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3 Apr 2020

#IORESTOACASA con il Parco delle Foreste Casentinesi

Chiedendo di rispettare le misure di contenimento del coronavirus, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna invita ad intraprendere una visita virtuale del Parco in attesa di poterci andare (o tornare) fisicamente appena sarà possibile.


Anche il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna lancia un appello ai tanti appassionati di questo straordinario territorio, chiedendo di rispettare la prescrizione governativa a non uscire di casa se non per comprovate necessità.
“Dovremo rinunciare, per qualche tempo, a godere dal vivo delle bellezze dell’area protetta, all’ospitalità delle strutture ricettive e alla professionalità delle guide e delle società di servizi turistici. Vi invitiamo però ad immergervi in una visita virtuale attraverso le straordinarie immagini, i video e le pubblicazioni online che vi proponiamo di volta in volta sui nostri canali web”

È questo il messaggio che lancia il Parco della Foreste Casentinesi che, continuando a coltivare il desiderio di poter tornare il prima possibile a vivere il Parco come prima, ci invita a coltivare, dalle nostre case, in modo diverso, le nostre passioni.

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Per i più piccoli l’invito è a disegnare il Parco, un nuovo tema ogni settimana, partendo dagli animali ispirandosi alla pagina dedicata alla fauna dell’area protetta, dove si possono conoscere meglio gli animali che vivono nel Parco. Il disegno può essere inviato tramite messaggio privato alla pagina ufficiale del Parco, dove sarà pubblicato, oppure per mail a promozione@parcoforestecasentinesi.it.

Ai più grandi, invece, il Parco suggerisce un viaggio nel passato, alla ricerca di un mondo perduto, ricordando le tante risorse multimediali disponibili e i progetti, realizzati nel tempo, che permettono di navigare in questo ricco passato. Un viaggio virtuale, nel tempo, seduti comodamente e guidati dalle voci di chi ha avuto la ventura anagrafica di vivere il tramonto di una società contadina, costruita dalla sapienza dei montanari appenninici ai margini della grande foresta.

L’uomo e la natura hanno modellato il territorio del Parco, un’area che è stata abitata e vissuta dall’uomo per secoli: le tracce ed i resti di questa convivenza fra uomo e natura sono oggi ancora visibili, anche se in gran parte la natura ha ripreso il suo spazio.

I numerosi ruderi, le mulattiere, le maestà, le chiesette di campagna raccontano di un mondo che non esiste più, fatto di pochi ma solidi valori, di solidarietà e di sacrifici. Raccontano di una vita dura, condotta con grande dignità e amore per i propri luoghi; luoghi che nel Dopoguerra sono stati largamente abbandonati, a causa dei mutamenti storici e sociali che hanno modificato il corso della storia e la vita di coloro che erano stati, fino ad allora, i Popoli del Parco, gli abitanti di questo tratto di Appennino, oggi tutelato dall’area protetta, ma custodito per secoli da questi montanari.

Immagine tratta dal sito I popoli del Parco

Il repentino cambiamento ha rischiato di fare scomparire per sempre le tracce di un popolo, di una società che, con i suoi saperi e i suoi valori, si è sciolta come neve al sole, travolta dagli eventi.

Da questa consapevolezza nasce il progetto “I Popoli del Parco” (il Popolo era formato dagli abitanti di una Parrocchia), un contenitore dove confluiscono le ricerche in questo settore svolte negli anni: mostre, interviste, recupero di archivi fotografici storici, tutto ciò che ci aiuta a ricostruire e tutelare questo patrimonio di conoscenze e di esperienze che altrimenti andrebbe perduto, consapevoli che la conoscenza del passato, delle proprie radici costituisce un elemento imprescindibile per costruire il senso di appartenenza ad un territorio ed è essa stessa elemento di valorizzazione del territorio.

Nella home del sito, impreziosito dalle foto dell’Archivio Fotografico del Dott. Torquato Nanni, la piazza principale della nostra meta, dalla quale si può accedere alle varie vie che in essa convergono. Nella Via Mostre e pubblicazioni si può avere una veduta panoramica delle mostre e dei libri realizzati in ambito storico, così come è possibile visionare parte degli archivi fotografici acquisiti dal Parco o in fase di acquisizione in Archivi fotografici, o vedere quali ricerche sono state compiute con le borse di studio (quella naturalistica, dedicata a Pietro Zangheri, e quella storica, dedicata a Luciano Foglietta) alla voce Borse di studio e ricerche.

Immagine tratta dal sito I popoli del Parco

Dopo che ci siamo un po’ guardati intorno, possiamo inoltrarci nei vicoli e vicoletti dove è possibile incontrare qualche testimone che ci può raccontare cose curiose, per esempio facendo una visita nelle “Mappe interattive”, dove si può consultare la Mappa di comunità della Vallesanta, realizzata dal CRED dell’Unione dei Comuni del Casentino, oppure alla mappa de I Popoli dell’alta valle del Bidente uno dei “lavori in corso”, perché al momento si può vedere solo la facciata dell’edificio in costruzione. C’è una mappa con le località principali per ognuna delle quali è consultabile una scheda storica con una galleria fotografica. Presto sarà visibile un lavoro analogo per tutti gli insediamenti dell’alta valle del Bidente e un approfondimento con videoclip sulle attività ed i mestieri.

In questo viaggio si possano anche incontrare persone, gli abitanti di questo mondo, ascoltando le Voci dei Popoli che in alcune pillole raccontano aspetti della propria vita: l’agricoltura, l’artigianato, l’allevamento, la produzione del formaggio, del lino, il ciclo della castagna.

L’ultima tappa di questa visita virtuale nel “mondo che non c’è più” è la ricostruzione di questo mondo, fatta per capitoli, nel documentario “Lassù dove spiccano i baleni”. Un viaggio nella vita che nell’intento del Parco ci può offrire un’ulteriore chiave di lettura che ci renderà ancora più affascinanti questi luoghi in attesa di poterci andare (o tornarci) fisicamente appena sarà possibile.

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