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5 Feb 2021

Un giardino di melograni diventa uno spazio di condivisione e l’occasione per cambiare vita

Scritto da: Benedetta Torsello

Dagli studi in economia all’agricoltura biologica: la storia di Daniele dimostra come ritornare al passato spesso rappresenti il modo migliore per progettare il futuro. Tra i filari dei suoi campi si intrecciano le tradizioni della sua terra e la coltura di una pianta millenaria, il melograno

Quando dieci anni fa Daniele piantò i suoi primi alberi di melograno, nella vita faceva tutt’altro: si occupava di marketing nella sua agenzia di pubblicità e comunicazione. Studi alla Bocconi alle spalle, anni di lavoro a Milano nell’organizzazione di eventi e il legame con la propria terra, il Salento, che lo spinge alla fine a rientrare e mettere su un’attività propria. «Prima di andare in ufficio, passavo sempre a guardare i miei alberi», mi racconta. Per anni, ogni mattina prima del lavoro, si è dedicato a quello che all’epoca considerava un semplice hobby: «Andare in campagna aveva un vero e proprio effetto calmante. Tra le mie piante, trovavo pace e soprattutto ispirazione per il mio lavoro».

Oggi la sua azienda, Martino Bio, è una realtà bene affermata sul territorio, con una decina di lavoratori fissi (più altri stagionali nei periodi in cui si concentra la raccolta) ed ettari di terreno che si estendono in vari comuni della provincia di Lecce, tra Nardò, Monteroni e Santa Caterina. Ma agli inizi Daniele aveva appena 1500 alberi di melograni e una passione antica per la terra. «I miei nonni coltivavano la vite. Trascorrevo tanto tempo in campagna da loro: a sei anni mi divertivo a provare a fare dei piccoli innesti», racconta Daniele. Negli ettari di terreno dell’azienda vi sono attualmente circa 22 varietà di melograno. Alcune sono antiche, tipiche del territorio, altre sono state create attraverso l’impollinazione incrociata, tenendo conto dei tempi di maturazione di ciascuna varietà. «Dietro ognuna di queste c’è una storia: precocità di maturazione, il sapore e la colorazione degli arilli. Ad una varietà di melograni dagli arilli violacei, ho dato il nome di Sophie, in onore della mia nipotina».

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Ma perché proprio il melograno? Questo frutto gustoso, simbolo di fecondità e abbondanza, coltivato soprattutto in diversi paesi del Medioriente, ha numerose proprietà di cui già gli antichi erano a conoscenza. Antiossidante, antinfiammatoria e ricca di vitamine, la melagrana viene impiegata anche nell’industria cosmetica: dai suoi semi, infatti, è possibile estrarre degli oli essenziali. «I nostri nonni – mi spiega Daniele – erano soliti bollire il bucato con la placenta delle melagrane (la pellicina bianca che avvolge gli arilli, ndr), per le sue proprietà disinfettanti e antisettiche». Oltre alla vendita dei frutti, Daniele propone diversi prodotti ricavati dalle melagrane, quali il succo, la confettura, la melassa e l’aceto.

Per Daniele i suoi campi di melograni sono uno “spazio esperienziale”. Diversi gli eventi, le presentazioni di libri e le attività didattiche proposte. Come i Red Days, tra settembre e ottobre, quando l’azienda viene aperta al pubblico, permettendo ai visitatori di raccogliere direttamente i frutti e riscoprire il contatto diretto con la natura. Molte attività vengono organizzate anche per le scuole, come il lancio delle coccinelle in primavera: «I bambini collaborano liberando questi insetti sulle piante e imparano, allo stesso tempo, che cosa si intenda per lotta biologica». Oggi la pandemia ha limitato molto le occasioni di socialità. Ma sono tanti i progetti ancora in cantiere, come quello di costruire una beehouse in legno da dedicare al benessere della persona e in cui potersi rifugiarsi per leggere un libro della biblioteca condivisa, avvolti dall’aroma benefico della propoli.

Una porta rossa in legno segna il confine tra la strada e i filari di melograni: ha un effetto straniante, sembra la via d’accesso ad un giardino segreto. «Era la porta di casa dei miei nonni, quella che dava sul giardino. Durante il primo lockdown l’ho rimessa a nuovo e portata qui in azienda». Proprio davanti alla porta rossa, Daniele fa la vendita al dettaglio e giusto accanto, ha recuperato una vecchia edicola dismessa, “un’edicola del benessere”, come ama chiamarla, in cui melagrane vermiglie hanno preso il posto di riviste e giornali. Se un giorno vi capiterà di affacciarvi a quella porta rossa e varcarne la soglia, passeggiando tra i melograni di Daniele, oltre a frutti saporiti, cordialità e passione, troverete il sogno di un giovane imprenditore che ha deciso di investire nel futuro, conservando le antiche tradizioni del territorio, uno stile di vita semplice e il legame profondo con la sua terra.

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