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27 Apr 2020

La scuola è morta con il coronavirus, ma soffriva di patologie pregresse

Scritto da: Redazione

Questa pandemia ha evidenziato in maniera drammatica i grandi limiti di un modello educativo che da troppo tempo non mette più al centro i bambini. Su questo tema pubblichiamo le riflessioni di Silvia, promotrice dell'asilo nel bosco "La Casa della Lumaca", fondato sui pilastri di fiducia, rispetto, gioco e pace.

Ogni mattino mi sveglio con una domanda, la stessa da due mesi: “Mamma, oggi finisce questa influenza?”. Questa domanda ogni giorno è presente, perché il bambino vive solo di presente. Il presente, come dice la stessa parola, è un dono. Donare al bambino il presente significa regalargli la vita. Il termine “educazione” deriva da “educare”, che significa accompagnare qualcuno dall’oscurità alla luce della conoscenza. Mi chiedo: quale educazione che possa davvero considerarsi tale tralascia il presente del bambino preoccupandosi soltanto di un “programma” da completare?

E il programma oggigiorno qual è? Imparare la tabellina? La lezione di inglese? Lo scopo della vera educazione è aprirti alla ricchezza interiore. Imparare la grammatica della vita. Una vera educazione dovrebbe prepararti a entrare in sintonia con l’esistenza e non a temerla, in sintonia con gli alberi, con gli uccelli, con il cielo, con il sole e con la luna.

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Cari insegnanti, la scuola è morta. È definitivamente morta con il coronavirus; perché già tutti lo sappiamo, soffriva da tempo di numerose patologie pregresse. La prima è l’aver da sempre dimenticato la centralità del bambino. La vera educazione fa emergere ciò che è celato in te, porta alla luce tutte quelle qualità che l’esistenza ha dimorato in te come un tesoro. Ai bambini questa scuola così come è impostata non serve e oggi mostra tutta la sua distanza, ma distante da loro lo è sempre stata.

Bambini, forse davvero andrà tutto bene, perché peggio di così non può andare. Mi chiedete quando finirà questa influenza? Non lo so, ma non rattristitevi con queste paure di adulti che senza un programma da seguire si sentono persi. Non guardate me, non ho grandi risposte. Osservatevi invece e poi mirate quell’albero, guardate quel bel fiore perché dentro voi così come fuori è di nuovo primavera, da vivere e celebrare. Da giocare.

Quando finirà questo virus della società? Quando il bambino sarà di nuovo visto come la scintilla dell’umanità. La luce del presente. Quando ogni lezione inizierà con una domanda difficilissima a cui non ci si prepara mai abbastanza bene – “ Come stai oggi?” –, perché per rispondere avrai dovuto imparare ad ascoltarti. E non è qualcosa da studiare a memoria. Non è qualcosa che si impara con l’età se non ti eserciti nell’essere presente a te stesso con il giusto “lavoro”, forse perché non c’è un programma che te lo insegna.

Quindi la lezione proseguirà con “che cosa avresti voglia di fare?” e terminerà con “quali domande, quali idee?”. Educare a un mondo nuovo, portare il bambino verso la luce riconoscendo l’importanza del suo sentire, perché nessuno più di lui può conoscere e rivelarci il mondo totalmente nuovo che è chiamato ad abitare.

Si inasprirà ancora di più il divario, tra chi crede a un futuro di classi chiuse, programmi, paura, mascherine , guanti e distanziamento e chi donerà al bambino chilometri di bosco, di colline e praterie e tutto lo spazio che la sua sete di conoscenza merita di esplorare. Il divario tra chi “costi quel che costi, ma il programma va continuato!” e chi sa che la vita è tutta un gioco!

Silvia Burini, promotrice dell’asilo nel bosco La Casa della Lumaca.

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