30 Mar 2021

Olga e i messaggi del bosco

Scritto da: Emanuela Sabidussi

I protagonisti della storia di oggi non hanno grandi poteri e infinite conoscenze. Sono al contrario esseri apparentemente piccoli e fragili, ma che custodiscono antichi saperi tramandati da anni a nostra insaputa. Si tratta di messaggi provenienti da creature che vivono vicino a noi. Eppure, mai avremmo pensato di poter sentire la loro voce.

È primavera e si sente ovunque: l’aria ancora fresca è scaldata da un sole sempre più ardente, gli alberi svegliatisi dal letargo del lungo inverno stanno gettando i primi germogli, i prati verdi sono cosparsi dei primi fiori colorati, testimoni di come la festa annuale del risveglio della vita sia finalmente iniziata. In una casa molto vicina al grande bosco di inizio valle Olga si sta preparando per uscire e salutare la primavera appena affacciatasi, dopo qualche giorno chiusa in casa a causa di una pioggia intensa.
«Non trovo la maglia rossa!»
«È sul tuo letto» risponde la mamma dalla cucina, abituata ormai a prevedere tutto.

E così Olga, tutta arruffata con ancora l’ultimo boccone in bocca, attraversa la grande sala per infilarsi giacca e scarpe e correre a esplorare le grandi novità del mondo la fuori.
«Io esco!»
«Ok, ma mi raccomando. Voglio che per ora di pranzo tu sia qui. Oggi verranno i nonni, non fare tardi!»
E annuendo Olga esce fuori correndo, con al suo seguito la fedele amica Polpetta, che non sta più nella pelle all’idea che una nuova avventura stia per iniziare: prova ne sono le veloci oscillazioni della coda e la lingua di fuori, accompagnati da grandi occhi felici.

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Olga e Polpetta, superato il cancello di casa, corrono veloci senza mai fermarsi sino all’ingresso del bosco, dove il sentiero inizia e conduce al mondo magico che entrambe amano tanto: formiche, grandi alberi, pietre colorate, farfalle, fiori sono tra gli abitanti della selva che li ospita silenziosamente.
«Guarda qui! I primi indizi della nostra missione di oggi!»
Le giornate più belle di Olga e Polpetta sono quelle trascorse a studiare ogni dettaglio del mondo intorno a loro. Imboccato il sentiero che conduce al grande bosco, le due amiche iniziano a setacciare ogni angolo, ogni dettaglio di ciò che si presenta davanti a loro. Ovviamente Polpetta, possedendo un fiuto eccezionale e un udito da cane, non ha necessità di assistenza esterna, mentre Olga si fa aiutare da una grande lente di ingrandimento regalatale dal nonno: così finalmente si può sentire una vera esploratrice.

Sono passate quasi due ore, le due esploratrici si trovano nel mezzo di una missione speciale alla ricerca della formica più piccola del mondo quando proprio davanti a loro vedono d’un tratto un oggetto alquanto strano. Incuriosite, si avvicinano per ispezionarlo. Prima da lontano e poi sempre più da vicino. È di colore nero e oro, a forma di cono, nella parte più stretta un prolungamento fa pensare ad una possibile impugnatura. Olga rimane parecchi minuti a fissare l’oggetto misterioso senza toccarlo, lo analizza tutto con la sua lente di ingrandimento per coglierne indizi, ma solo prendendolo in mano scopre una scritta in corsivo sul retro: “Udire non è ascoltare”.
«Cosa vuol dire secondo te?» sbuffa Olga curiosa vero Polpetta. Ma quest’ultima, non sapendo cosa rispondere, piega la testa senza emettere un suono.

