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7 Lug 2017

Rivoluzione? Sì, ma del pensiero ecofemminista moderno

Scritto da: Emanuela Sabidussi

Dal 23 al 25 giugno si è un tenuto a Caranzano, vicino ad Alessandria, un seminario che ha affrontato, attraverso grandi donne provenienti da progetti, pensieri e settori diversi, le connessioni tra l'ecologia, il femminismo e la responsabilità. Noi abbiamo intervistato la fondatrice di Altradimora, il luogo che ha accolto questo incontro.

Il seminario residenziale di Officine dei saperi femministi aveva come titolo “Fare Pace con la terra: natura, femminismo, responsabilità, pratiche”.
Altradimora è il progetto nato da una donna femminista, Monica Lanfranco, sul modello dei centri di formazione del pensiero del femminismo nord europeo e nord americano, dove molte donne hanno, ad un certo punto della loro vita, deciso di avere dei luoghi fisici dove organizzare incontri, condividere con uomini e donne i saperi delle ideatrici e dei gruppi di cui facevano parte e non solo.
Abbiamo intervistato Monica Lanfranco che avevamo già avuto il piacere di incontrare durante il tour di lancio di Piemonte che Cambia nella tappa alessandrina.

Essendo molto legato ai temi trattati, partiamo dal luogo dell’evento: che cos’è Altradimora?

Nove anni fa ho deciso di investire quei pochi soldi che avevo ricevuto in eredità da mio padre in questo luogo, con l’idea di poter invecchiare qui, fare ricerca, ma soprattutto ospitare e pensare insieme ad altre persone.
Ho immaginato un posto accogliente per tante persone, con del verde dove poter mangiare e dormire insieme, perché è importante pensare ed elaborare, ma è soprattutto importante condividere quei momenti più magici ancora dell’elaborazione teorica e politica di idee, ovvero lo stare insieme, prendersi cura dei corpi, attraverso il cibo, il sonno e le piccole cose che fanno parte della quotidianità. Questi aspetti sono impastati con la pratica femminista. La mia maestra è Lidia Menapace che è una delle prime pensatrici autentiche femministe italiane.

Da dove nasce l’idea del seminario residenziale e perché?
Ad Altradimora, sin dalla sua nascita e almeno due volte all’anno, è stato organizzato un’esperienza residenziale di tre giorni con una parola chiave come filo conduttore. L’idea di utilizzare parole chiavi deriva dal contatto con un altro progetto che mi vede coinvolta da 21 anni, che è la rivista Marea (trimestrale nato nel 1994, che prova a dipanare il pensiero femminista in Italia e nel Mondo). Le parole che hanno attraversato questi 10 anni sono state tante, tra cui maternità, ambiente, dare la vita e scelte di fine vita.
Quest’anno la parola chiave è stata ecologia e il titolo completo che abbiamo scelto è stato “Fare pace con la terra: natura, femminismo, responsabilità, pratiche” e si ispira ad un libro madre del pensiero ecologista-femminista mondiale che è appunto “Fare pace con la Terra” di Vandana Shiva, ma è anche il richiamo ad un iniziativa che con la rivista Marea facemmo negli anni ’90.
La Terra non è un concetto astratto: è il posto in cui noi camminiamo, viviamo e poi andiamo a morire, dopo di che… nel ciclo grande della vita il tutto rincomincia.

