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25 Set 2020

Sebastiano, il giovane contadino che per cambiare il mondo coltiva la terra

Scritto da: Nicholas Moretti

Dopo varie esperienze all'estero, Sebastiano ha deciso di tornare a Crema, sua città natale, per dedicarsi a quella che ha scoperto essere la sua grande passione: la natura. Così è diventato un contadino tuttofare che con il suo lavoro ed il suo esempio vuole contribuire concretamente alla costruzione di un mondo più sano e sostenibile.

Incontro Sebastiano in un caldo pomeriggio di fine estate; mi presento all’appuntamento in anticipo e infatti mi chiede di aspettare ancora dieci minuti, il tempo necessario per finire di raccogliere il fogliame degli alberi che popolano un bellissimo prato verde che rappresenta l’ingresso della sua seconda casa; lui stesso definisce il luogo in cui lavora “il mio habitat”, un posto in cui si trova in armonia con se stesso e con tutto ciò che lo circonda. Decido di ingannare l’attesa esplorando un territorio vastissimo che in poco tempo è stato arricchito con orto, frutteto, aia per le galline, un piccolo chiosco (il suo ufficio) e la cuccia per i cagnoloni Alba e Vegas che lo accompagnano durante le giornate lavorative.

Mio coetaneo, 25 anni, Sebastiano rappresenta quella generazione di ragazzi consapevole dell’enorme cambiamento climatico in atto e deciso ad agire nell’immediato per arginarne gli effetti. Mi ripete che non vuole che i suoi figli vivano soffocati dall’inquinamento e vuole evitare che vengano colpiti da fenomeni atmosferici incontrollabili. La nostra lunga chiacchierata tuttavia non si concentra sulla dimensione futura ma piuttosto sul qui ed ora, su quello che tutti noi possiamo fare nell’immediato nella vita di tutti i giorni per cercare di cambiare lo status quo.

Nonostante avessimo già avuto una telefonata interlocutoria, decidiamo di ripartire dall’inizio e quindi da alcuni episodi salienti della sua vita. Terminate le scuole superiori con qualche difficoltà, vista la mancanza di stimoli verso argomenti che non lo interessano più come prima, Sebastiano non vuole stare con le mani in mano e inizia a lavorare come cameriere in un ristorante. Un incontro fortuito con una cliente del locale lo catapulta a soli vent’anni a Formentera, dove si reca per svolgere la stessa mansione durante la stagione estiva.

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Originario di Crema, cittadina di provincia della Pianura Padana, si trova così immerso in un mondo completamente nuovo, fatto di movida, feste e incontri con personaggi famosi. Ciononostante, riesce a scoprire anche l’altra anima dell’isola, quella più intima e meno pubblicizzata, fatta di verde, di semplicità e di genuinità, di vecchie casette bianche in mattoni e di passeggiate a piedi nudi su spiagge sabbiose che si affacciano su un mare cristallino. Sebastiano viene rapito dalla bellezza, dalla calma e dalla tranquillità che si respira in quel luogo. Inizia così ad interessarsi sempre di più alle problematiche ambientali e si dedica alla lettura; legge tantissimo, studia e da autodidatta si costruisce un sapere ambientale tutto suo, in cui non mancano conoscenze su ambiente, agricoltura, allevamento e alimentazione, tutto seguendo il principio della sostenibilità.

Quando gli chiedo da dove nasca questo suo interesse, mi risponde che la genetica ha fatto la sua parte. Papà ha il pollice verde e sin da piccolo gli insegna come prendersi cura delle piante in casa; ne hanno tantissime, alcune sono lì da più di 30 anni. Il nonno materno e i suoi fratelli erano invece soprannominati “i piantéi”, che nel dialetto locale stava ad indicare le persone esperte di piante e fiori. Crede di avere ereditato l’interesse per il mondo naturale dalla famiglia, a cui ha però aggiunto una creatività tutta sua, che lo contraddistingue da sempre. Durante l’esperienza sull’isola spagnola infatti dedica il tempo libero a varie attività manuali come la creazione di braccialettini con materiale riciclato che riesce a vendere ai molti clienti del locale.