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Un bel rompicapo per le due esploratrici. Passati diversi minuti a contemplarlo, Olga prova prima a strofinare il cono misterioso, poi ci soffia dentro, poi lo scuote e solo alla fine, forse grazie a un intuito inaspettato, lo avvicina all’orecchio per provare a sentire al suo interno e lì, dopo pochi attimi, inizia a percepire mille voci confuse.
Inizialmente si spaventa: di chi sono? Ma poi prende coraggio e prova ad ascoltare meglio: alcune voci dicono cose incomprensibili, altre sono calde e basse, altre stridule e alte. Alcune stanno urlando, altre a malapena si sentono.
Prova allora, tenendo il cono stretto all’orecchio, a spostarsi nel sentiero di qualche passo e capisce così che avvicinandosi ad ogni insetto, fiore, foglia, pietra vicino a lei, riesce magicamente a sentirne la voce.

«Oh no, ancora qui! Speriamo non prenda me!» sta dicendo un primula nata da qualche giorno.
«Oih oih quella terra stava per farmi male» singhiozza una formica infastidita e affaccendata. Poi girandosi e guardando Olga continua: «Che strana creatura questa qui!»
«Ah ah ah è vero! Guardate che orecchio enorme che ha!» commenta la formica vicina.
Olga capisce dopo qualche attimo che parlano proprio di lei e risponde indispettita: «Non è il mio orecchio questo! L’ho trovato qui. Il mio orecchio è normale, guarda!» e così dicendo mostra l’orecchio sotto al cono nero e oro.
La formica a quel punto si paralizza, rimanendo a fissare la grande umana. Lo stesso fa Olga.

“Come è possibile che possiamo sentirci e capirci?” si chiedono entrambe. Ben presto la notizia che una strana umana è in grado di capire la voce delle creature del bosco fa il giro tra tutti i suoi abitanti e in tanti iniziano a correre per conoscerla e poter parlare con lei. E così, seduti a terra in mezzo al sentiero, Olga e Polpetta ascoltano uno a uno in fila ciò che tutti quanti erano venuti a dire loro.
«Non è possibile che ci strappiate a centinaia. Anche appena nati, non avete pietà voi bambini. Ho visto con i miei occhi essere strappati e portati via tantissimi amici e amiche» stava dicendo una margherita arrabbiata: «Siamo stufi di morire per i vostri giochi sentimentali “m’ama, non m’ama”. Parlate di più tra di voi e lasciateci stare!».

Poi viene il turno di un cerbiatto: «Io sono venuto fino a qui per invitare la tua razza a camminare più lentamente con le scatole che avete costruito per spostarvi. Tanti dei nostri piccoli ogni anno muoiono sulle strade vicino alle nostre case. Credi di poter dare questo messaggio agli altri umani?» termina il cerbiatto pazientemente. Olga e Poletta annuiscono silenziosamente. Un tasso dietro di lui gli tira un’amichevole pacca su una zampa e insieme a questo punto si spostano nella fila, per fare posto ai successivi.
E così lasciano il turno a un grande pino dietro di loro, che chiede gentilmente all’umana appena conosciuta di invitare i suoi simili a trovare un altro modo per festeggiare le loro feste, che non preveda il taglio di un suo simile e terminando dice: «Vi sarei molto riconoscente se poteste mandare questo messaggio a tutti prima del prossimo natale».

Olga bosco

E così, decine e decine di creature, una dopo l’altra portano il loro messaggio all’unica umana in grado di sentirli. Olga registra tutti i messaggi nella sua testa, ascoltandoli con grande attenzione e alcune volte facendo anche domande per capire meglio le esigenze. Come nel caso di una pietra dalla voce un po’ traballante: «Alcune di noi hanno le vertigini. Non ci lanciate per favore lontane da dove ci trovate. In alcuni casi ci abbiamo impiegato centinaia di anni ad arrivare sino a dove ci avete trovate al vostro passaggio».
«In che senso soffrite di vertigini?».
«Il vuoto ci fa stare male. Siamo nate per stare a contatto con la terra, non per volare».
«Certo! Glielo dirò», dice Olga con le idee più chiare.

