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31 Ago 2020

La storia di Anthony: il gioco e la permacultura per vivere più felici

Scritto da: Brunella Bonetti

Da diversi anni Anthony si è trasferito nella campagna laziale dall'Inghilterra, adottando uno stile di vita sobrio e incentrato sul gioco e sulla permacultura. La giocoleria per lui non è solo un hobby, ma un percorso di crescita personale e relazionale che porta alla consapevolezza.

È un torrido meriggio di fine luglio e dopo aver percorso gioiose sterrate in terra sabina, nei pressi del borgo di Toffia (RI), raggiungo quella che è una felice storia di vita in transizione e cambiamento. Ad accogliermi nel terreno di campagna, un cespuglio di barba e capelli ramati, lasciati crescere liberamente intorno a un sorriso contagioso. Anthony Trahair e tre pulcini dai nomi sanscriti Bigia cioè “seme”, Durga, “colei che difficilmente si può avvicinare” e Amanaska, “mente libera”, sono i proprietari del casale.

Lasciando i tre piccoli esploratori nel loro chicken tractor, Anthony mi accompagna a fare un giro nel terreno, dove vive da sette anni. Qui il giocoliere e la sua moglie vivono in modo sostenibile dedicandosi alla permacultura, alle arti circensi, alla cura dello spirito e del corpo. Il terreno è di pochi ettari, abilmente decorati con un orto sinergico, due tinozze per la raccolta di acqua piovana, due zone per il compost, di cui una riservata all’hot compost, poi una legnaia, una buca per il futuro biolaghetto e molti altri progetti in divenire secondo i principi della permacultura.

Al termine del giro esplorativo ci rifugiamo al fresco della casa, dove Anthony mi racconta di sé e della sua funambolesca storia di vita. Si definisce un esploratore dell’Arte del Juggling, la giocoleria, che utilizza per tirare fuori il meglio di ogni persona. Per lui, le performance circensi sono un viatico paragonabile alla progettazione in permacultura, laddove l’agire è in funzione del benessere del sé, degli altri e dell’ambiente circostante. Dalle palline volanti, alle tecniche yoga, dalle discipline orientali del Qigong eTaiji, al teatro artistico, dalla meditazione alla cura della natura: tutto ciò fa parte del mondo appassionato e appassionante di Anthony Trahair. «Il processo creativo è molteplice ed eccitante e alterna un lavoro individuale e di gruppo. È utile da integrare nella crescita personale».

Con queste parole, testimonia una multidisciplinarietà che, se vissuta in modo entusiasta e sempre in evoluzione, diventa necessaria per arricchire la vita, interiore e relazionale, di ogni persona e, di più, si fa strumento utile per rendere il mondo in cui viviamo un posto migliore. Piacevole. Divertente. Giocolante, proprio come Anthony. Nativo di Londra, si trasferisce ancora ragazzo in Cornovaglia, poi a Birmingham, dove si iscrive e si laurea alla facoltà di chimica. Ben presto, però, vincolato da tanti, troppi limiti imposti dall’accademia e da una società molto esigente, dove tutto funziona secondo regole e doveri ben precisi, il giovane non riesce a soddisfare la sua innata propensione per la gioia di vivere. Al contrario, si sente costretto in gabbie artificiali da cui gli è difficile sfuggire.

Eppure, senza perdersi troppo d’animo, Anthony riesce a trovare una valvola di sfogo nell’arte circense: «Usavo la giocoleria per resettare il cervello durante le lunghe ore di studio», mi confida. Da lì, il resto accadde naturalmente e la serenità sgorgò spontanea, nutrita dalle crescenti passioni per l’arte, il teatro, il circo, e poi lo yoga, le arti marziali, la filosofia orientale, la permacultura, e il viaggio. «Se vai verso la vita, la vita ti viene incontro e accadono magie». Questa la sua formula magica che, negli anni, Trahair si è impegnato di trasmettere agli altri, primi tra tutti i bambini, attraverso corsi, manifestazioni, spettacoli ed eventi di vario genere, “affinché la vita di tutti migliori in modo semplice ed appassionante”.

