Nell’isola cresce il lavoro minorile – Rassegna stampa sarda settimanale
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Trascrizione episodio
Nel 2025, in Sardegna, lavoratori e lavoratrici in età compresa tra i 15 e i 17 anni sono stati 2.399. Sto leggendo da un articolo del giornalista Luigi Alfonso su Vita che riporta come i dati contenuti nel quarto Rapporto Unicef sul lavoro minorile in Italia meritano una particolare attenzione nell’Isola. Un’elaborazione realizzata dall’Istituto Acli per la ricerca e lo sviluppo – Iares Sardegna evidenzia infatti che il 5,90% dei giovani sardi tra i 15 e i 17 anni risulta occupato, a fronte di una media italiana del 4,67%. I lavoratori under 19 sono passati dai 5.431 del 2020 agli 11.502 del 2024: un balzo in avanti pauroso, che pone questa regione al secondo posto in territorio italiano per crescita. Il tasso di crescita, spiega nello stesso articolo Vania Statzu, direttrice di Iares Sardegna, è stato del 112%. Continuo a leggervi le sue dichiarazioni perché sempre Statzu precisa anche che «Non è un caso che in Sardegna quest’anno sia stata registrata la percentuale più alta di studenti non ammessi all’esame di maturità: ben il 7,1%, cioè il doppio della media nazionale che è del 3,5%», commenta Statzu. E «Non è soltanto una questione di pigrizia degli studenti sardi». Sono dati che tracciano un quadro che preoccupa su più fronti soprattutto se intersecati a quelli sull’abbandono scolastico, anche per questo abbiamo chiesto all’unione sindacale di base, l’USB Sardegna, di aiutarci a comprendere meglio la situazione. Ne parliamo con Omar Trudu, uno dei responsabili USB del settore lavori privati.
Fonti:
Sardegna, +112% di lavoratori under 19. Seconda solo alla Valle d’Aosta
Più spazi aperti alla caccia, maggiore autonomia alle Regioni, nuove specie inserite tra quelle abbattibili e regole meno rigide per calendari, valichi montani e richiami vivi. Leggo ora da un articolo de La Nuova Sardegna che spiega come sia questo l’impianto della riforma che modifica la legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna selvatica e sul prelievo venatorio, introducendo anche sanzioni più pesanti per chi viola i divieti. In settimana infatti al Senato la maggioranza di governo ha approvato il DDL noto come DDL Caccia Selvaggia, un disegno di legge che associazioni ecologiste come il Gruppo di Intervento Giuridico definiscono da tempo e senza mezzi termini come una follia in contrasto con la normativa comunitaria e con il semplice buon senso, ma anche più direttamente: “un’oscenità”. Leggo ora dal sito del Grig perché per chi si oppone, il Disegno di legge 1552 è un concentrato di misure distruttive per gli animali, la natura e un insieme di violazioni comunitarie e costituzionali: caccia durante il vietatissimo periodo di migrazione preriproduttiva degli uccelli; soppressione dei pareri scientifici dell’Ispra; apertura illimitata della caccia nelle aziende faunistico-venatorie; estensione della caccia in aree interdette come parchi, demanio e spiagge; rilancio della pratica definita aberrante dei richiami vivi, già oggetto di procedura di infrazione europea e tanto altro ancora. Quello che nel frattempo succede in Sardegna – e qua mi sposto su Sassari Today – sul fronte della caccia il contesto sardo presenta dinamiche specifiche legate alla tradizione venatoria delle zone interne e ai frequenti conflitti tra la presenza della fauna selvatica e le attività agropastorali. Il gruppo regionale di Fratelli d’Italia ha depositato una proposta di riforma della legge regionale numero 23 del 1998, con l’obiettivo di modernizzare le regole interne e allinearle alle necessità dei comparti agricoli dell’isola. La proposta non ha ancora iniziato il suo iter in Aula, sollevando le critiche dell’opposizione di centrodestra verso la giunta regionale. La discussione sull’adeguamento delle leggi sulla caccia rimane aperta sul piano locale, con le associazioni ambientaliste che come dicevo poco fa continuano a esprimere forti riserve sulle deroghe ai calendari e sull’estensione delle aree in cui l’attività venatoria sarà consentita. Una discussione che va ben oltre la caccia in sé e che riguarda soprattutto l’idea di rapporto tra attività umane, biodiversità e che vuole – fra le fila di chi si oppone – mettere in discussione quel principio specista che guarda all’essere umano come padrone di un ambiente in cui è in realtà ospite.
Fonti:
Caccia, la riforma cambia territori, calendari e specie abbattibili: tutte le novità
Silenziatori, visori notturni, “spiagge aperte”: come può cambiare la caccia (anche in Sardegna)
Inizia la discussione in aula del putrido disegno di legge sulla deregulation venatoria. E il Ministro dell’Ambiente che fa?
C’è molto caldo. Un qualcosa di cui si è parlato quotidianamente nelle cronache sarde in settimana ma è anche una notizia che diciamo sentiamo e riusciamo a percepire chiaramente tutti e tutte. Leggo da SardiniaPost che riporta come la Sardegna si prepara a una nuova impennata delle temperature. L’anticiclone africano che da giorni interessa il Mediterraneo continuerà infatti a rafforzarsi nei prossimi giorni, portando sull’isola condizioni di caldo intenso, afa e notti sempre più difficili, soprattutto lungo le coste e nei principali centri urbani. Sono brevissima perché in merito quello che però ci siamo chiesti e chieste è innanzitutto cosa sta succedendo, in secondo luogo quanto tutto ciò abbia a che fare con il cambiamento climatico. Una domanda che abbiamo rivolto a Matteo Tidili, divulgatore e meteorologo per Rai Regione, al quale lascio la parola per un focus in materia da ascoltare con attenzione, vi dico – dato che Tidili da anche dei riferimenti temporali – che abbiamo registrato la telefonata giovedì mattina.







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