Dal caffè alla visita medica: a Napoli arrivano le cure sospese negli ambulatori
In molti quartieri napoletani nascono ambulatori dove medici volontari visitano gratis chi non può permetterselo. Fornendo un servizio essenziale, ma rischiando di offrire una stampella alle carenze della sanità pubblica.
A Napoli la tradizione del caffè sospeso si allarga alla salute. In diversi quartieri della città medici volontari, associazioni e parrocchie offrono gratuitamente visite specialistiche, esami e consulenze a chi non può permettersi di pagarli. Le chiamano “cure sospese”, e servono a evitare che un controllo o una diagnosi vengano rimandati solo per motivi economici.
L’esperienza che porta questo nome nel modo più letterale è quella dell’associazione Cura Sospesa. L’11 settembre ha aperto il suo primo ambulatorio solidale a Forcella, in via Giudecca Vecchia, dentro Casa Ariete: un bene confiscato alla criminalità organizzata e affidato all’associazione Ariete. Il meccanismo è quello del caffè sospeso: chi può lascia una cura pagata per chi non riesce a sostenerne i costi. Così l’ambulatorio offre visite, esami diagnostici, farmaci e, quando le risorse lo permettono, anche interventi chirurgici, appoggiandosi a una rete di professionisti e strutture sanitarie private.
Le richieste vengono valutate in base a criteri pubblici: urgenza clinica documentata, condizioni economiche, alternative disponibili nel pubblico. «Vogliamo offrire un punto di riferimento a chi, pur lavorando e conducendo una vita normale, rischia di rinunciare alla salute per difficoltà economiche o tempi di attesa troppo lunghi», ha spiegato il presidente Francesco Ivone.
Nel quartiere di Bagnoli, quartiere dalla storia industriale nella zona occidentale della città, l’Auser, l’associazione di volontariato promossa dalla Cgil e dal suo sindacato dei pensionati e impegnata soprattutto nel sostegno agli anziani e nella solidarietà di prossimità, ha aperto un ambulatorio sociale. Si trova nella sede dello Spi Cgil, il Sindacato pensionati italiani, e qui medici specialisti offrono gratuitamente le proprie competenze.
Sempre a Bagnoli, dal novembre 2023, è attivo l’ambulatorio popolare di Villa Medusa, in un edificio abbandonato che un gruppo di cittadini ha recuperato negli anni. Ci lavorano una trentina di volontari tra medici, infermieri e studenti di medicina. I servizi sono gratuiti e non serve prenotare. L’idea era nata da un vuoto concreto: i due poliambulatori del quartiere erano stati chiusi e gli abitanti, soprattutto gli anziani, dovevano spostarsi a Fuorigrotta per curarsi. «Bisogna far capire alle istituzioni di cosa i cittadini hanno bisogno», aveva detto all’apertura una delle volontarie.
Nel vicino quartiere di Soccavo, al Rione Traiano, opera invece l’ambulatorio solidale nato nel 2016 dalla collaborazione tra la parrocchia Madonna Riconciliatrice de La Salette e l’associazione Medici di Strada. L’associazione è nata nel 2015 per portare assistenza sanitaria, alimentare e psicologica alle persone senza dimora, inizialmente con un camper che gira per l’area metropolitana. Secondo GreenMe, oggi l’ambulatorio di Soccavo può contare su 15 specialisti e funziona su prenotazione.
Sono esperienze preziose, che restituiscono a molte persone un diritto essenziale, ma che raccontano anche l’assenza del settore pubblico. Nel 2024, secondo l’Istat, il 9,9% della popolazione italiana ha rinunciato a curarsi: 5,8 milioni di persone, contro i 4,5 milioni dell’anno precedente.
Nel Mezzogiorno a pesare sono in egual misura i motivi economici e le carenze dell’offerta, entrambi indicati dal 6,3% delle persone. Il rischio è che la solidarietà finisca per diventare una stampella di un sistema pubblico che arretra: sempre più necessaria e sempre meno visibile come segnale d’allarme. Ne sono consapevoli gli stessi promotori. Cura Sospesa precisa di non voler sostituire il Servizio sanitario nazionale, e i volontari di Villa Medusa si descrivono come un ponte tra i pazienti e il pubblico, non come un’alternativa.
Le cure sospese funzionano davvero quando, oltre a curare, rendono visibile un bisogno e lo riportano dove dovrebbe trovare risposta: nella sanità pubblica.





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