Si sta facendo davvero tardi, ma Olga e Polpetta aspettano che ogni creatura in fila lasci il suo messaggio per poter ringraziare, salutare e correre a gran velocità a casa.
«Ma dove siete state? È tardissimo!» dice la mamma vedendole entrare dal sentiero di casa, un po’ arrabbiata.
«Su, su, lascia che abbracci la mia nipotina preferita! Ci sarà tempo dopo per tutto» e così dicendo la nonna di Olga la avvolge in un grande abbraccio di benvenuto.
Il pranzo con i nonni inizia, anche se Olga non sta nella pelle dall’eccitazione delle mille scoperte appena fatte! E racconta tutto, tra una forchettata e l’altra, ai genitori e ai nonni a tavola.

«Ma che bella storia che ti sei inventata amore!» dice il papà alla fine del racconto.
«No, no non è una storia! È tutto vero, è appena successo» spiega Olga.
«Certo amore! Brava, ora continua a mangiare», conclude la mamma con un sorriso amorevole. E così Olga rassegnata capisce che nessuno della sua famiglia può capirla né aiutarla. I giorni successivi prova a spiegare quanto ha scoperto al vicino di casa, poi al lattaio, alla signora robusta che porta a spasso il cane e anche al sindaco del suo piccolo comune. Ma nessuno sembra prenderla sul serio. Solo un senza tetto tenta di crederle, ma in cambio vuole provare anche lui il cono. E nulla: non sente nessun suono o voce. E così, sconfortata, Olga prova con i bambini e organizza nell’intervallo un incontro nel corridoio per spiegare cosa ha scoperto i giorni prima.

Le reazioni alla notizia cambiano parecchio rispetto a quelle degli adulti:
«No, non ci credo! Ma è pazzesco!», esclama felice Sereno alla fine del racconto.
«Dici che possiamo riuscire anche noi?» chiede curioso Willy, il compagno di banco.
«Come pensi di far conoscere a tutti gli umani le tue scoperte, come ti hanno chiesto di fare?», chiede Lise ad Olga.
Ma Olga non ha una risposta, nonostante diverse ore passate a porsi la stessa domanda. Insieme allora decidono di trovarsi alla fine delle lezioni per capire il da farsi. E al suono della campanella si ritrovano tutti fuori da scuola. 

L’entusiasmo è alto! Ogni bambina e bambino vuole provare il cono magico e sapere ogni dettaglio dell’avventura vissuta da Olga e Polpetta. Lei racconta tutto: dall’inizio alla fine, felice che finalmente qualcuno creda alle sue parole. Torna così insieme a loro nel punto esatto in cui qualche giorno prima c’era stato il grande incontro. E il cono inizia a passare di orecchio in orecchio per far sentire la magia delle voci a tutti. A fine giornata tutti insieme seppelliscono il cono magico accanto a un grande masso: avevano scoperto che non era l’oggetto a trasferire il potere di poter ascoltare le voci, ma la sola convinzione di poterlo fare. Ora il cono non è più l’oggetto magico che Olga pensava, ma anche lui qualcosa di meraviglioso da proteggere.

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«Propongo di scrivere grandi cartelli con i messaggi e appenderli per le città», dice Stella. E il dibattito riprende da dove si era fermato all’intervallo. Tutti insieme cercano una soluzione per adempiere alla missione affidata all’amica Olga.
«Sì, ma forse non li prenderebbero sul serio», prova a dire Carletto.
«È chiaro che i grandi non sono troppo interessati a capire» rispondono in molti. Ma Olga ha appena avuto un’idea: «Allora forse dovremo far arrivare i messaggi ai bambini. Saranno loro a comunicare le cose da sapere ai loro grandi».
«Sì! Mi piace questa idea!»
«Sì! Anche a me!» esclamano tutti in coro!

E così la storia narra che ogni bambino e bambina da anni continua la sua piccola grande missione di condivisione dei messaggi delle creature del bosco con gli adulti. Gli stessi messaggi arrivati quel lontano giorno attraverso il cono magico trovato nel bosco da Olga.

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