Ci racconti brevemente quali erano gli obiettivi di questo seminario e di cosa si è parlato?
Il tentativo è stato quello di connettere le tre grandi direzione di partenza dei pensieri politici che a noi interessano e che sono la natura, il femminismo e la responsabilità individuale e collettiva. Vi si collegano anche le pratiche, ovvero ciò che noi facciamo singolarmente e collettivamente .
È importante sottolineare l’aspetto del “singolarmente” perché spesso veniamo colte da un senso di impotenza grandissimo, uno degli timori è l’abbandono, il pensare che non si possa fare qualcosa. In realtà non è così: i nostri gesti quotidiani, da quando apriamo gli occhi a quando li chiudiamo la sera per andare a dormire, sono importanti e fanno la differenza.
Inoltre credo sia fondamentale prendere coscienza del senso del limite: l’umanità pensa che le risorse siano inestinguibili, a partire dal tempo che è una risorsa limitatissima, e pensiamo che tutto sia a disposizione.
Ovviamente questo pensiero è estremamente egoista, oltre che distruttivo e non tiene conto di chi verrà dopo di noi.
Durante questo weekend abbiamo deciso di inserire degli interventi di apertura, da cui poi si sono articolati gli scambi e i dibattiti, apparentemente lontani dal tradizionale modo di ragionale sull’ecologia, ma in realtà parte di un unico intreccio: si sono affrontati temi che spaziano da come si viene al mondo, alla medicina, dall’attivismo per il cambiamento di politiche sanitarie alla crescita di gruppi di attiviste unite per un fine comune, passando per le testimonianze storiche della storia dell’ecofemminismo in Italia dagli anni ’70 in poi. Questa è solo una piccola parte di ciò di cui si è parlato ad Altradimora.
Sul sito radiodelledonne.org, nella pagina dedicata al seminario, abbiamo caricato tutti i video degli interventi di facilitazione e a breve vi saranno anche gli audio dei dibattiti.

Ci hai parlato di femminismo, ma qual è, se vi è, il ruolo dell’uomo e come è cambiato negli anni?
Sono la persona giusta per questa domanda per due motivi: uno privato e l’altro politico.
Io ho due figli maschi: ho messo al mondo due esseri che ho provato a far crescere in maniera diversa rispetto ai modelli patriarcali. È un lavoro affascinante, ma allo stesso tempo molto faticoso.
I miei due figli sono due uomini giovani, uno di 22 anni e l’altro di 27 anni e misuro con loro la difficoltà, in particolare in questo Paese, di contrastare la maggioranza che è cresciuta con un’educazione patriarcale e maschilista.
Faccio formazione nelle scuole e la vedo quasi quotidianamente quando incontro ragazzi e ragazze nelle scuole: essi vivono in un’apparente modernità, ma in realtà sono ancora impastati di un’eredità patriarcale che è ancora fortissima.
Inoltre sono anni che giro l’Italia con un’esperienza inedita che in Italia non ha eguali: quattro anni fa lanciai attraverso un blog che ho sul Fatto Quotidiano sei domande sulla sessualità maschile.
Ne pubblicai un libro che racchiude oltre 1.800 risposte, intitolato “Uomini che odiano amano le donne. Virilità, sesso, violenza: la parola ai maschi” ed. Marea Edizioni.
Da questo libro ne è una nata, dall’idea dell’autore teatrale Ivano Malcotti, una pièce teatrale dove uomini non attori leggono, e in qualche modo interpretavano, le parole autentiche di flussi di coscienza di uomini (estratti dal libro) che loro non conoscono, su temi come la sessualità, la virilità, la pornografia.
Non essendoci una compagnia teatrale, per poterlo riproporre vi era l’esigenza di trovare altri uomini che avessero voglia di mettersi in gioco. La cosa è andata avanti ed è diventata un evento che ad oggi ha visto oltre 35 rappresentazioni in città diversissime, piccole e grandi, da nord a sud. Questa rappresentazione, intitolata Manutenzioni-Uomini a nudo mi sta insegnando che le femministe ci hanno visto giusto: cioè che per combattere la violenza, per portare un attacco fortissimo al cuore del patriarcato, bisogna mettere al centro l’emozione.
I maschi sono educati male rispetto all’emozione, sono degli analfabeti, su questo la famiglia ha una grande responsabilità. Il rimettere al centro le emozioni è quello che serve per combattere la violenza: bisogna riconoscerla, ma bisogna soprattutto parlare di sessualità, corpo ed emozione. Ho visto dei cambiamenti e anche molto grandi in questi piccoli gruppi di uomini. Gli uomini cambiano, possono cambiare: questa è la buona notizia! Bisogna lavorarci molto e sin da piccoli perché gli stereotipi di genere sono un male. Certo, sugli uomini adulti si può lavorare, ma il vero lavoro da fare è sradicare gli stereotipi sin da piccoli, dalle scuole elementari e dall’asilo: è da lì che bisogna iniziare.

Per saperne di più vai al sito di Altradimora.

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