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28 Feb 2020

Perché fa bene educare i bambini in una scuola nel bosco

Scritto da: Rossella Covi

Quali sono i benefici fisici e mentali che comporta per i bambini crescere a contatto con la natura? Come imparare a scrivere e a fare i calcoli tra gli alberi? Gli educatori della Scuola nel bosco Vallelaghi di Trento rispondono ad alcune delle domande più frequenti in merito all’educazione all’aperto e sfatano alcuni luoghi comuni più diffusi.

Dal settembre 2018 alle porte di Trento (Monte Terlago) è attiva una scuola senza aule e senza pareti: si tratta di un laboratorio permanente di educazione esperienziale in natura, rivolto a bambini da 3 a 6 anni. Di fronte a questa proposta in cui i bambini stanno all’aria aperta tutte le mattine di tutto l’anno scolastico con ogni meteo, genitori, nonni ed educatori del territorio hanno manifestato dubbi e curiosità. Per conoscere meglio questa realtà e chiarire alcuni aspetti riguardanti l’educazione outdoor, abbiamo incontrato i maestri della Scuola nel bosco Vallelaghi Trento, Raffaele Moschini e Jessica Zanlucchi, per conoscere meglio questa realtà.


Come vi siete formati per diventare maestri della “Scuola nel bosco”?
Ci siamo associati alla cooperativa Canalescuola, ente formatore per insegnanti ed educatori accreditata dal Miur, che dal 2015 coordina la prima rete nazionale di “Scuole nel Bosco”. Canalescuola ha valorizzato le nostre esperienze pregresse – studi in psicologia, sociologia e specializzazione in educazione ambientale oltre ad anni di esperienza come educatori – e ci ha permesso di partecipare a un corso di formazione di 300 ore con docenti italiani e internazionali provenienti da Paesi come Danimarca, Gran Bretagna e Germania, dove le Forest Schools sono radicate da 70 anni e si stanno sempre più diffondendo, anche finanziate dallo Stato.

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Inoltre incontriamo gli altri team delle 12 Scuole nel bosco che fanno parte di Canalescuola con cadenza bimensile in modo da programmare e confrontare le esperienze di educazione in natura che stiamo vivendo con circa 200 bambini e famiglie in tutto il centro-nord Italia. Ormai siamo una grande comunità educante! Insieme approfondiamo e mettiamo in pratica l’approccio scientifico della Waldpädagogik, della pedagogia esperienziale in outdoor e l’approccio educativo dell’apprendimento per scoperta.
Per il 21 marzo prossimo abbiamo organizzato a Trento, in collaborazione con il Centro Studi Erickson, un evento multidisciplinare dal titolo “Educare nel Bosco” per condividere esperienze educative, pratiche didattiche e valori pedagogici confrontandosi con esperti del mondo accademico e scientifico italiano.


La domanda più ricorrente di solito è: cosa fanno i bambini nel bosco nei giorni di pioggia?
La nostra scuola segue appunto il modello delle “Forest Schools” nord Europee, dunque stiamo nel bosco tutti i giorni e con qualsiasi tempo. Nei giorni di pioggia siamo bene attrezzati: i bambini indossano tutina e giacca impermeabile e gli stivaletti di gomma. Se si bagnano noi li aiutiamo a cambiarsi nel nostro tipi indiano. Tutti i bambini adorano giocare con e nell’acqua: pozzanghere, rigagnoli, torrenti, laghi moltiplicano le possibilità di gioco e di apprendimento. Sentire la pioggia sulla pelle è un’esperienza sensoriale unica che i bambini adorano fare. Inoltre quando piove, nel bosco, si possono facilmente osservare degli animali affascinanti: rane, rospi, lumache, lombrichi, salamandre…

E quando c’è la neve invece?
Si divertono come matti! Sempre adeguatamente vestiti esplorano tutte le possibilità ludiche che la neve ci regala. Seguire le tracce degli animali nella neve fresca immersi in un bosco candido è un’esperienza unica e che può regalare incontri inaspettati: quest’inverno seguendo delle tracce siamo riusciti a vedere dei caprioli!

