30 Lug 2015

#biellesechecambia 28 – Da Quittengo a Vigliano Biellese

Scritto da: Roberto Vietti

Ci sveglia il Sole ed un fresco venticello. Facciamo colazione e chiudiamo casa di Enrico. Una piacevole passeggiata nel bosco […]

Ci sveglia il Sole ed un fresco venticello. Facciamo colazione e chiudiamo casa di Enrico. Una piacevole passeggiata nel bosco e via, pronti per il nostro prossimo incontro.

 

Ecco Luca Oreste Pozzato, dell’azienda Agricola La Rondanella. È arrivato in Valle Cervo perché la moglie era malata di cancro e cercavano quindi un posto al fresco e nella tranquillità dove poter stare. Inizialmente venivano giusto per trascorrere i week end e i periodi di vacanza in generale ma poi Luca, innamorato degli splendidi paesaggi alpini decide di creare La Rondanella nell’aprile del 2012, immersa nel verde dell’alta valle.

 

la rondanella2

Essa tende a ripristinare l’agricoltura, oramai abbandonata nella zona, con la coltivazione di ortaggi tipici e varietà di frutti antichi e autoctoni, nel pieno rispetto delle tradizioni, con l’allevamento di animali piemontesi in forma semi brado, per valorizzare la biodiversità animale,puntando a far conoscere al pubblico le vecchie tradizioni contadine e l’allevamento. Tutto ciò utilizzando al meglio le opportunità che il luogo offre, dalle vecchie cascine, con le loro volte di pietra, agli orti terrazzati al gusto della cucina tipica. Il tutto inserito in un contesto naturale incontaminato.

 

L’obbiettivo è quello di sviluppare un’agricoltura in piena simbiosi con la natura del luogo per far conoscere questo binomio inscindibile. Si denota una certa amarezza nel volto di Luca, in effetti la sua storia e il suo tentativo di insediarsi nel paese non è stato semplice. Molti dei suoi animali sono stati avvelenati da abitanti del posto. Lui stesso ci dice che gli sembra di vivere la storia del film “Il vento fa il suo giro”, del quale avevamo già avuto modo di parlare qualche giorno fa.

 

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È stata molto dura per lui riuscire ad inserirsi nella comunità. Con il suo sorriso ci sembra così difficile immaginare che qualcuno gli voglia così tanto del male da potergli avvelenare del bestiame. Eppure lui ci crede nel suo progetto e con caparbietà continua a portarlo avanti. Dice che chi amministra questi territori deve amare la valle. Ci racconta del “Pataluc”, un fagiolo tipico della valle che significa stupido, in dialetto. Per lui la promozione del territorio deve passare inevitabilmente dalla agricoltura. Partendo dalle zone marginali si possono portare nuove idee e nuove persone nel territorio. Così come tante persone l’hanno ostacolato, in tanti gli hanno dato una mano e affetto da quando è arrivato qui. Ci vorrebbe offrire qualche prodotto dall’orto ma non sapremmo come conservarlo. Lo ringraziamo della piacevole chiacchierata e ripartiamo, sperando che con il tempo riesca sempre più a immettersi nella comunità locale.

 

Passiamo da Chiara, amica di Enrico che ci aveva custodito gentilmente le biciclette in questi due splendidi giorni. Chiara è una signora che a Roma definirebbero “Gajarda” . Gestiva l’osteria del paese, che a causa della crisi di qualche anno fa ha chiuso. Si adopera per la cittadinanza, è stata anche Assessore per qualche anno. Ed è proprio di politica che parliamo con lei. Ci racconta di quando tanti anni fa, parlando con Beppe Grillo, gli disse che il ruolo giusto per lui era il ministro degli interni. Oppure quando incontrò Napolitano senza un vestito idoneo alla cerimonia. E così via, dialoghiamo sotto il Sole cocente di mezzogiorno.

 

Riprendiamo le biciclette e ripartiamo. Vigliano Biellese e Andrea sono pronti ad accoglierci. Entriamo in casa, un bel bicchiere d’acqua è proprio quel che desideriamo.  La moglie Valeria è in cucina, sorridente e rilassata. Andrea è una persona splendida e piena di buoni sentimenti, ce ne accorgiamo sin da subito. Ci fa sentire a casa nostra. Gestisce, insieme ai suoi colleghi Edil Casa, uno dei progetti più virtuosi, innovativi ed interessanti tra quelli che abbiamo incontrato nel nostro viaggio.

 

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Per Andrea costruire diversamente significa trovare l’assoluta sostenibilità all’interno di ogni singolo progetto, ponendone al centro la persona, per costruire qualità e bellezza nei rapporti sociali.
Edilcasa affonda le proprie radici nella tradizione, proponendosi obiettivi costanti di conoscenza, apprendimento e utilizzo di tecnologie sostenibili, costruendo, giorno dopo giorno, un percorso in transizione verso una qualità edile che ha desiderio di salubrità, di confort, di piacere di vivere spazi abitativi a misura d’uomo.

 

Passione, formazione e sviluppo attento di sinergie sono gli strumenti quotidiani delle attività praticate.
Con forza EdilCasa si è concentrata sul patrimonio immobiliare italiano, sulla cementificazione selvaggia, sulla quantità spropositata di rifiuti prodotti dal comparto edile, sull’incapacità di comprendere quanto danno ambientale ed economico creino i trasporti di merce a lunga distanza, abbattendo la possibilità di far crescere le economie locali.

