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30 Apr 2020

Dove sta di casa la scuola? Laboratori a distanza per ripensare la didattica e supportare gli insegnanti

Scritto da: Daniela Bartolini

Qual è il rapporto tra le scuole e il territorio? Quali nuove modalità didattiche sperimentare per combattere il senso di isolamento e non interrompere il processo educativo? Questi i temi al centro del ciclo di laboratori online rivolti ai docenti e proposti dal Movimento Piccole Scuole INDIRE, impegnato da anni per sostenere le scuole situate nei luoghi montani, nelle isole e nelle aree interne del Paese. L’obiettivo dei webinar è quello di fornire agli insegnanti supporto e nuovi strumenti per il loro lavoro a distanza.

È partito martedì 28 aprile, con 1041 insegnanti collegati da tutta Italia, l’iniziativa “Dove sta di casa la scuole?”, un ciclo di webinar, Esplorazioni didattiche sulla “Casa Laboratorio”, dedicati a tutti gli insegnanti con proposte operative per attraversare discipline e grandi temi educativi attraverso fenomeni e materiali che possiamo incontrare negli spazi domestici. I webinar che proseguiranno fino al 20 maggio, sono organizzati dal Movimento Piccole Scuole INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa) insieme a molte realtà, ricercatori e insegnanti.

L’Indire sostiene da anni le scuole situate nei territori geograficamente isolati, allo scopo di valorizzare la loro funzione di presidio educativo e culturale e di contrastare il fenomeno dello spopolamento. Il lavoro di ricerca e il supporto forniti dall’Istituto hanno permesso ad alcune scuole delle piccole isole e delle zone montane italiane di sperimentare modalità di lavoro comuni grazie a modelli di didattica a distanza e all’uso di tecnologie. Questa collaborazione ha dato vita negli anni alla rete nazionale di Piccole Scuole. Nel 2017 è stato ufficialmente fondato il Movimento delle Piccole Scuole, con la sottoscrizione del proprio Manifesto , quale strumento di condivisione di azioni e valori.

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L’idea di questi webinar nasce dalla situazione di sospensione delle attività all’interno degli edifici scolastici, dalla necessità di avere uno strumento per combattere il senso di isolamento, per fare comunità e non interrompere il processo di apprendimento.

“Ma questa scuola deve per forza essere una scuola tutta virtuale, che si fa sempre e comunque davanti ad uno schermo? È necessariamente una scuola centrata sui contenuti del libro di testo, magari multimediale, oppure c’è spazio per esplorare la realtà con il corpo, con i sensi, per apprendere attraverso la scoperta, la ricerca, il laboratorio?”. Sono queste alcune delle domande che gli organizzatori si sono posti, da cui è nata l’idea di provare invece a pensare le nostre case come territori da esplorare, luoghi ricchi di “fatti educativi” che hanno a che fare con le scienze, con la matematica, con la storia, tentando così di costruire una scuola “a bassa intensità digitale”.

Abbiamo parlato di questa iniziativa e del progetto Spaesi – Un Atlante di geografia fantastica con Giuseppina Rita Jose Mangione, Ricercatrice Indire e referente del gruppo di ricerca “Piccole Scuole” e le ricercatrici Laura Parigi e Giuseppina Cannella.

Entrambe le iniziative, “Spaesi” e “Dove sta la scuola?” – ci raccontano – contribuiscono al dibattito sul tema del rapporto tra la piccola scuola e il territorio. I laboratori proposti rientrano in una cornice culturale che vede le piccole scuole come volano per un modello educativo che non sia circoscritto al suo edificio, ma a partire dal quale “essa potrebbe diventare porta di accesso a tanti e diversi luoghi dove apprendere per ogni cittadino in fase di educazione formale o informale” (Campagnoli 2017).