Secondo voi i bambini del bosco hanno uno sviluppo motorio simile a quello dei loro coetanei?
Jessica: Come psicologa con esperienza di insegnamento dello yoga e delle arti circensi anche ai bambini, mi sento di affermare che lo sviluppo motorio dei bambini che frequentano la scuola nel bosco sia avvantaggiato rispetto a bimbi che non fanno esperienze quotidiane all’aria aperta: il fatto stesso di camminare su terreni con avvallamenti (cioè non uniformemente piani come le piastrelle) aiuta la propriocezione, cioè la percezione del proprio corpo e della sua posizione nello spazio, e aiuta a sviluppare la capacità grosso-motoria. Inoltre arrampicarsi sugli alberi, cosa che spesso i bambini fanno, esige la capacità di afferrare con le mani e mettere i piedi in spazi sempre diversi e non sempre stabili, con effetti positivi sull’equilibrio, sullo sviluppo motorio e sulla capacità di valutazione dei rischi. I bambini si pongono delle sfide fisiche che sono appena al di sopra delle loro capacità motorie, e riprovano più volte fin quando non ci riescono, sviluppando anche una positiva attitudine alla persistenza nell’intento e alla gestione della frustrazione.

Pensate che i bambini sviluppino anche la motricità fine, quella che serve anche poi per imparare a scrivere?
Sviluppano molto la motricità fine con attività da loro scelte: ad esempio spesso cercano di raccogliere insetti anche di pochi millimetri per metterli in un vasetto con visore e osservarli, e lo fanno senza ucciderli; questo tipo di movimento rafforza e affina in modo naturale la cosiddetta “presa a pinzetta”, prerequisito fondamentale per impugnare in modo corretto una matita o una penna. Sotto la nostra sorveglianza, usano un coltellino per fare la punta o scorticare dei bastoncini e questo è un esercizio fondamentale per sviluppare la forza nel polso e nel braccio fino alla spalla nonché la capacità di direzionare e dosare la forza della mano, oltre a migliorare la coordinazione oculo-manuale. Questi sono tutti elementi cruciali per sviluppare il pregrafismo. A volte i bambini più grandi iniziano a usare i bastoni anche per scrivere le lettere sulla terra. Ovviamente i bimbi usano anche i pastelli a cera per colorare e disegnare su materiali naturali e dipingono liberamente con tempere e acquerelli, esprimendo spontaneamente la loro creatività.

Secondo voi nel bosco i bambini sviluppano anche i prerequisiti della matematica oltre che del linguaggio?
La prima acquisizione della capacità logico matematica avviene attraverso le quantità e nel bosco si possono trovare numerosi spunti. Ad esempio, un giorno abbiamo giocato a fare il mercato: le faggiole erano gli euro per pagare! Con i bambini più grandi ogni giorno contiamo i presenti e gli assenti, distribuiamo le fettine di mela contandole e dividendole in base ai presenti e facendo un lavoro sulla distribuzione e sulla corrispondenza biunivoca. Per la competenza matematica, inoltre, risulta fondamentale sviluppare la percezione visuo-spaziale poichè la numerazione araba è legata alla posizione delle cifre nello spazio. In quest’ultimo aspetto i nostri bambini sono fenomenali, in quanto riescono a distinguere dei dettagli nella natura che a un adulto passano normalmente inosservati e hanno sviluppato un senso di orientamento nel bosco che ha lasciato a bocca aperta anche le guide ambientali che sono venute a trovarci. Inoltre, i bambini si autoregolano nella gestione dei turni nell’uso dell’altalena o della slack-line e usano i numeri cardinali per decidere chi va per primo, secondo…

In che senso i bambini “si autoregolano” nei loro turni di gioco?
Nel bosco cerchiamo di stimolare l’autonomia del bambino, l’adulto è sempre presente (con un rapporto di 1 adulto ogni 8 bambini al massimo) e osserva le interazioni dei bambini, intervenendo solo se strettamente necessario usando un linguaggio basato sull’assertività e l’ascolto dell’altro. I bambini gestiscono in maniera autonoma, accordandosi tra loro, le proprie interazioni e scelgono cosa fare e quando farlo.

