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26 Lug 2019

In provincia di Alessandria l’azienda che recupera e ricicla il Tetra Pak

Scritto da: Paolo Cignini

Un impianto della società Ecoplasteam, situato a Spinetta Marengo in provincia di Alessandria, riesce a recuperare gli scarti di plastica e alluminio del Tetrapak per produrre un nuovo polimero, l’EcoAllene, riciclabile e destinato ad una diversa serie di applicazioni. Precedente, l’alluminio e la plastica dei contenitori finivano nell’inceneritore. Abbiamo incontrato Stefano Richaud, amministratore delegato di Ecoplastem, che ci spiega nel dettaglio di cosa si tratta.

Ogni anno, solo in Italia, si raccolgono circa un miliardo e quattrocento mila tonnellate di contenitori usati principalmente per la raccolta delle bevande e degli alimenti. Sono comunemente chiamati Tetra Pak e il nome deriva dall’omonima azienda svedese che “produce sistemi integrati per il trattamento e il confezionamento di alimenti”.
Il Tetra Pak è formato da tre componenti: per il 75% da carta, per il 20% da plastica e per il rimanente 5% da alluminio, che aiuta a conservare meglio l’alimento o la bevanda posta all’interno del contenitore.

A Spinetta Marengo, dal Gennaio 2019, dopo un lungo percorso cominciato quindici anni fa, è attivo il primo impianto in Italia che è in grado di riciclare il Tetra Pak: l’ha sviluppato Ecoplasteam, che grazie a questa tecnologia oggi produce un nuovo polimero (una nuova plastica di recupero) chiamato EcoAllene. Grazie a questo processo brevettato, si crea una nuova confezione completamente stampabile e riciclabile, che l’azienda vende ai produttori, e si evita il conferimento della confezione priva di cellulosa negli inceneritori.
Abbiamo parlato con l’amministratore delegato di Ecoplasteam Stefano Richaud e gli abbiamo chiesto di spiegarci come funziona.

Dottor Richaud, come ricavate il materiale con cui producete l’EcoAllene?
«In Italia esistono due impianti che trattano le confezioni di Tetrapak: uno è a Lucca e un altro a Verona. Solitamente il Tetrapak viene raccolto nella differenziata, talvolta nella carta e talvolta nella plastica. L’importante è che la piattaforma di selezione porti il Tetra Pak alla cartiera. Qui viene recuperata la cellulosa, che viene poi ri-utilizzata per la produzione di fazzoletti di carta, tovaglioli e carta igienica ad esempio.
Nei pulper delle cartiere rimaneva questo mix formato essenzialmente da alluminio e plastica, che fino al Primo Gennaio 2018 veniva inviato direttamente in Cina, che al tempo raccoglieva circa il novanta per cento di questo tipo di materiale.

Oggi la Cina ha chiuso gli impianti e questa pratica insostenibile non esiste più: Questo sottoprodotto di alluminio e plastica lo prendiamo noi e lo portiamo nell’impianto di Spinetta Marengo, lo laviamo profondamente per togliere i residui di cellulosa rimasti (che tra l’altro possiamo rivendere alla stessa cartiera), lo aumentiamo di densità con un agglomeratore e poi lo estrudiamo in un tipico processo plastico. E’ tutto un processo meccanico, non c’è nulla di chimico e non c’è nessun solvente inquinante.

Da questo processo meccanico creiamo l’EcoAllene che, di fatto, è una nuova plastica che si presenta con l’alluminio all’interno. Attualmente il nostro impianto lavora settemila tonnellate di materiale lavorato e grezzo che proviene dalle cartiere, per arrivare a produrre seimila tonnellate di EcoAllene.»

Qual è l’innovazione di questo prodotto?
«Il nostro processo non separa l’alluminio dalla plastica ma li tiene uniti. La vera innovazione sta qua: riusciamo a parcellizzare l’alluminio all’interno della plastica, e questo granulo lo diamo ai trasformatori che creano poi i vari prodotti in plastica, con possibilità di stamparla con varie tecnologie. da questo scarto si ricava così questa nuova materia prima. Si è creata in pratica una vera e propria filiera che, tra l’altro, evita l’incenerimento del rifiuto. Tra l’altro, per una serie di ragioni tecniche, la combustione dell’alluminio è carissima e crea non pochi disagi agli impianti.»

Qual è il vostro modello di business? Come si regge in piedi la vostra attività?
«Il vero valore aggiunto di Ecoplasteam è la vendita ai produttori dell’EcoAllene, che avendo le stesse caratteristiche della plastica riusciamo a venderlo allo stesso prezzo: però, come vantaggio, questa plastica è riciclata al cento per cento post consumo e a sua volta ancora riciclabile. Il margine è dunque la vendita, fatta ai diversi clienti che sono interessati a cambiare un modello, che pone le sue fondamenta su una plastica inquinante basato sul petrolio, alla nostra che è interamente riciclata.
Economicamente l’attività si regge e, in proiezione, sarebbe anche molto redditizia. Il problema è che in Italia non può espandersi a causa del vuoto normativo: noi riceviamo anche offerte per raccogliere lo scarto di plastica e alluminio, ma in Italia, purtroppo, la normativa per lo stoccaggio come rifiuto è bloccata, quindi noi in termini legali prendiamo un sottoprodotto dalla cartiera in maniera pressoché gratuita.

All’estero sono disposti a pagarci cifre importanti per fornirci il materiale: si pensi che, per bruciarlo in un inceneritore, in media costa duecento euro a tonnellata. Su settemila che ne vengono trattate dal nostro impianto, sarebbero diversi soldi. In attesa dello sblocco della normativa, che riconosca gli scarti di lavorazione del Tetra Pak come rifiuto in Italia, la nostra espansione sarà soprattutto in Europa.»

E come nuovi prodotti, avete altri obiettivi per il futuro?
«Noi abbiamo un brevetto per riciclare il materiale poliaccoppiato, e non si tratta solamente della plastica e dell’alluminio già citati, ma anche per lavorare la carta dei biscotti, le capsule del caffè e i pacchi delle patatine. La nostra tecnologia può riciclare anche questi materiali, che oggi finiscono solitamente nella raccolta indifferenziata: basterebbe soltanto settare l’impianto dell’azienda che immagazzina questi prodotti. Per questo stiamo dialogando con molte imprese che trattano questi materiali poliaccoppiati, per fare insieme ricerca e sviluppo al fine di attivare anche questo tipo di impianti. Nel futuro, così, potremmo riciclare anche altri tipi di poliaccoppiati, che oggi finiscono tutti tra i rifiuti indifferenziati.»

In generale, ci sembra che la proposta dell’EcoAllene sia buona e interessante in un’ottica di transizione, come quella che stiamo vivendo in questi anni. Lo smaltimento del Tetra Pak è un problema di questi anni e questa ci sembra una soluzione idonea per minimizzare gli impatti dell’arrivo della plastica e dell’alluminio direttamente negli inceneritori o nelle discariche. Una buona idea in un momento di passaggio, che dovrebbe auspicabilmente traghettarci in un mondo che posso fare completamente a meno del Tetra Pak.

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