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7 Lug 2015

#biellesechecambia 4 – Da Mongrando a Vermogno

Scritto da: Roberto Vietti

Sveglia allo 8.00 in punto. Colazione a base di centrifugato di frutta e verdura (sedano, cavolo, mele), marmellate, tè verde e quant’altro. Salutiamo Alberto. E’ stato un incontro speciale, che ricorderemo con immenso piacere. Ci aspetta un po’ di salita. Passiamo proprio davanti alla casa di due amici di Edoardo che ci offrono un tè […]

Sveglia allo 8.00 in punto. Colazione a base di centrifugato di frutta e verdura (sedano, cavolo, mele), marmellate, tè verde e quant’altro. Salutiamo Alberto. E’ stato un incontro speciale, che ricorderemo con immenso piacere. Ci aspetta un po’ di salita. Passiamo proprio davanti alla casa di due amici di Edoardo che ci offrono un tè ed un caffè.

 

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Dopo qualche chiacchiera arriviamo alla frazione Ruta dove ci attende la prima realtà da incontrare del giorno: L’Orto di Eolo. Ecco Stefano che ci viene incontro. Questa mattina era stato a Torino alle 4 del mattino per andare ai mercati generali. Ha un delicato sorriso mentre ci racconta della sua attività. Sembra di poche parole ma invece non lo è. Con orgoglio ci racconta del suo cambiamento: lavorava in banca, poi ha deciso di lasciare tutto e seguire il sogno di aprire una azienda agricola biologica, e così ha fatto. Insieme alla moglie tedesca si è tuffato in questa avventura, seguendo questa sua esigenza interiore.

 

Orto di eolo2

Il biologico, ci dice, permette di entrare in sintonia con la natura e grazie ad esso ne diventi sua parte. E’ necessario ascoltarla e non sempre è facile accettarne le sue logiche. E’ orgoglioso di poter dare lavoro ad un giovane della frazione. Vorrebbe vedere più persone che si mettono in gioco per dare speranza al futuro e lancia un consiglio a chi abbandona il suo luogo natio: cercate di tornare e fare il proprio per aiutare la propria comunità. Dalla sua posizione può permettersi di dirlo. E’ così gentile da offrirci il pranzo insieme alla sua famiglia: c’è suo padre, il figlio Kevin, e c’è anche la sorella giunta da Aosta apposta per prepararci un succulento pasto, ovviamente a base di verdure dell’orto. Dopo un piccolo riposino ci salutiamo e siamo pronti a ripartire per la prossima tappa sotto la pioggia.

 

Ripartiamo e, quasi magicamente, smette di piovere. Arriviamo nel centro di Morgando e incontriamo Eleonora e Alessandra che ci raccontano di Kemate, attività nata dalla voglia di realizzare prodotti naturali ed artigianali per la gravidanza e la prima infanzia. I prodotti Kemate vengono confezionati a mano e testati in primis dagli stessi figli delle due sorridenti mamme. Ci mostrano i cuscini artigianali in tessuto di canapa e riempiti al loro interno da noccioli di ciliegie e pula di farro. Essi possono essere messi nel forno o nel freezer per rilasciare al corpo per un certo tempo la sensazione desiderata.

 

kemate2

 

Propongono anche dei pannolini lavabili. Per permettere alle famiglie di testarli hanno creato una pannolinoteca: si possono così provare per una settimana e valutare se acquistarli o meno. Vendono anche dei giochi creativi per bambini prodotti in Italia. Interessante è il gioco di carte che cerca di combattere gli stereotipi, raffigurando ad esempio il muratore donna, il sindaco donna, la famiglia con all’interno persone di razza diversa. Fattor comune della loro attività è quella di combattere l’usa e getta, poco considerato  dalle grandi multinazionali in questi tempi. Hanno anche dato lavoro a tante mamme della città, creando nuove relazioni tra esse.

 

E’ un pomeriggio ricco di appuntamenti: ci trasferiamo da Nadia, sempre a Mongrando. Aspettiamo il marito Raimondo, che sta giusto rientrando dalla giornata di lavoro con il suo caratteristico mezzo di Oltre i Sapori. Vendono infatti prodotti del territorio nei mercati del biellese attraverso un commercio itinerante, arrivando così anche in paesini dove non vi sono più negozi. E’ una sorta di gruppo di acquisto libero. Nel mentre che il figlio fa i compiti in un’altra stanza, ci racconta di come si sono dovuti reinventare il lavoro. Il sogno è quello di avere in futuro una sede fissa.

 

La scelta di intraprendere questa attività è stata una logica conseguenza dello stile di vita che già conducevano. Non si spiega determinate logiche della grande distribuzione organizzata: per fare arrivare i prodotti nei centri commerciali di zona a volte essi vengono prima traportati nel centro di smistamento di Milano e successivamente ritornano nel biellese. In buona sostanza la distanza percorsa dal prodotto è di centinaia di kilometri, mentre la reale distanza tra l’azienda produttrice e l’ipermercato è di pochi metri. Si chiede così qual è il costo che implica tale originale sistema di distribuzione, non solo a livello economico ma anche in termini di inquinamento, traffico generato e poca freschezza del prodotto. Ammette che delle difficoltà vi sono, ma rivendica con orgoglio la volontà e la determinazione nel portare avanti il loro progetto. Ci viene il dubbio se pensare ad una economia diversa e alternativa nel futuro non potrà neanche essere più una scelta, ma solo un obbligo. Salutiamo Nadina e Raimondo: è di nuovo ora di risalire in sella. Vermonio ci attende sotto la pioggia.