 

Il risultato spontaneo è stato ed è, un completo impegno nelle attività di restauro, ristrutturazione, ampliamento di edifici esistenti, sino ad arrivare alla costruzione di nuovi edifici di assoluta efficienza energetica, quali strumenti di consapevolezza nella riqualificazione dell’esistente, opportunità di sviluppo di trafile corte e utilizzo sostenibile di risorse naturali del territorio.

 

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Nella tradizione edile EdilCasa ha appreso momenti di forte solidarietà, dove i rapporti socio-economici erano costruiti su storie d’identità diverse, ricche di tradizioni differenti nelle quali s’intersecavano silenziose regole responsabili e condivise, fatte di dedizione completa alle attività.
L’opportunità colta è stata quella di non rendere più silenziose le regole, ma di scriverle e condividerle non solo all’interno, ma anche verso l’esterno.

 

Normale è stato l’approccio allo sviluppo di attività del “Bene Comune”, fondate sulla trasparenza economica-umana che ha garantito e sta garantendo, attività gratificanti, sostenibili e assicurate, creando innanzitutto un rapporto di fiducia con i clienti e i professionisti, stimolando contratti di responsabilità e coerenza nel progetto.

 

Ha veramente tante cose da dire Andrea, e molto interessanti. All’interno dell’azienda il proprietario non prende come stipendio più di tre volte di quel che percepiscono i dipendenti appena entrati nel team. Ogni giovedì i lavoratori di Edilcasa sono soliti incontrarsi nell’ufficio centrale dopo una giornata di lavoro per condividere, attorno ad un tavolo, le esperienze di vita nel cantiere e non solo. Siamo invitati a questo evento. Prima però andiamo con Andrea a visitare gli orti che gestisce la moglie e che vengono condivisi con l’azienda e i suoi lavoratori.

 

Nel viaggio scambiamo opinioni sul concetto di carità: per Andrea tempo fa andava bene fare un certo tipo di carità quando nove persone su dieci lavorava. Ora con la crisi il modello sin qui utilizzato non vale più e necessariamente deve cambiare. In Edilcasa la responsabilità è condivisa tra tutti gli attori che ne fanno parte: lavoratori, clienti, istituzioni. Vorrebbe diminuire il fatturato per aumentare ancora di più la sostenibilità. Tra i suoi ispiratori vi sono Don Bosco e soprattutto Adriano Olivetti. Arriviamo sui campi coltivati. Hanno anche una foresta all’interno della quale hanno piantato duecento alberi da frutta. In questi anni non hanno mai avuto cali di lavoro. Un bell’esempio di come si possa generare sostenibilità economica, ambientale e sociale in questo periodo difficile. I loro bilanci sono pubblici ed anche nei preventivi i clienti hanno chiaramente visibili tutte le voci di costo.

 

 

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Riprendiamo l’auto e andiamo verso Biella, dove tra poco vi sarà l’incontro del giovedì sera con tutti i lavoratori dell’azienda. Secondo Andrea, è necessario ripartire dall’educazione alimentare, per costruire un altro modello di vita più sano e naturale. La condivisione diviene una azione spirituale. Inoltre il loro progetto vuole divenire qualcosa di replicabile in altre zone per divenire un esempio di vera transizione applicata. Puntano anche sulla sostenibilità della manutenzione, non solo della costruzione. Per Andrea l’etica è l’accordo tra due o più soggetti che rispettino l’equilibrio di natura. Ci ricorda che Don Ciotti gli disse che i primi trattati di etica vennero scritti dai mafiosi e a seguire dalla chiesa. Giungiamo in ufficio e notiamo appese nella stanza diversi cartelloni, con delle frasi che ci colpiscono :”L’economia come indica la stessa parola deve essere l’arte di raggiungere un’adeguata amministrazione del bene comune”, e “L’energia più pulita è quella che non consumiamo”.

 

Arrivano tutti i lavoratori di Edil Casa. Conosciamo in particolare Damiano e Pacifico. Ci dicono di come secondo loro vi sia la necessità di trasformare la paura della crisi in senso di aiuto reciproco. E’ iniziata la runione, dopo una lunga e calda giornata per i lavoratori. E’ emozionante e toccante osservare tutti i muratori di EdilCasa attorno ad un tavolo con birra e sigaretta accesa a parlare di Bene Comune, sostenibilità ambientale, condivisione e biodiversità. Li ringraziamo di averci fatto partecipi di questo loro momento.

 

Torniamo a casa di Andrea per cena, sono già le dieci. C’era tutta la famiglia ad attenderci; una pizza squisita è stata appena sfornata, e non solo. Salame e vino autoprodotti. Passiamo una piacevole serata, tra chiacchiere ed un bicchiere di rosso. Ci dice Andrea che alla festa di vent’anni di matrimonio hanno invitato tutte le persone che hanno vissuto almeno una notte nella loro casa: sono stati più di trecento.
Andiamo a dormire sereni. Anche oggi abbiamo incontrato delle realtà magnifiche, che concretizzano giornalmente idee e valori rilevanti.

 

Buonanotte mondo!

 

 

 

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