La proposte laboratoriali hanno alla base l’attivazione di processi culturali che coinvolgono le scuole ad ampio respiro e si rivelano strumenti preziosi per il consolidamento dell’identità, del senso di appartenenza degli studenti al territorio fino al ripensamento del modello organizzativo verso una scuola della comunità. Una scuola che veda nel suo compito istituzionale anche il modo di coinvolgere operatori delle scuole e dei servizi, genitori, enti gestori, amministratori, comunità locale e internazionale.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario che la scuola faccia propria come strategia di fondo la partecipazione, dentro i valori di corresponsabilità e democrazia. In questa cornice, attraverso un apprendimento di tipo esperienziale in cui lo studente riesce a comprendere in modo più efficace come legare la disciplina al contesto reale (Lave, Wenger, 2006), lo spazio dell’apprendimento diventa un locus, “il rapporto speciale e continuo che si instaura tra l’edificio architettonico e il suo contesto”, (Aldo Rossi, 1966) e dunque memoria collettiva. In quest’ottica la scuola della comunità assume diverse dimensioni all’insegna di un’educazione diffusa.

Con questi laboratori il Movimento delle Piccole Scuole intende aprire una stagione formativa che non abbia solo i connotati dell’addestramento all’uso di tecnologie o alla pratica di strategie didattiche, ma che parta da un humus culturale presente già tra i docenti e che lo metta in circolo attraverso gli stimoli proposti che ogni scuola farà propri a seconda del contesto in cui è innestata, coinvolgendo di volta in volta i soggetti più adeguati a raggiungere gli obiettivi educativi negli spazi propri del territorio.

Come si connettono i progetti “Spaesi” e “Dove sta di casa la scuola?”

Spaesi e Dove sta di casa la scuola? sono due laboratori didattici che possono essere visti come tasselli di una visione più generale che possiamo chiamare “Scuola della Comunità” una proposta culturale che promuoviamo come Movimento delle Piccole Scuole. Già uno dei principi espressi nel Manifesto delle Piccole Scuole1 individuava tra le traiettorie di innovazione quello della “Comunità” e sottolinea come “l’ambiente naturale, sociale e culturale può rappresentare una risorsa dalle forti potenzialità innovative nel momento in cui lega l’apprendimento alla realtà”. Con questi due laboratori abbiamo voluto dare gambe ad una idea di scuola diffusa, della comunità valorizzando con Spaesi la dimensione del “territorio” come identità delle piccole scuole situate nei luoghi montani, nelle isole e aree interne, e “Dove sta di casa la scuola”? la dimensione della “casa” quale spazio educativo domestico che ci permette di ridare alla famiglia un ruolo di partner della scuola.

Mentre l’epidemia del Covid si diffondeva e la scuola perdeva alcuni riferimenti di base, una parola inventata, spaesi, continuava a “fermentare” nelle nostre teste. Il paese con l’esse davanti poteva essere buon “sasso nello stagno” per iniziare a ragionare sul nostro paese che si era improvvisamente fermato e trasformato a seguito delle misure di distanziamento sociale: un po’ sospeso e un po’ a soqquadro, come abbiamo scritto. Perchè non usare la Grammatica della Fantasia per aiutare i bambini a far rientrare i luoghi del loro quotidiano (le piazze, i giardini, le botteghe) dalla finestra?.

Siamo ripartiti da qui e abbiamo coinvolto Vanessa Roghi, storica e autrice di Lezioni di Fantastica (Laterza, 2020), Ilaria Capanna curatrice della Biblioteca privata della Famiglia Rodari, Francesco Tonucci, pedagogista e responsabile del progetto internazionale “La città delle bambine e dei bambini”, presente alle Incontri di Fantastica che Rodari tenne a Reggio Emilia nel 1972 e infine Franco Lorenzoni, maestro e autore de I bambini pensano grande (Sellerio 2014) e de I bambini ci guardano (2019) come “lettore speciale” del pensiero infantile.

Mentre Spaesi prendeva il volo sulle ali della fantasia dei maestri e maestre e dei loro bambini, continuavamo ad avere percezione che la scuola, la piccola scuola avesse bisogno di un ulteriore aiuto. Durante i nostri caffè pomeridiani con Tonucci, in cui condividevamo le situazioni al margine della DAD, abbiamo iniziato a riflettere sulla “casa” come spazio di ricerca e di sperimentazione ma soprattutto come luogo di apprendimento per eccellenza che ci permetteva di superare un problema molto presente nei nostri territorio, quello della poca connettività, e al contempo aiutava le scuole ad agganciare la famiglia e avere cura insieme della continuità didattica dei bambini.