In questo modo voi facilitate la capacità di lavorare insieme e cooperare dei bambini?
Si, visto che molte delle attività sono proposte dai bambini che si prefiggono uno scopo insieme e insieme lavorano spontaneamente per perseguirlo. Ad esempio se nel “cerchio” che facciamo al mattino i bambini decidono di costruire una capanna, collaboreranno tutti insieme alla costruzione del riparo, trovando un posto adatto, scegliendone i rami, aiutandosi a trasportare quelli grossi. I bambini parlano insieme e mediano quando sorgono dei problemi nell’attività che hanno scelto. Questa modalità incentiva molto anche le capacità comunicative dei bambini.

Fate qualcosa per avvicinare i bambini alla botanica e alla conoscenza degli insetti e degli animali?
Con l’alternarsi delle stagioni i bambini assistono alle fioriture spontanee e imparano a riconoscere diversi fiori e a distinguere quelli velenosi o quelli protetti. Gli insetti affascinano molto i bambini: passano molto tempo a cercarli e osservarli, direttamente a terra o nei visori. Nel bosco si incontrano innumerevoli tracce di animali e i bambini imparano con curiosità a riconoscerle: l’erba schiacciata nelle radure può indicare la cuccia dei caprioli e dei cervi, i segni sugli alberi possono essere lasciati dalle loro corna. Si trovano poi tane, feci, penne, piume, ossa, corna o anche interni animali morti. Quest’inverno ad esempio abbiamo rinvenuto lo scheletro di un piccolo di capriolo e lo abbiamo osservato a lungo.

Abbiamo tanti libri illustrati di nomenclatura e classificazione degli alberi, dei fiori, degli uccelli, degli insetti e degli animali del bosco e i bambini li usano quando la natura presenta loro degli stimoli: spesso quando passeggiamo ci portiamo questi libri e se osservando troviamo insetti o piante che ci incuriosiscono, insieme ai bambini cerchiamo di riconoscerli sui libri.

Alcuni pensano che i bambini che frequentano questo tipo di scuole potrebbero avere difficoltà ad adattarsi a contesti chiusi e più strutturati.
In Italia le esperienze simili sono recenti e non ci sono studi al riguardo. In Nord Europa, dove c’è una lunga e consolidata esperienza vi sono dei riscontri in letteratura. Citiamo, tra i tanti, uno studio realizzato nel 2002 in Germania da Peter Häfner (Università di Heidelberg), dal quale emerge che i bambini che avevano frequentato una scuola all’aria aperta avevano successivamente ottenuto risultati migliori in diversi aspetti rispetto ai bambini che avevano frequentato scuole tradizionali. Per esempio, riuscivano a seguire meglio il contenuto delle lezioni, prestavano più attenzione, eseguivano i compiti in una maniera più indipendente, rispettavano le regole, risolvevano i conflitti in una maniera più pacifica, sapevano esprimersi correttamente, argomentavano meglio le loro opinioni ed erano più creativi e fantasiosi.

Queste evidenze sembrano essere confermate dai più recenti studi di neuroscienze che sottolineano come l’esposizione in età precoce a spazi verdi e non antropizzati sia associata a una più sviluppata memoria di lavoro che ha un ruolo fondamentale nella comprensione del linguaggio, nella lettura, nella scrittura, nel calcolo e nel ragionamento. Tra gli altri benefici vi sono minori incidenze di patologie mentali quali la depressione o l’iperattività e maggiori capacità di concentrazione.

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