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18 Dic 2019

Chi ha sponsorizzato la COP25? Le contraddizioni della Conferenza ONU sul clima

Scritto da: Redazione

Pranzi a base di carne, imballaggi usa e getta e stoviglie in plastica monouso. È quanto ha visto l’autrice di questo articolo nel bar del palazzo che ha ospitato la COP25 di Madrid, tenutasi in un palazzo in cui erano ben visibili le pubblicità di alcune grandi aziende che hanno sponsorizzato la Conferenza ONU sui cambiamenti climatici. Ecco le contraddizioni di un evento il cui esito, deludente, era forse già deciso.

Un momento: spiegherò tutto! A cosa pensi appena vedi “Coca Cola”, “Iberia”, “L’Oreal” proiettati sul grande schermo del palazzo che ospita la Conferenza ONU sul Clima (COP25) a Madrid? I maggiori responsabili dell’inquinamento sponsorizzano l’evento? Cosa succede? Da imprenditrice, voglio sempre capire cosa si nasconde dietro le misure prese e mi sono preoccupata di capire se le industrie più inquinanti del mondo stanno sostenendo le spese della COP25 in cambio di politiche favorevoli.

Le mie perplessità sono cresciute quando ho visto che Burger King è il fornitore alimentare della Blue Zone, dove si può avere un hamburger di manzo. Le persone nella Blue Zone sono i decisori politici, i governi e i leader mondiali che determinano le sorti dell’ecosistema. Sono loro al potere. Non hanno niente da dire sul loro pranzo a base di carne? Ma allora, cosa stiamo facendo qui?

Sono andata al bar, per pranzo, e sono rimasta scioccata. La plastica monouso, una delle tematiche più urgenti e ricorrenti nella discussione ambientalista, era ampiamente diffusa. Frutta già tagliata, insalate, ketchup e senape: tutto impacchettato in imballaggi di plastica. Per me, questa è l’origine del problema. Chi è presente alla Conferenza dovrebbe essere il/la primo/a a rifiutare un simile utilizzo di materiale inquinante e il consumo di carne. Se noi e loro, come leader, non siamo disposti a fare uno sforzo, possiamo aspettarci che gli altri ci seguano?

D’altra parte, è mio dovere affermare che tutte queste compagnie stanno investendo grandi cifre per correggere la loro catena di distribuzione, il loro uso di plastica e i loro consumi energetici. Sono migliorate e intendono migliorare ancora. Dovremmo apprezzare e incoraggiare questa volontà. Dovremmo pure incoraggiare altre industrie a seguire questo percorso!

Nonostante il loro impegno, però, voglio che facciano di più. Quello che stanno facendo non è abbastanza. Fino a quando la Coca Cola sarà in bottiglia di plastica (destinata poi a finire nel Pacifico), lo sforzo della multinazionale non sarà sufficiente. Fino a quando le insalate da 100 gr saranno in contenitori di plastica, lo sforzo del bar non sarà accettabile. Fino a quando Burger King venderà carne (per quanto proveniente da una filiera sostenibile), lo sforzo della compagnia non sarà sufficiente. Fino a quando Iberia continuerà a far volare aerei che inquinano l’aria, lo sforzo dell’azienda non sarà sufficiente.

Voglio che smettano adesso. Che siano radicali. Che fermino le fabbriche. Che fermino la produzione. Non c’è tempo di trovare una soluzione mentre tutto continua a funzionare. Queste industrie hanno gli incentivi, ma sono ancora troppo orientate solo al profitto. Non sono disposte a chiudere definitivamente con spreco, inquinamento e pratiche non etiche. Sono un’imprenditrice, so quanto è duro chiudere l’azienda e rinunciare al guadagno e allo stipendio. Però, per chi lo si sta facendo?

Gli obiettivi di queste compagnie dovrebbero cambiare: dalla conquista dei mercati per ricavare un profitto al confronto con le sfide che l’umanità deve affrontare.

Articolo di Astghik Zakharyan
Traduzione a cura di Carlotta Zaccarelli

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