“Dove sta di casa la scuola?” è un’alternativa concreta ad una didattica a distanza tutta virtuale che rischia di alienare il corpo, la percezione, dai processi di apprendimento e che in alcuni contesti non si può praticare perché non ci sono dispositivi e connessioni adeguate.

Abbiamo coinvolto scelto di restringere il campo pensando alla casa in cui accadono delle “trasformazioni”: Come una cosa sporca può tornare pulita? Come dei materiali naturali possono diventare cibo? Come degli utensili familiari possono diventare suoni? Come delle immagini possono diventare storia? Come la lettura può diventare teatro? Come una piantina, un insetto, possono diventare scienza? Attraversiamo tutte le discipline grazie all’aiuto di numerosi amici, esperti e in grado di lavorare insieme facendo della “pratica” il messaggio e il mezzo di tutti i webinar.

A chi si rivolgono i webinar?

I laboratori sono stati progettati per gli insegnanti perché sono, insieme ai dirigenti scolastici, gli interlocutori principali della ricerca e delle attività di formazione dell’INDIRE. Abbiamo pensato all’inizio ai docenti delle Piccole Scuole, perché è il mondo che conosciamo più da vicino, facendo lavoro di ricerca – intervento principalmente con loro e con quegli istituti che aderiscono al all’interno Movimento. Così come per Spaesi, anche per “Dove sta di casa la scuola?” il nostro ragionamento è stato ispirato dall’idea che in un momento così difficile avevamo il dovere di guardare alla scuola tutta e anche gli amici esperti che abbiamo coinvolto hanno condiviso l’idea di “allargare il cerchio” aprendo la partecipazione anche ai docenti delle scuole “grandi”. Martedì scorso alle 17:00 è iniziata una staffetta che accompagna i docenti fino alla fine di Maggio.

Il Primo webinar coordinato dai Ricercatori INDIRE ha visto la partecipazione di Franco Lorenzoni e Francesco Tonucci. A loro è stato affidato il compito di introdurre l’iniziativa e di far passare un messaggio e un obiettivo “Si può approfittare del distanziamento sociale per sperimentare un modo nuovo di lavorare trasformando la casa nello spazio della ricerca e della sperimentazione, e i genitori preziosi mediatori di competenze che permettano di scoprire nuovi e probabilmente insperati percorsi educativi dentro la casa che diventerebbe così un vero laboratorio educativo nel quale la scuola attinge stimoli che socializza ed elabora approfittando degli strumenti tecnologici che permettono un dialogo fra alunni e insegnanti”.

Quali sono gli obiettivi e i bisogni che avete individuato e che vorreste provare a soddisfare con “Dove sta di casa la scuola?”

Il Laboratorio “Dove sta di casa la scuola?” nasce primariamente dall’esigenza di trovare e proporre alle nostre piccole scuole una possibile alternativa alla didattica a distanza centrata prevalentemente sulla costruzione di esperienze necessariamente connesse a contenuti digitali e videolezioni in modalità sincrona e asincrona: una scuola che non si ferma ma che fosse realmente sostenibile per quei territori che godono di minori infrastrutture tecnologiche e di problemi di connettività. Il rischio di esclusione riguarda tanti bambini e ragazzi che non hanno accesso ai dispositivi e a connessioni adeguate. Con questo laboratorio i docenti possono avere un dispositivo in più per “non lasciare indietro nessuno” trovando nello spazio casa e nel rapporto anche con le famiglie soluzioni di didattica domestica che permettono loro di restare efficacemente vicini ai loro alunni.

È un problema, quello del digital divide, che ha messo in evidenza anche la ministra Azzolina nel suo intervento al Senato del 26 marzo. Sono importantissimi gli interventi che sono stati messi in campo per fornire dotazioni e connettività, ma pensiamo sia utile anche pensare attività che siano inclusive rispetto a questo problema specifico.

