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25 Set 2018

Sanità, come combattere corruzione e conflitti di interessi?

Scritto da: Redazione

Gli interessi per la salute siano separati da quelli commerciali dell’industria. È quanto chiede, tra gli altri, la Rete Sostenibilità e Salute che parteciperà all’Audizione prevista alla Camera per discutere la proposta di legge finalizzata a garantire la massima trasparenza nel settore sanitario. Italia che Cambia sarà presente per sottolineare l’importanza del ruolo dell’informazione nel favorire un’etica della sanità.

Dalle cure alla formazione, dall’integrità della ricerca alla formulazione delle linee guida, dai sistemi regolatori per l’approvazione dei farmaci all’impostazione dei trial clinici. Il conflitto d’interessi influisce sempre più in ogni ambito della medicina, come emerge da un’indagine nazionale condotta online tra il marzo e l’aprile 2017 dall’Italian College of Medical Oncology Chiefs (Cipomo), e i cui risultati sono stati pubblicati a luglio del 2018 sul British Medical Journal Open.

 

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Quello delle elargizioni dirette o indirette a coloro che lavorano nel settore della salute è un fenomeno così pervasivo da aver spinto alcuni Paesi a stabilire delle regole per combattere la corruzione nella sanità e garantire la massima trasparenza nei rapporti tra aziende e operatori della salute.

 

Proprio questi sono i punti principali della Proposta di legge n. 491 “Disposizioni in materia di trasparenza dei rapporti tra le imprese produttrici, i soggetti che operano nel settore della salute e le organizzazioni sanitarie”. La proposta di legge, presentata alcune settimane fa dal Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, sarà al centro dell’Audizione prevista presso la XII Commissione della Camera dei Deputati il 26 settembre alle ore 11.15.

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Insieme alla Rete Sostenibilità e Salute, alla quale aderisce, Italia che Cambia sarà presente all’Audizione per sottolineare l’importanza del ruolo dell’informazione nel favorire la massima trasparenza in un settore così importante come quello sanitario.

 

Sulla falsariga del Sunshine Act in vigore negli Stati Uniti a partire dal 2011 e di altre leggi promulgate negli anni successivi in altri Paesi, la proposta di legge mira ad assicurare la totale trasparenza delle transazioni finanziarie, in denaro e/o beni e/o servizi, tra le ditte che producono presidi sanitari, farmaci in primis ma non solo, e operatori sanitari di qualsiasi tipo, individualmente o collettivamente (associazioni professionali, istituzioni accademiche, strutture sanitarie, etc).

 

“La RSS ritiene – scrivono i referenti della Rete Sostenibilità e Salute (1) – che, ai fini della sostenibilità del SSN, sia necessario regolare in maniera restrittiva il marketing dei farmaci e di tutti gli altri dispositivi sanitari e tecnologie diagnostiche, con l’obiettivo di ridurre l’eccesso, spesso inutile o dannoso, e in ogni caso costoso, di prestazioni sanitarie. Ma per regolare il marketing, bisogna conoscerlo.

 

È quindi necessario, in primo luogo, sapere nel modo più accurato possibile come l’industria della salute spende i soldi che investe per la promozione rivolta ai medici e ad altri operatori sanitari. Per questo, la RSS è favorevole al Sunshine Act (usiamo questo termine per brevità e perché è ormai entrato nel linguaggio comune di chi si occupa di questi temi), una legge che imponga trasparenza su tutte le transazioni finanziarie (in denaro, beni o servizi) tra produttori di farmaci, dispositivi medici o altri prodotti sanitari e operatori, associazioni e istituzioni sanitarie”.

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Tuttavia, pur essendo favorevole ad una legge che imponga la trasparenza in sanità, la RSS ritiene che il Sunshine Act non risolva tutti i problemi. “Dopo i primi due anni di funzionamento negli USA, per esempio, non ha (ancora) portato a una riduzione delle transazioni finanziarie né in quantità né in valore.

 

Il Sunshine Act rende solo trasparenti queste transazioni, permette di sapere quanto denaro passa di mano, da chi a chi e per quali ragioni. Permette di identificare i conflitti di interesse finanziari creati da queste transazioni. Potrebbe avere effetti a medio termine, come conseguenze di scelte di consumatori più consapevoli, raggiunti da informazioni più trasparenti relative a produttori ed erogatori di prestazioni sanitarie. Ma in ogni caso, alla fin fine, spetterà al legislatore e a chi amministra il SSN, auspicabilmente su pressione di gruppi di cittadini, decidere se transazioni e conflitti d’interesse stanno causando danni alla salute dei cittadini e alla sostenibilità del sistema, ed agire di conseguenza con altri interventi”.

 

1. Per leggere il testo integrale della Rete Sostenibilità e Salute clicca qui

 

 

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