 

Arriviamo belli inzuppati a Vermogno e lo scenario è sorprendente. Un borgo caratteristico, che per qualche strano motivo ci ha affascinato e allo stesso tempo fatto riflettere. Alex e Andrea ci attendono e ci accolgono nella sede dell’Associazione Vermogno Vive. Andrea, di Roma, è un ottimo oratore, preparato e determinato e intelligente. E’ un piacere ascoltarlo ed allora lo ascoltiamo attenti. E’ la storia di Vermogno e della miniera romana abbandonata nel 70 A.C. In pochi minuti riesci a riassumerci con dovizia di dettaglio la storia millenaria di questo luogo incredibile. Tale miniera è funzionata per circa cento anni, dando lavoro a più di cinquemila persone. Le pietre venivano preso in mano e lavate dagli schiavi, secondo un criterio di estrazione industriale per arrivare al tanto desiderato oro puro. Le tribù presenti prima dell’arrivo dei romani lo facevano nel periodo antecedente in maniera più semplice.

 

vermogno vive2

 

I Romani hanno portato l’estrazione a livello industriale. Ad un certo punto Roma impose il limite di 5000 lavoratori da non superare. Si parla d una delle devastazioni ambientali più grandi prima di Cristo. Come arrivarono i Romani a Vermogno? Con una presa in giro. Vercelli si era romanizzata e chiedeva aiuto a Roma perché considerava le sue acque sporche. Così poteva giustificare l’arrivo a Vermogno nella miniera dove scorreva l’acqua del torrente che arrivava sino a Vercelli. Appio Claudio arriva per gestire la situazione, sperando di divenire al rientro console. Era sino a quel momento un senatore. I celti si difesero e vinsero la prima battaglia contro i Romani.

 

Alla fine, la superiorità dei Romani ne permise la vittoria. Tornando, Appio Claudio sperava di avere la gloria che però non gli fu concessa. Il senato non gliela riconobbe e per questo si pagò anche una cerimonia finta per celebrare la sua vittoria. Dovette caricare sul carro del vincitore la sua sorella per evitare brutte reazioni da parte della popolazione. Fu poi abbandonata. Per queste ragioni, e tante altre, a partire dallo spettacolo naturale intatto, è un sito che meriterebbe maggiore attenzione da parte delle istituzioni.

 

Alex accompagna Andrea nella chiacchierata in modo puntuale e preciso. Formano una coppia con competenze ben equilibrate.

 

Ambedue fanno parte di Vermogno Vive, un’associazione impegnata sul piano culturale all’interno della comunità. Obiettivo è quello di rendere consapevoli gli abitanti che le risorse di questo territorio possono divenire una risorsa economica attraverso un turismo sostenibile: il cambiamento è quello di costruire una “comunità di paesaggio” attraverso un luogo di qualità in cui ci si possa identificare, ne consegue che abitanti e cittadini sono tutti coloro che si prendono cura del luogo in cui vivono.

 

 

L’Associazione Vermogno Vive nasce il 4 febbraio 1994. A darle vita è un gruppo di abitanti della Frazione Vermogno di Zubiena, in provincia di Biella, animati dal desiderio di far conoscere le bellezze di questo caratteristico borgo antico e di ciò che lo contorna: la Riserva Naturale della Bessa, parco incontaminato e sito archeologico che ancora raccoglie i resti dell’antica miniera romana per l’estrazione dell’oro a cielo aperto.

 

Smette di piovere e c’è giusto il tempo di fare una piccola passeggiata nel borgo. Avvertiamo una atmosfera difficile da descrivere, quasi magica, con l’aiuto dei colori caldi del cielo subito dopo il temporale. Andiamo a sistemarci a casa di Andrea dove ci aspetta la moglie Sonia con il piccolo Mattia. All’interno della casa notiamo un caratteristico forno all’interno del quale già cuocevano delle pizze. Certo la notizia ci fa parecchio piacere e ci stupiamo ancora una volta della fantastica ospitalità ricevuta. Ci accingiamo a far cena. Ci raggiungono anche una signora di origine serba e Bernardo, un educatore che in questo momento vive a casa di Andrea. Dopo un brindisi iniziamo la cena e passiamo la serata a chiacchierare, discutendo amabilmente sul presente ed il futuro di Vermogno così come del nostro.

E’ stata una giornata ricca di stimoli, tanti bei incontri che ci dimostrano quanto interessanti e concrete realtà vi sono nel territorio ma ancor più quante persone ricche di buoni sentimenti, preparate e accoglienti esistono… ma allora la realtà è un po’ diversa da quella che TV e giornali ci raccontano quotidianamente? Inizia a venirci il sospetto.