Da sempre, nel lavoro del Movimento, cerchiamo di promuovere la “scuola attiva” in cui l’apprendimento e attraverso l’esplorazione, la ricerca, la scoperta, il dialogo. Siamo convinti che la casa possa aiutare a costruire apprendimenti più solidi di quelli che si acquisiscono la scuola della “memoria e dell’attenzione” come la definiva Rodari, che spesso ci lascia un bagaglio di conoscenze inerti, che magari sappiamo riprodurre verbalmente, ma che non diventano veri e propri strumenti che ci aiutano a ragionare. Forniremo esempi di come, anche in questa fase di emergenza straordinaria, gli insegnanti possono ostinarsi ad inventare modi che facciano della casa un luogo per far apprendere dall’esperienza diretta, dall’osservazione, dalla manipolazione.

Alla luce dell’ultimo dpcr che prevede il proseguo della chiusura della scuole, il lavoro da casa e per alcuni genitori il ritorno al lavoro fuori casa, con le conseguenti difficoltà di gestione familiare, come credete che questi incontri possano essere di supporto alle famiglie?

I laboratori sono stati pensati per gli insegnanti, come repertori di attività da fare a distanza con bambini e ragazzi. In questo momento tuttavia la presenza dei genitori è spesso necessaria, specie per i più piccoli che non sono ancora autonomi nell’organizzazione del lavoro scolastico e nell’utilizzo delle tecnologie che maestri e maestre usano per mantenere un canale di contatto con loro.

Per molti aspetti questo è un fatto positivo: dalle testimonianze che riceviamo dagli insegnanti, i genitori hanno “scoperto” il grande lavoro che si fa nelle classi, alcune conflittualità si sono attenuate, sono nate forme di collaborazione e di prossimità. Ma è anche vero che madri e padri si sono ritrovati all’improvviso a fare quotidianamente da “mediatori” in una rete di relazioni- quella dei bambini con gli insegnanti, quelle dei bambini tra loro- assumendo un ruolo inedito a cui nessuno era preparato e che deve conciliarsi con le difficoltà, piccole e grandi, che le famiglie stanno affrontando in questo momento di distanziamento sociale.

Al momento questo ruolo è trasparente, è per molti aspetti sconosciuto, invece sarebbe interessante capire come è stato vissuto questo ruolo da grandi e piccoli, quali sono state le difficoltà degli adulti, ma anche, per esempio, se la presenza dei genitori ha “invaso” un campo di autonomia, uno spazio privato della vita dei bambini. In Spaesi, una classe ci ha giocato su. Si sono inventati una serie di patologie scolastiche che sono spuntate in questo periodo e qualcuno ha scoperto la “suggerite cronica”, una malattia che colpisce i genitori più ansiosi di rispondere (e bene!) al posto dei bambini.

Nel secondo laboratorio, Dove sta di casa la scuola, abbiamo iniziato anche noi prestare un po’ più di attenzione al ruolo dei genitori, grazie alla sollecitazione di Francesco Tonucci che ci ha invitati tutti a pensare lavori e percorsi nei quali mamme e papà potessero essere “assistenti di laboratorio”, anziché suggeritori cronici o mediatori tecnologici.Tutti gli amici esperti che abbiamo coinvolto hanno aderito ad un format molto particolare di webinar sintetizzabile con la frase “Te lo spiego e nel frattempo lo faccio”.

Questa formula è pensata perché dall’altra parte dello schermo ci sono sia docenti, ma anche genitori che possono provare a farlo in casa prima di proporlo alle proprie classi. Se con “Cara, suono a casa! ogni oggetto della casa può diventare partitura e strumento musicale, con Oggi rompiamo le scatole! comprenderemo come come gli oggetti sui quali operiamo si nascondono concetti matematici importanti. Tutti i webinar hanno fatto propria la necessità di fornire esempi facilmente replicabili, con materiali poveri, situati in spazi che ci sono (quasi) sempre come la cucina, il bagno e la camera, e richiamando la famiglia come partner fondamentale e di grande competenza.

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