Emerge sempre di più il suo lato ambientalista, l’amore per la natura e gli animali. Parallelamente la voglia di lavorare come barista in un ambiente chiassoso e poco incline a seguire i ritmi della natura cala e decide di mollare quella vita da lavoratore stagionale, anche perchè la distanza dagli affetti inizia a farsi sentire sempre più forte. L’esperienza isolana gli è servita per capire ciò che più gli sta a cuore e ciò che vorrebbe fare nella vita. Pensa quindi di occuparsi di quelle questioni sopraelencate a casa, nel suo territorio natale, con l’obiettivo di cambiare e migliorare il posto in cui è nato e in cui vorrebbe far crescere la propria famiglia.

Tornato a casa, comincia a contattare aziende agricole locali, nel tentativo di trovare qualcuno che condivida le sue idee e sia disposto a lanciare progetti innovativi in vista di un futuro in cui verde, sostenibilità e amore per il Piantea Terra siano le parole guida. Diventa così un contadino tuttofare che si occupa soprattutto della cura degli animali e della coltivazione di materie prime.

Dopo alcune esperienze poco soddisfacenti, Sebastiano decide però di ripartire per un altro lavoro stagionale: questa volta si tratta della semina e della raccolta delle rose. Ha così la possibilità di vivere e conoscere altri Paesi come Nuova Zelanda, Francia e Paesi Bassi. Da queste esperienze si porta dietro un’attenzione all’ambiente diversa rispetto a quella che c’è in Italia. Nonostante negli ultimi anni siano aumentati gli investimenti da parte dei Ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura e sembra che ci sia una maggiore consapevolezza a livello ambientale, ancora troppo poco è stato fatto per tutelare e salvaguardare il nostro territorio e per favorire uno sviluppo sostenibile.

É necessaria una rivoluzione a tutto tondo ed entrambi siamo convinti che il punto da cui bisogna ripartire sia la scuola. Il focus sui bambini è fondamentale. Bisogna dare loro un insegnamento olistico, bisogna insegnare loro che il rispetto dell’ambiente è rispetto verso se stessi e verso gli altri: se prevale la logica dell’individualismo non si risolverà mai nulla. Chiedo a Sebastiano perché si faccia così fatica a sradicare la mentalità egoistica. Mi risponde che manca una corretta informazione, o meglio quella di qualità c’è ma devi andartela a cercare; quella che ti propinano in prima pagina è spesso fallace e superficiale e costretta anch’essa a rispondere a logiche di mercato.

Ci vorrebbero più programmi dedicati all’ambiente, al racconto di quanto sta avvenendo a livello climatico, alla riscoperta delle piccole realtà virtuose locali, al recupero delle tradizioni dei nostri nonni. Possiamo lottare, possiamo agire ed è importante farlo subito.

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Questo è quello che sta facendo Sebastiano, un contadino 2.0 consapevole di ciò che sta accadendo al Pianeta e pronto a tutto pur di salvarlo. Quando gli chiedo quale sia il suo sogno mi risponde così: «Quello realizzabile sarebbe gestire un posto come questo in cui lavoro ora. Mi ispiro a realtà come quella dell’agriturismo Ferdy, che ha deciso di mantenere intatte tradizioni famigliari improntate sul rispetto per l’ambiente a 360 gradi. Quello utopico è quello di girare il mondo con mio padre e occuparmi della salvaguardia del verde ovunque ce ne sia bisogno. Voglio curare il mio Pianeta e voglio farlo per me, per la mia famiglia e per gli altri».

Dopo parecchio tempo, entrambi terminiamo di parlare. Ci sediamo in riva al lago che si trova al centro del parco in cui lavora. Stiamo in silenzio per un po’, ci godiamo quello che la natura ci offre. Ripenso a tutto quello che ci siamo detti e credo che Sebastiano e la sua storia mi abbiano insegnato che per cambiare basta poco e si può partire, facendo un passo alla volta.

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