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10 Gen 2020

Il Centro Creativo Casentino: la casa di famiglia diventa spazio culturale e Parco Letterario

Scritto da: Paolo Cignini

Anni fa vi abbiamo parlato del Centro Creativo Casentino di Bibbiena, un ambiente educativo e uno spazio di formazione aperto a persone di diversa età, categorie e culture nato dalla volontà di Annalisa Baracchi e di sua figlia Giulia, che hanno donato la loro villa di famiglia per la realizzazione del Centro. Vi raccontiamo come vanno oggi le cose, tra la nascita di un Parco Letterario e progetti di Welfare educativi e comunitari.

Era il 24 Maggio 2015 quando presentammo il nostro primo portale territoriale, Casentino che Cambia, presso il Centro Creativo Casentino, un ambiente educativo e uno spazio di formazione aperto a persone di diversa età, categorie e culture. Il Centro è nato grazie all’iniziativa di Annalisa Baracchi e di sua figlia Giulia, che hanno messo a disposizione gli spazi della loro villa di famiglia per la sua realizzazione. Abbiamo intervistato Annalisa Baracchi per sapere come vanno le cose oggi.

Ci potresti raccontare quali sono state le novità di questi anni, rispetto ai nostri primi incontri?
Una delle novità più importanti di questi anni è stata sicuramente la creazione di un Parco Letterario nel nostro territorio casentinese, un processo che ci ha visti attori protagonisti di questa esperienza.

Ci spieghi cos’è un Parco Letterario?
È un’organizzazione riconosciuta dal MIUR e dalla Società Dante Alighieri che riconosce ad alcuni territori, specificatamente legati alle opere e alle attività di alcuni scrittori e poeti, la possibilità di sviluppare progetti. Come recita il sito stesso dei Parchi Letterari, ‘sono i luoghi stessi che comunicano le sensazioni che hanno ispirato tanti autori per le loro opere e che i Parchi intendono fare rivivere al visitatore elaborando interventi che ricordano l’autore, la sua ispirazione e la sua creatività attraverso la valorizzazione dell’ambiente, della storia e delle tradizioni di chi quel luogo abita’. Ce ne sono diversi in alcune regioni italiane, come quello di Ostia legato a Pier Paolo Pasolini e quello di Recanati a Giacomo Leopardi, solo per citare due esempi illustri.

E perché ne avete creato uno in Casentino? A quali figura vi siete ispirati?
Al Casentino e alle Foreste casentinesi è legata una parte dell’opera della scrittrice Emma Perodi nello specifico le ‘Novelle della Nonna’: si tratta di quarantacinque novelle raccontate da una  ‘vecchia nonna Regina’, ambientate accanto al fuoco o nell’aia del podere di Farneta, un piccolo borgo sulla via di Camaldoli, raccolti nel giro di un anno nei giorni di festa, dalla notte di Natale al dicembre dell’anno successivo. Le novelle raccontano la storia della famiglia Marcucci e sono organizzate in quattro parti, corrispondenti ai cicli stagionali del lavoro contadino. Per la realizzazione del Parco Letterario, abbiamo contribuito a creare un protocollo insieme a sei comuni del Casentinese, con capofila il Parco delle Foreste Casentinesi, nel quale il Centro Creativo Casentino ha giocato un ruolo attivo».

Perché è stato importante creare il Parco Letterario dedicato ad Emma Perodi?
L’istituzione del Parco Letterario ci ha permesso di sviluppare una serie di eventi, legati ad alcune pubblicazioni che abbiamo presentato sia a Roma che a Palermo, e di disegnare quello che è un tracciato e un pensiero nell’ambito del territorio casentinese.Abbiamo pubblicato tre libri e lavorato con le scuole e con i bambini, per re-illustrare le ‘Novelle della Nonna’.

Ora stiamo percorrendo la seconda tappa di questo progetto: l’itinerario. Dobbiamo definire una sorta di sentiero dei racconti, che sia un cammino ideale nell’ambito del Casentino e che affianchi i famosi cammini tradizionali caratteristici del nostro territorio. È una possibilità per il 2020, sempre inserita nelle attività di valorizzazione del Parco e del territorio.

Dunque è un periodo in cui i legami con la letteratura sono molto forti per voi?
Sì, è così, anche nelle attività con le scuole che portiamo avanti. Se noi riusciamo nell’intento di unire la letteratura, l’arte, la sentieristica e le bellezze dei nostri paesaggi, possiamo creare un valore aggiunto ed una ricchezza maggiore, affiancandole a tutte le progettazioni territoriali già attive in Casentino.

E per il resto, come vanno le cose?
Il Centro Creativo Casentino rimane uno spazio disegnato per l’inclusività e per rispondere alle esigenze che il territorio manifesta. Abbiamo potenziato nel frattempo la struttura, migliorando il nostro spazio di coworking e inserendo nel nostro staff due psicologhe e un ingegnere.

Abbiamo lavorato sul Welfare creando un progetto, sponsorizzato da un bando della Cassa di Risparmio di Firenze, di sostegno alla fragilità e all’inclusione, organizzando insieme ad alcuni ragazzi che avevano meno disponibilità delle lezioni gratuite di affiancamento scolastico e dei corsi di recupero; inoltre, insieme al gruppo teatrale Nata, siamo andati direttamente nelle scuole, organizzando corsi di lettura e di teatro. Quest’anno in alcune scuole abbiamo letto e raffigurato Pinocchio, narrando poi il tutto con la realizzazione di un piccolo video.

Inoltre, insieme al comune di Bibbiena, abbiamo realizzato un progetto per le donne, dedicando una sala della nostra struttura alla costruzione di un Punto Donna, un luogo d’incontro che non va a sovrapporsi ai classici consultori medici, ma dove le donne possano ritrovarsi e parlarsi. Organizzeremo delle mostre di fotografia legate al femminile e l’evento sarà curato da alcune donne di Arezzo.

Uno sguardo finale anche agli anziani, per i quali abbiamo proiettato una serie di documentari legati alla storia dell’arte. Quest’anno proietteremo diverse lezioni legate all’Ottocento ed organizzeremo alcune gite su Firenze e nel resto della Toscana.

Puoi farci un bilancio delle attività di questi anni? Ti senti soddisfatta?
Sono molte di più le soddisfazioni che le delusioni. Uno degli aspetti che forse fa più male è la scarsa partecipazione dei ragazzi dai dodici ai venti anni: partecipano alle nostre iniziative legate alla scuole, come ad esempio i corsi di recupero, ma poi non vivono attivamente il Centro come mi sarei davvero aspettata.  

Si tratta però di un piccolo neo rispetto ad un quadro davvero gratificante: vedere i luoghi e le stanze nella quale sono nata e cresciuta piene di persone, che partecipano a diverse attività e che si complimentano con noi, è una gioia che ripaga i nostri sforzi impiegati per sviluppare il Centro Creativo Casentino.

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