Nel 1996 al termine degli studi di chimica, Anthony decide di lasciare l’Inghilterra e si mette a viaggiare per l’Europa visitando anche l’Italia, dove vive per alcuni mesi. Successivamente, si trasferisce in Svizzera, dove frequenta per tre anni la prestigiosa scuola di teatro fisico Scuola Teatro Dimitri: «Avevo bisogno di trovare un connubio tra la mia formazione scientifica e il mio amore per l’Arte!», mi racconta mentre sgranocchiamo le pere mature raccolte dagli alberi da frutto nel boschetto poco distante da casa. È così che, al fresco e al sicuro dentro le pareti in mattoni e terra cruda del casaletto, semplici ed essenziali come chi le abita, mi appassiono anch’io al mondo di Trahair.

Ogni oggetto intorno a noi, dagli attrezzi di giocoliere, i libri stipati in ogni dove, i manifesti o i cimeli di corsi passati, gli strumenti musicali, i souvenir di viaggi per il mondo, i tappetini, le stuoie, e i cuscini per lo yoga, e poi le foto, le maschere, i ricordi e gli avanzi di una vita sorprendente, tutto trasuda lo spirito di Anthony: giocoso, appassionato e aperto a ricevere e dare sempre nuovi stimoli.

«Qual è il mio dono? Mi sono chiesto un giorno». È la vita, infatti, che a un certo momento, porta ad interrogarsi sul proprio talento. Perché ognuno ha un dono speciale, ma non tutti hanno la forza di consacrargli la propria vita. Anthony, invece, è riuscito a farlo e ha scelto di dedicarsi completamente alla “giocosità”. Questo il suo essere vero e profondo seguendo il quale è diventato capace di godersi al meglio il processo di ogni attività che svolge o che propone nei suoi corsi rivolti ai bambini, ma anche agli adulti. Considera, infatti, il giocare come una pratica fondamentale anche per i grandi. Ne sono un esempio i ritiri che organizza per le aziende sul “Potere della Giocosità”: «Una mentalità giocosa tra dipendenti e manager aiuta il benessere di tutti, aumenta il senso di appartenenza e migliora le capacità di adattamento. Nel mondo di oggi, è importantissimo avere una mente elastica e un buon senso dell’umorismo per attenuare le tensioni, soprattutto sul lavoro!».

Trahair ha un solo rammarico: «Che non si giochi abbastanza». È per questa ragione che lo scorso anno ha organizzato a Toffia il festival “Giocosamente”, la prima manifestazione locale interamente dedicata al gioco, alla cura del sé, la condivisione con gli altri e la sostenibilità ambientale. «Quando si gioca esce fuori la parte migliore di noi e si diventa più consapevoli, più liberi, meno giudicanti, più connessi, tolleranti ed aperti verso il sé, gli altri e il mondo».

Mi continuo a guardare intorno perdendomi tra gli scaffali stipati di libri. Il primo che mi colpisce, è “Pearls of Juggling : un viaggio nell’arte del Juggling per Performers ed Entusiasti”. È il manuale che Trahair ha scritto per «ispirare tutti i giocolieri, chi lo fa per professione, per cominciare, per chi insegna, chi opera nel mondo del circo e anche per tutti i curiosi».

Gli chiedo di indicarmi un paio di testi che rappresentino al meglio il suo essere. Uno è “The more beautiful world our hearts know is possibile” di Charles Eisenstein, pioniere e attivista della decrescita che nel testo indicato esprime la sua rivoluzionaria e filosofica visione del pianeta, inteso come organismo vivo che, se danneggiato e distrutto, morirà proprio come ogni essere umano. L’altro libro chiave per Anthony è “Play” di Stuart Brown, psichiatra americano che descrive l’importanza del gioco nella vita di un adulto, paragonandolo perfino all’ossigeno.

Al termine di una funambolesca giornata, diventa evidente anche a me la bellezza e l’importanza del gioco. Perciò, se è vero che “si può conoscere meglio una persona in un’ora di gioco che in tutta una vita”, come insegna Platone, allora divertirci insieme a Trahair e il suo spirito giocondo, può servire a molti altri per aprirsi a un piacere innato e spontaneo, frutto della vita stessa.

“Se non hai soldi, mettici l’amore, se non hai amore vieni qui a giocare!”, questo c’è scritto sulla scatola usata per raccogliere i fondi durante gli eventi. Perciò, forza, sforziamoci tutti di creare comunità giocose prendendo a modello la natura. Magistra vitae, perfetta nella sua imperfezione, connessa con il tutto, e resiliente a ogni cambiamento interno o esterno, la natura può diventare un modello anche per l’arte di una vita vissuta all’insegna del gioco.

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