accompagna alla scoperta di un elemento della tradizione sarda cruciale nella trasmissione di conoscenza: i brebus.

Autore: Marta Serra - Sardegna Oltre
brebus2

Nella cultura sarda la conoscenza tradizionale è affidata alla parola e alla capacità delle generazioni di trasmetterla. I bambini ci si immergono molto presto, attraverso la lingua familiare, la poesia, la preghiera, il racconto e le pratiche osservate nella vita quotidiana. Crescono riconoscendo formule, gesti e silenzi prima ancora di comprenderne interamente la funzione. Una parte di questo sapere è accessibile e condivisa, un’altra segue regole precise, richiede maturità e viene consegnata soltanto quando arriva il tempo stabilito. I brebus appartengono a entrambe queste dimensioni e permettono di osservare come una comunità scelga di custodire la propria conoscenza e di affidarla a chi viene dopo.

La parola sussurrata

I brebus sono formule verbali tradizionali impiegate in pratiche di cura e protezione. Possono essere utilizzati contro il malocchio, le paure, le bruciature, le verruche, le punture e altri disturbi riconosciuti dalla medicina popolare. Le loro funzioni e modalità di esecuzione cambiano secondo i territori, le famiglie e le singole linee di trasmissione. Si chiamano brebus perché vengono sussurrati e bisbigliati durante l’esecuzione della pratica. Il tono della voce rimane bassa e raccolta. Le persone presenti possono osservare i gesti e gli elementi utilizzati, mentre le parole restano spesso incomprensibili. Il movimento delle labbra lascia intuire la presenza della formula e contribuisce a mantenere saldo il mistero e il silenzio tipico delle pratiche di medicina tradizionale popolare.

Il sussurro costituisce una parte essenziale della pratica. Le formule possono essere ripetute un numero stabilito di volte e accompagnate da usuali preghiere cattoliche, segni della croce, acqua, olio, sale, pane, piante o altri elementi tipici della tradizione agro-pastorale. Anche il momento scelto, la sequenza dei gesti e la posizione di chi opera possono avere una funzione precisa. Ogni pratica possiede una propria struttura, appresa e conservata attraverso la trasmissione orale.

brebus

Chi pratica applicando su brebu deve conoscere la formula e saper interpretare la situazione nella quale intervenire. Osserva il corpo, il comportamento della persona, la reazione degli animali e i segni che accompagnano una determinata condizione. Questo sapere comprende memoria, attenzione, conoscenza dell’ambiente e capacità di analisi. Le parole agiscono all’interno di un sistema nel quale gesto, corpo e dimensione spirituale rimangono collegati.

La cultura sarda è orale e la scrittura non è mai bastata a contenere l’intero processo di trasmissione. La formula deve essere ricevuta da qualcuno che ne conosca anche le regole d’uso. Il testo può registrare le parole, ma non consegna da solo la funzione, la circostanza e la responsabilità che le accompagnano. La conoscenza continua a passare attraverso le persone. Anzi, meglio precisare: attraverso le anime.

Pratiche aperte e pratiche chiuse

I brebus possono essere categorizzate come pratiche aperte oppure chiuse. La distinzione riguarda le possibilità di accesso alla conoscenza e le regole che ne governano la trasmissione. In entrambi i casi le formule vengono sussurrate. Il carattere aperto di una pratica permette che venga appresa, condivisa e trasmessa senza restrizioni che invece sono previste per quelle chiuse.

I bambini imparano le pratiche aperte nel quotidiano. Assistono alla loro esecuzione, osservano i gesti, riconoscono gli elementi impiegati e comprendono progressivamente la funzione di ciò che accade. La vicinanza con i genitori, i nonni e le altre figure familiari permette loro di ricevere spiegazioni e memorizzare le diverse fasi. Il sussurro continua a circondare la formula di mistero. Il bambino può vedere e intuire prima di distinguere tutte le parole. L’apprendimento procede attraverso la frequentazione della pratica e la disponibilità degli adulti a condividerla. Il sapere entra così nella sua esperienza insieme alle persone e alle circostanze nelle quali viene utilizzato.

