Il genocidio in Palestina si nutre anche della complicità economica. A Cagliari, una petizione rilancia il boicottaggio come strumento per fermare l’apartheid e riaffermare i diritti umani.
Fatti che le persone Non sanno Utili per la propria vita. Questa definizione, semplice e banale, spesso viene dimenticata. Eppure - se applicata - aiuta a discernere. In questa sezione vi proponiamo fatti UTILI davvero per cambiare noi stessi e il mondo
Il genocidio in Palestina si nutre anche della complicità economica. A Cagliari, una petizione rilancia il boicottaggio come strumento per fermare l’apartheid e riaffermare i diritti umani.
In questo dialogo con il pacifista ed ex politico Aurelio Juri vediamo come il nostro vicino sta vivendo l’attuale congiuntura politica e militare, sempre più improntata su un bipolarismo russo-atlantico.
L’attivista palestinese-sarda Ahlam Hmaidan commenta la mozione del Consiglio regionale sardo per il cessate il fuoco a Gaza e il riconoscimento dello Stato di Palestina. Un passaggio dal valore simbolico importante, ma anche pieno di contraddizioni.
Nihon Hidankyo è l’associazione dei hibakusha, i sopravvissuti alle bombe atomiche, che ha vinto il Nobel per la Pace 2024. Ecco una carrellata di commenti da parte di esperti e attivisti per la pace, accomunati da alcune riflessioni. Due su tutte? L’importanza di non dimenticare il genocidio in corso e il valore della testimonianza di chi la guerra, in particolare quella nucleare, l’ha vissuta sulla propria pelle.
Più di trenta realtà della società civile milanese hanno deciso di unirsi sotto l’egida dal Coordinamento per la pace, che dallo scorso anno organizza iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità urgente di attuare misure per contrastare la cultura e la politica militarista. Ultima in ordine di tempo la “Tre giorni per la pace” che si è tenuta a fine settembre, mentre per il 26 ottobre è prevista una grande manifestazione fra le strade della città meneghina.
L’aeroporto militare di Ghedi ospita decine di testate nucleari americane. E proprio nel Comune bresciano si è tenuto il convegno “Contro la guerra e la presenza di armi nucleari in Italia”, che ha visto l’intervento di diverse personalità del mondo dei diritti, del pacifismo e dell’antimilitarismo, fra cui Francesca Albanese e Alex Zanotelli. Insieme all’avvocato Ugo Giannangeli, uno degli organizzatori, vediamo com’è andata.
Yurii Sheliazenko è un obiettore di coscienza e pacifista ucraino che si batte per una risoluzione nonviolenta del conflitto innescato dall’aggressione di Putin. Per le sue posizioni scomodo, Yurii è ora accusato di aver giustificato l’aggressione russa e subirà un processo che avrà inizio il 18 settembre. Mauro Carlo Zanella di Pressenza lo ha incontrato, vi proponiamo l’intervista che è scaturita.
Una marcia aperta a tutte le persone che toccherà decine di paesi e attraverserà l’intero pianeta, partendo e tornando in Costa Rica. È la Marcia mondiale per la pace e la nonviolenza, un grande evento giunto alla sua terza edizione che vuole sensibilizzare i popoli e spingere le istituzioni a bandire le armi, in particolare quelle nucleari.
WarFree è un’associazione di categoria formata da oltre 50 aziende e professionisti della Sardegna che lavorano in differenti ambiti, ma che individualmente e insieme si impegnano nel difficile processo di cambiamento da un modello di economia fondato solo sul profitto a uno più solidale, attento alla pace e all’ambiente.
Mentre continuano gli attacchi aerei sulla striscia di Gaza, nel mondo si è accesa una mobilitazione per bloccare il carburante destinato ad alimentare i bombardamenti. La campagna si chiama No Harbour for Genocide ed è stata lanciata da una coalizione di organizzazioni palestinesi e internazionali e di sindacati. Il focus principale sono due navi cisterna che ogni due mesi circa partono dagli Stati Uniti per arrivare al porto di Ashkelon, nel distretto meridionale di Israele.
