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15 Mag 2020

Educare alla consapevolezza, per un mondo post-coronavirus a misura di bambino

Scritto da: Alberto Fragasso

Alberto Fragasso, antropologo e fondatore di un progetto di educazione all’aria aperta, riflette sul rapporto che abbiamo con il mondo dell’infanzia e sulle mancanze che la quarantena forzata ha fatto emergere. Che sia il momento giusto per ripensare il nostro approccio educativo, rendendolo più consapevole e sincero?

Si è detto tutto il contrario di tutto riguardo il coronavirus, Covid-19, ma si è parlato poco delle famiglie, dei bambini e del loro benessere. Ed è un peccato, visto che si tratta dei futuri uomini che abiteranno questo pianeta. Ogni nucleo famigliare ha certamente vissuto l’isolamento in modo unico, ma se poniamo i bambini al centro insieme ai loro bisogni, come la cara Montessori potrebbe insegnarci, vedremmo che la loro libertà e i diritti del loro corpo e della loro mente sono stati negati. Non si è parlato per nulla di loro per ora, ma è importante farlo dal basso, cioè ognuno di noi dovrebbe chiedersi che cosa stiamo donando ai bambini del nuovo mondo? Del mondo post-coronavirus? Qual è l’eredità che stiamo lasciando loro?

Sono intensamente convinto che l’esperienza della quarantena abbia riportato a una ricostruzione sociale delle relazioni, sono solo degli esseri umani, ma di tutti gli esseri viventi. Il lockdown per come molti lo vedono è stato una fonte di difficoltà e di crisi, tuttavia le crisi possono rivelarsi molto più spesso opportunità. E infatti lo stare a stretto contatto, per quanto possa aver creato conflitto in alcuni casi, può essere stato rigenerante in altri. Il fermarsi ha portato certamente alle famiglie a rivalutare le proprie relazioni rivelandone in certi casi un nuovo volto che invita a un ascolto più profondo. Se vogliamo mettere i bambini al centro dobbiamo imparare ad ascoltarli, cosa di cui non sempre si ha la capacità a causa dei ritmi frenetici a cui siamo spesso sottoposti che creano una disconnessione da noi stessi, dal campo delle emozioni e dalla natura. Il bambino è il nostro futuro, il futuro dell’umanità e dobbiamo imparare ad ascoltarlo e a entrare in una nuova sintonia con lui.

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Mi capita sovente di sentire, soprattutto fra i più piccoli, all’interno delle scuole e nello specifico nella scuola dell’Albero della Vita (una scuola che ho fondato quattro anni fa) un interesse profondo per l’ecologia. Molti bambini sognano che l’inquinamento svanisca, che ci sia meno traffico, che si possa semplicemente abbracciare un albero. Emerge spesso nei cuori dei bambini un desiderio di appartenenza alla Terra.

Lo sbocciare dell’outdoor education e della possibilità di educare i bambini all’esterno, la creazione e l’emersione di scuole per il cambiamento che sono votate a questa filosofia di vita è un toccasana per molti bambini. In tal senso può essere sbocciata anche una moda positiva che si è diffusa nell’ambiente come un antidoto a quel malessere, a quella disconnessione dovuta al nostro ritmo quotidiano. I bambini che vivono a contatto con la natura sono in grado di fermarsi, di ascoltarsi e lo fanno in modo naturale, tanto più è innaturale invece quel senso di disconnessione ai quali sono sottoposti e che crescendo via via sviluppano sempre di più soprattutto stando collegati a strumenti tecnologici.

Con questo non voglio demonizzare la tecnologia, anche perché ritengo che in questo periodo sia stata una fonte di grande luce e aiuto e abbia contribuito a tenerci uniti e a contatto. Per esempio molte lezioni, anche all’interno dell’Albero della Vita, sono state affrontate attraverso l’utilizzo di strumenti come zoom, gruppi facebook, chiamate, vocali o video. Questo ha permesso ai bambini di essere visti anche dai propri insegnanti e di scambiare quattro chiacchiere a distanza, di osservarsi, vedersi e a non isolarsi del tutto.

Certo non per tutti è possibile godere di un’educazione all’aperto. Chi infatti vive nel centro di Milano sicuramente non potrà essere facilmente a contatto con una fonte di natura. Eppure dobbiamo imparare attraverso la filosofia e all’ecosofia, che vi è una natura interiore profonda dell’uomo, antropologica, che viene prima di ogni natura. Se riconosciamo la potenza della natura, prima di tutto, indipendentemente dal fatto che si stia in casa o all’esterno, allora la sua bellezza non ci abbandonerà, anzi, diventeremo agenti profondi del cambiamento, proprio perché le nostre azioni saranno orientate a migliorare e intensificare la bellezza della natura stessa. A quel punto la nostra cultura sarà coerente a ciò che la natura ci insegna e non sarà più votata al consumismo e all’abuso.

Molto spesso quello che accade nel nostro sistema, per come è costruita l’educazione e la scuola al momento, il bambino è quasi considerato come un pacco postale – nello specifico il genitore delega parzialmente o quasi totalmente l’educazione dei figli alla scuola e agli insegnanti. Per cui nasce il bisogno di prendere maggiore coscienza rispetto alla genitorialità. Essere genitori e avere figli potrebbe voler dire contribuire a un’eredità che riguarda tutti quanti, che allarga molto le nostre vedute rispetto all’etica e a come dobbiamo immaginare la scuola del futuro, che non per forza deve essere una scuola telematica o una scuola tutta trasportata all’esterno.

Cerchiamo di non vedere ora la risposta a questo lockdown tramite l’immaginare una scuola completamente all’esterno come una soluzione. Dal mio punto di vista questa è piuttosto una reazione a un bisogno di libertà dovuto a molti mesi di chiusura. Per reimmaginare davvero una scuola dobbiamo immaginarla con consapevolezza. Considerare il bambino come un essere vivente, come una piantina da annaffiare, non come un otre da riempire di nozioni e competenze. A quel punto scopriremo una nuova vitalità scolastica, un nuova capacità di osservare l’educazione e non risponderemo più a una necessità con una reazione, ma con un’azione consapevole.

Stare all’aperto potrebbe essere una grande soluzione, ma dobbiamo ricordarci che se consideriamo comunque i bambini come un pacco postale senza fare un lavoro di rieducazione etica, non andremo da nessuna parte, dentro o fuori che sia. Provate a immaginare gruppi di bambini a contatto con l’esterno per diminuire o evitare i contagi, che lasciano con noncuranza e inconsapevolezza cartacce in giro, rifiuti, mascherine e oggetti di plastica nei luoghi naturali maltrattandoli; certo forse non sarebbe una soluzione. Per questo ritengo essenziale per me una rieducazione filosofica ed etica dell’essere umano, del suo ruolo e del suo posto nel mondo, che deve partire dalla scuola, sia che si tratti di una scuola dentro quattro mura, che di una scuola all’esterno mentre abbracciamo gli alberi, perché bambini saranno i pilastri del nuovo mondo, che ci piaccia o no.

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