Le pratiche chiuse seguono regole più rigide. I brebus vengono custoditi da persone, famiglie o genealogie specifiche e affidati a chi possiede il talento interiore richiesto per riceverli. La trasmissione può seguire la parentela oppure derivare dal riconoscimento di una capacità interiore specifica. Alcune persone sono considerate adatte a determinate forme di cura o capaci di leggere specifici segni. Inoltre queste pratiche possono essere espresse anche secondo il genere: le donne si occupano in numero maggiore di disturbi che toccano la cura delle persone fragili mentre gli uomini tendenzialmente disturbi più legati all’ambiente lavorativo, nello specifico quello agro-pastorale.

I bambini riconoscono che in quelle parole accade qualcosa. Sono guardiani della verità perché sentono anche quando parliamo piano

Un brebu chiuso tendenzialmente non viene trasmesso prima dei diciassette anni. L’età stabilisce il momento in cui la persona può ricevere la formula e assumersi la responsabilità del suo utilizzo. Esiste tuttavia una condizione di necessità. Se chi custodisce il brebu teme di non poter attendere, può consegnarlo anticipatamente a una bambina o a un ragazzo. La formula viene allora trasmessa affinché rimanga nella genealogia, ma non può essere utilizzata prima dell’età prevista. Ricevere e utilizzare rappresentano due momenti distinti. La persona più giovane diventa depositaria di una conoscenza che deve custodire in silenzio. Il tempo che precede l’esercizio protegge la pratica, il destinatario e le persone che un giorno potranno rivolgersi a lui.

Oggi molte catene di trasmissione rischiano di interrompersi. La diminuzione delle nascite, lo spopolamento dei paesi e la dispersione delle famiglie rendono più difficile individuare chi possa ricevere il sapere. Per evitare la perdita, alcune pratiche chiuse iniziano a essere raccontate, registrate o condivise in forme nuove. Questa apertura però richiede precisione e molta attenzione etica. Una formula isolata dalla lingua, dai gesti e dalle regole della consegna conserva soltanto una parte del proprio significato e rischia di trasformarsi in una curiosità folcloristica o in un prodotto esoterico privo di legami con il contesto sardo.

I bambini dentro la continuità

In Sardegna i bambini sono sempre meno numerosi e crescono in una realtà profondamente diversa da quella delle generazioni precedenti. Vivono tra dimensione fisica e digitale, accedono rapidamente a immagini e informazioni provenienti da luoghi lontani e sviluppano una coscienza più ampia delle possibilità del mondo. La riduzione del numero dei coetanei, la contrazione delle famiglie e lo spopolamento modificano il loro modo di abitare la comunità. Il rapporto con la natura viene spesso mediato dagli adulti, dalle tecnologie e dalle attività organizzate.

brebus

La conoscenza tradizionale richiede invece frequentazione e continuità. Riconoscere una pianta, comprendere il comportamento di un animale, leggere un cambiamento del tempo o interpretare un segno corporeo deriva dall’osservazione ripetuta e dall’esperienza condivisa. Il rapporto con i nonni assume per questo una funzione centrale. Le persone anziane trasmettono parole, racconti, pratiche domestiche, nomi dei luoghi e modi di interpretare ciò che accade. Nelle pratiche aperte i bambini imparano partecipando alla vita familiare. Nelle pratiche chiuse possono essere riconosciuti come destinatari futuri di una conoscenza, che riceveranno nel momento previsto.

Anche le ricorrenze autunnali dedicate ai defunti mostrano il valore attribuito all’infanzia. In diversi paesi della Sardegna i bambini percorrono le strade, visitano le case e ricevono offerte destinate simbolicamente alle anime. Il loro passaggio rinnova le relazioni fra le famiglie e rende visibile la continuità tra gli antenati, la comunità presente e le generazioni che stanno crescendo.

Alcuni brebus entrano nella memoria durante l’infanzia, altri attendono i diciassette anni e una consegna precisa. Intanto i bambini osservano, collegano e trattengono molto più di quanto gli adulti immaginino. Crescono circondati da un numero maggiore di adulti, attraversano paesi che si svuotano e sviluppano una visione più consapevole della fragilità delle comunità alle quali appartengono. Anche per questo il rapporto con le generazioni anziane acquista un valore particolare. Le formule possono essere sussurrate e il sapere può restare chiuso per anni; i bambini riconoscono comunque che in quelle parole accade qualcosa. Sono guardiani della verità perché sentono anche quando parliamo piano.