Aria, acqua, suolo e cibo. Questi quattro fondamentali elementi sono fortemente, gravemente e ripetutamente contaminati nel corso di ogni guerra ed è scientificamente dimostrato che il settore militare-industriale è una delle principali cause del cambiamento climatico. Francesco Romizi dell’ISDE, l’Associazione dei Medici per l’Ambiente, analizza nel dettaglio i vari impatti che le guerre hanno sull’ambiente e su chi lo abita.
Dall’Europa agli Stati Uniti, da Gaza all’Ucraina, dal pacifismo alla narrazione mediatica, dalla guerra all’industria bellica. Max Aliprandini della Lega Obiezione di Coscienza traccia un quadro della situazione geopolitica attuale legando tutti questi elementi con un filo rosso. La sfida? Invertire la tendenza che ha generato la deriva bellicista di quest’epoca storica.
Dalla fine di ottobre 2023 ad oggi sono più di mezzo milione gli afgani espulsi dal Pakistan perché senza documenti validi. Tra di loro, molte famiglie che erano nel paese da più di vent’anni, fuggite dall’Afghanistan a più ondate dopo le invasioni da parte dell’URSS e USA, o a seguito della prima ascesa al potere dei talebani. Tra di loro, anche la famiglia di Muhammed, rifugiata senza dimora nella terra che li ha visti crescere.
Il sindacalista Giorgio Cremaschi parla della situazione a Gaza, del grande movimento che sta animando moltissime università in giro per il mondo, dell’Italia, degli Stati Uniti e del blocco occidentale, insieme a tutte le sue contraddizioni. Prima fra tutte quella del “doppio standard”, che si rifà al classico concetto del “due pesi e due misure” e viene applicato anche nella politica interna.
Fawzi Ismail è un medico e attivista palestinese. A 76 anni dalla Nakba, la “Catastrofe” durante la quale due terzi dei palestinesi furono espulsi dalle loro terre e i loro villaggi vennero distrutti in funzione dell’occupazione israeliana, attraverso la testimonianza di Ismail affrontiamo la questione palestinese passando per i diritti negati negli ultimi decenni, le attuali proteste per lo “stop al genocidio” e il ruolo della Sardegna nei conflitti in Medio Oriente.
A Qalat, nella provincia di Zabul in Afghanistan, c’è un ospedale in costruzione dove sono raccolti i macchinari e mobili provenienti da un altro ospedale bombardato poco distante. Nel cimitero di cavi e rottami si cela la storia muta di un’atrocità che oggi più di ieri sta segnando la distanza tra ciò che è umanità e ciò che la sta barbaramente schiacciando. Dalla Palestina allo Yemen, dal Sud Sudan alla Siria.
Ci stiamo avvicinando alle elezioni europee. In vista di questo importante passaggio, Banca Etica e il mondo della finanza etica in generale mettono sul piatto una serie di tematiche che è urgente e fondamentale affrontare, come il rapporto fra finanza e guerre o quello fra finanza e riscaldamento globale. E promuovono un modello valoriale ben definito sul quale basare il sistema economico dell’immediato futuro.
Lo stabilimento RWM Italia Spa, la cosiddetta “fabbrica di bombe” che si trova nel Sud Sardegna, è stata convertita dal 2010 in una struttura militare, con la produzione orientata all’esportazione di armi. Nonostante le controversie ambientali e normative, l’azienda ha ottenuto le autorizzazioni per l’ampliamento dello stabilimento. In questa intervista parliamo della questione con Massimo Coraddu, fisico e consulente che conosce tutti i risvolti di questa vicenda.
Fra le numerose sigle della società civile che si stanno mobilitando per la pace negli ultimi tempi c’è anche MAG4. In particolare, la mutua autogestione del Piemonte ha preso posizione per difendere la legge 185 del 1990 che disciplina la trasparenza nell’export di armi e nei relativi finanziamenti da parte delle banche e che è oggetto di un tentativo di modifica che la renderebbe molto meno efficace, favorendo così l’industria bellica e chi la finanzia.
Il mondo della finanza etica si schiera senza se e senza ma contro l’industria bellica e invita ogni persona a fare lo stesso. In che modo? Facendo informazione, sottoscrivendo la petizione Basta favori ai mercanti d’armi!, facendo lobbying positiva, informando, sensibilizzando e con altre azioni che trovate in questo articolo.