26 Feb 2021

NATworking: la rete dedicata a chi vuole lavorare in natura

Scritto da: Lorena Di Maria

Hai mai sognato di lavorare o studiare nella natura? NATworking è la prima rete italiana che connette le strutture che offrono uno spazio in natura con chi vuole cambiare il proprio modo di lavorare. Il progetto, realizzato da un gruppo di giovani rigeneratori urbani, quasi tutto al femminile, verrà lanciato nei prossimi mesi attraverso una piattaforma che contribuirà alla riscoperta dei nostri territori attraverso un nuovo modo di lavorare a distanza.

Torino - Sempre più persone oggi hanno la possibilità di lavorare e studiare da remoto: li chiamiamo nomadi digitali, lavoratori in smart working, studenti in DAD. L’ultimo anno ci ha fatto toccare con mano tutti gli effetti positivi di questa nuova modalità online che, specialmente in un momento di chiusura dei tradizionali luoghi del lavoro e di un maggior distanziamento, ci ha mostrato la potenziale rivoluzione dei nostri stili di vita.

Abbiamo sperimentato, però, che non sempre questa possibilità è sinonimo di una migliore qualità del lavoro. La città, ad esempio, ci ha mostrato tutte le sue problematiche: la mancanza di spazi di prossimità, il senso diffuso di solitudine, il sovraccarico causato dal continuo lavoro online e dallo stravolgimento del tempo che vi dedichiamo.

Proprio da queste premesse nasce NATworking, la prima rete di spazi dedicati al lavoro e allo studio in ambienti naturali, lontani dal caos e dall’inquinamento delle nostre città. Il progetto è nato poco più di un anno fa dal sogno di un gruppo di giovani professionisti torinesi che operano nel campo della rigenerazione urbana e dello sviluppo sostenibile. Sono Chiara, Giulia, Miriam, Eleonora e Jacopo. Alcuni sono architetti e altri pianificatori e insieme ad Antonietta, psicologa, e Alessandro, ingegnere gestionale, hanno saputo dimostrarci quanto è importante affrontare le tematiche urbane in modo interdisciplinare.

Come ci spiegano Giulia Cerrato e Chiara Guidarelli, «come libere professioniste nell’ambito della progettazione sociale e culturale ci siamo sempre ritrovati a lavorare in settimana e spesso anche nei weekend. Vivendo a Torino, lavoriamo principalmente in città e, tra location informali come casa, ufficio e spazi ibridi, abbiamo sempre riscontrato una grande difficoltà a trovare ambienti di qualità, stimolanti e dove poter trovare la concentrazione necessaria».

Il prossimo progetto potrebbe essere il tuo!

Ogni giorno parliamo di uno dei migliaia di progetti che costellano il nostro paese. Vorremmo raccontarne sempre di più, mappare tutte le realtà virtuose, e magari anche la tua, ma per farlo abbiamo bisogno che ognuno faccia la sua parte.

Il prossimo progetto potrebbe essere il tuo!

Ogni giorno parliamo di uno dei migliaia di progetti che costellano il nostro paese. Vorremmo raccontarne sempre di più, mappare tutte le realtà virtuose, e magari anche la tua, ma per farlo abbiamo bisogno che ognuno faccia la sua parte.

Così stanno costruendo un servizio per creare una rete di spazi di lavoro disseminati sul territorio in luoghi montani, rurali o vicini al mare, preferibilmente lontani dalle città. «Quando abbiamo pensato a NATWorking sognavamo di essere noi le prime utilizzatrici di questo servizio!». E forse la vera forza del progetto risiede in questo: nel portare a tutte le persone che stanno vivendo la medesima situazione (e che saranno sempre più numerose), un servizio capace di rispondere a delle esigenze collettive di libertà.

«NATworking presto diventerà una piattaforma digitale che connetterà tutti coloro che vorranno migliorare le proprie condizioni di lavoro e studio, con una rete capillare di spazi adeguati ad ospitarli; dove anche poter usufruire dell’offerta culturale e sportiva locale. Una ricaduta positiva, in termini sociali ed economici, per l’intero territorio».

Per realizzare tutto ciò, NATworking ha deciso di partire da Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta come regioni pilota, promuovendo lo sviluppo locale delle aree extra-urbane, con l’obiettivo di esportare il modello a livello nazionale. Ad oggi il gruppo ha individuato oltre venti strutture entusiaste di far parte del progetto: rifugi, agriturismi, ostelli, aziende agricole, coworking, residence, villaggi diffusi. A patto che siano immersi in un ambiente naturale.

Durante il lockdown abbiamo riscoperto (o meglio, ce ne siamo ricordati) l’importanza per la nostra salute di passare del tempo all’aria pulita e come la biofilia ci insegna, è importante rispettare la nostra predisposizione al contatto con la natura. «Quello che proponiamo vuole essere un percorso di prevenzione contro lo stress-lavoro-correlato per recuperare un rapporto di equilibrio tra tempo impegnato nel lavoro e quello dedicato a sé stessi. Abbiamo tutti diritto a vivere e condividere tempo libero di qualità!».

Il progetto, realizzato insieme all’associazione Dislivelli e in collaborazione con Cooperativa NEMO e Alle Ortiche APS è tra i vincitori della Call For Ideas Mind Club con il titolo Eco-Working Network, ed è tra i progetti selezionati dal bando GxG – Giovani per Giovani di Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione Carige.

In questi mesi il gruppo di NATworking sta avviando una coprogettazione con le realtà dei territori per testare insieme la nuova piattaforma, che sarà online nei prossimi mesi.  Questa vuole essere una vetrina per tutte quelle realtà che stanno soffrendo molto a causa del blocco del sistema turistico e che in questo modo possono accogliere una rinnovata utenza, offrendo un nuovo servizio in rete con realtà che vogliono rilanciare il territorio.

E ora che vi abbiamo raccontato tutto questo proviamo a immaginarlo. Pensiamo alla diffusione di un sempre più grande movimento di lavoratori e studenti intenzionati a migliorare le proprie condizioni di vita, consapevoli che, per stare bene, è possibile creare un ambiente di lavoro e di studio adeguato e fatto su misura. In questo modo non saremmo tutti più felici?

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