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13 Set 2019

Casa Giglio: a Torino il social housing che sostiene le famiglie nella cura dei bimbi

Scritto da: Annalisa Jannone

A Torino una social housing permette di ospitare undici nuclei familiari a rischio povertà con bambini ospedalizzati per il tempo necessario alle cure, fino alle dimissioni. Da diciassette anni l’associazione Casa Giglio accoglie gratuitamente chi ne ha bisogno e crea cultura della solidarietà con creatività e umanità, per amore e amicizia.

Da diciassette anni i nove soci del progetto Casa Giglio ospitano gratuitamente famiglie a rischio povertà con bambini ricoverati nei reparti dell’Ospedale Infantile Regina Margherita. Segnalate dagli assistenti sociali e dai mediatori culturali, queste famiglie rischierebbero di non riuscire a stare vicino ai propri figli per tutto il tempo necessario delle cure.
In questi anni l’associazione ha ospitato centinaia di famiglie, supportandole ed accompagnandole fino alle dimissioni dei bimbi dall’Ospedale.

Ma ora c’è di più. Giglio Onlus è riuscita a ristrutturare e ad aprire una casa comunitaria per undici nuclei familiari: camere da letto con bagno privato e molti spazi in comune per creare un ambiente di sostegno sereno e familiare. Un social housing nel quale si condivide cucina, lavanderia, sala da pranzo e un ambiente polivalente aperto al pubblico per spettacoli ed eventi funzionali a creare momenti di allegria e a raccogliere fondi per il progetto.

«Diciassette anni fa, per coprire le spese delle prime famiglie, organizzammo una tournée di teatro a cui partecipammo anche noi soci. L’attività teatrale serviva, e tutt’ora serve, a far conoscere il progetto e a raccogliere donazioni. Tra di noi ci sono attori, un fonico e degli amici che di volta in volta fanno dei ruoli nelle commedie. Tutti volontari poiché ognuno di noi ha un lavoro. Nella nostra associazione non manca il divertimento, se no sarebbe impossibile affrontare le difficoltà e la fatica» ci racconta una delle socie, Pinuccia Sgambellone.

«Siamo tutti più o meno della stessa età, verso la pensione, ogni anno ci diamo ruoli diversi: un socio può fare un anno il presidente e l’anno dopo il corriere. Ci divertiamo, riceviamo molte soddisfazione e viviamo intense relazioni di amicizia».
Per sostenere il progetto l’associazione crea moltissime occasioni di incontro e divertimento oltre al teatro: mostre, aperitivi, cene, danze, cacce al tesoro ed escursioni.

Il 21 Settembre, dalle 17.00 alle 19.00, ci sarà l’opportunità di conoscere la realtà e vedere la casa durante l’evento di presentazione dei corsi che partiranno per la stagione 2019/2020. Il cartellone di eventi si chiamerà “Un anno insieme“. Verranno ospitati corsi di Playback Theatre per mamme e ragazzi, corsi di pittura per famiglie, meditazioni, yoga, esposizioni d’arte e psicomotricità.

«Cerchiamo di proporre attività di ogni genere. Altre associazioni organizzano serate apposite per raccogliere fondi per il nostro progetto, come ne sono esempio le due associazioni di ballo Luce d’Oriente e I Tangolosi che da sempre ci supportano. Altre associazioni filantropiche come il Rotary Club e Amitie Sans Frontieres ci sostengono economicamente».
La ristrutturazione della casa di 800 metri quadrati in Via Cappel Verde è stata possibile grazie al contributo della Compagnia San Paolo e della Fondazione CRT.

Ma la struttura costa migliaia di euro al mese e sembra che non si riesca a “competere” con le grandi organizzazioni benefiche che, seppur facendo opere importanti, spendono il 70% delle donazioni in pubblicità.
«Siamo in tanti, tante associazioni di volontariato e questo è un bene ma le realtà più piccole fanno fatica ad avere offerte continuative e a far fronte agli imprevisti. Noi utilizziamo l’intero ricavato per le famiglie».

Eppure partecipare e sostenere, anche con il 5×1000, un progetto di piccole dimensioni e locale ha i suoi vantaggi. Una realtà piccola può essere più creativa, elastica, può insegnare ai più giovani il mondo del volontariato così come può fornire esperienze utili e appaganti. Si partecipa alla vita di altre persone e si creano relazioni profonde e genuine.

Le famiglie, oltre all’ospitalità gratuita, ricevono un supporto psicologico adeguato e un’affiancamento nei percorsi di orientamento. Inoltre, il progetto prevede la partecipazione di una comunità più ampia e scambi con tutto il quartiere. Creare relazioni familiari concorre alla cura dei piccoli pazienti perché alleggerisce le tensioni a cui le famiglie vanno incontro.

Ma a beneficiarne è anche il territorio circostante che avrà l’opportunità di costruire un “luogo” più a misura d’uomo e di famiglia. Infatti, il vicinato diventa sempre più interattivo e può usufruire della rete umana e dei servizi che si vengono ad intrecciare attorno a chi dona e/o riceve supporto e umanità. Man mano che si costruisce lo spazio di solidarietà, professionalità, ascolto e creatività questo espande anche i suoi confini.

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