14 Set 2021

Chi l’ha detto che il compleanno si deve festeggiare solo il giorno in cui siamo nati?

Scritto da: Brunella Bonetti

Dal 2020 BB ha deciso di festeggiare due compleanni: uno che ricorda il giorno in cui è nata e un altro che ricorda quello in cui è ri-nata, risvegliandosi dal buio in cui era precipitata dopo un incidente che l'ha condotta a un passo dalla morte. Perché una ricorrenza del genere è il momento giusto per celebrare, per ricordare e per guardare al futuro.

Ci sono giorni nella vita in cui senti di essere felice, grata, soddisfatta. E non mi riferisco a giorni particolari, anniversari o accadimenti eccezionali. Giorni che arrivano così, all’improvviso. Per caso o causalità. Ma è in quei giorni che un senso di pienezza riempie tutto il corpo infondendo piacere puro e gratitudine. In quei meravigliosi giorni, non c’è niente che conta di più. Tutto passa in secondo piano. Arrabbiature, delusioni, impegni, doveri, frustrazioni… puff!, si dissolvono.

Finché ci si rende conto che questi giorni eccezionali hanno qualcosa in comune: la presenza di volti e voci amiche. Il suono di frasi affettuose, la stretta di abbracci calorosi, lo scambio di sguardi complici e sorrisi sinceri. Sono giorni in cui non si è più soli. Finalmente, dopo tanto tempo. Uno di quei giorni, per BB, è stato quando ha reso pubblica la sua storia e ci ha tessuto sopra una rete di vite e di storie di rinascita e resilienza. Proprio come la sua.

Poi c’è il giorno che ritorna a casa, dopo un’importante e delicata operazione alla testa: la settima. Tornare a casa, svuotare il borsone, cucinare un pasto, accendere la solita radio, pulire i piatti, aprire la finestra per sgrullare la tovaglia e respirare un po’ dell’aria della strada. “È solo una settimana che manco dal mondo, eppure ho la sensazione di esserci atterrata oggi per la prima volta. Extraterrestre umana della vita quotidiana. Superstite, ancora una volta, di una realtà ospedaliera a me molto nota. Arrivederci. A rivederci in borghese. È finito il tempo dei medici e dei miracoli. Ora è arrivato il momento dello stare nell’umanità quella banale, fatta di uomini sociali, di cafoni, lavoratori, ladri e di passanti”.

la storia di BB

L’ultimo sorso di un caffè pomeridiano, per BB. Tra i fondi neri e cristallini di zucchero legge tutta l’incredibile dolcezza del ritorno a casa dopo un’altra, lunga e faticosa parentesi ospedaliera. Che sia l’ultima. Ma non è sempre così dolce il caffè e i giorni non sono tutti uguali. Ce ne sono altri, infatti, in cui sembra di fare un passo avanti e dieci indietro. “A passo di gambero, come nell’esercizio che mi facevano fare i fisioterapisti in ospedale. Un anno fa. Un anno così meraviglioso e così atroce. Così miracoloso e così feroce. A volte ho la forte sensazione che la vita nuova in cui sto finalmente vivendo, sia sono un sogno. E che prima o poi dovrò svegliarmi nella realtà, quella ospedaliera, quella fatta di sofferenza, di operazioni, di medici e medicine”.

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“Una realtà terribile, ma a cui mi ero ormai abituata a vivere. Dopo più di un anno, ancora non riesco a capacitarmi che la realtà vera sia un’altra. E che non sia più solo un sogno il vivere di problemi quotidiani, lavoro, nuovi incontri, litigi, pranzi fuori, routine, doveri, pulizie, e altri migliaia di dettagli che formano la quotidianità presunta normale. Ho vissuto così tanto a lungo e tanto intensamente una vita da malata il cui contorno era fatto di vita quotidiana, che ancora adesso fatico a considerare la normalità come vita vera, il cui aspetto sanitario è solo un contorno. Mi sento un birillo bersagliato da continui colpi. Non c’è mai tregua. Il senso di gratitudine di essere un miracolo vivente mi attanaglia tanto quanto la morsa dell’invalidità. La paura che non finisca mai, che ci sia sempre un nuovo ‘però’. È dura. Ho paura. Ma non posso mollare. Non posso demordere”.

Ho sempre dovuto e devo continuare ad affrontare ogni nuovo ostacolo concentrandomi solo sul presente. Quello in cui vivo. Il qui ed ora, impegnati quanto più possibile a seminare per il futuro. Perché, prima o poi, qualcosa deve pur nascere. Non posso fare altro. Pur volendo, non riesco a far altro che trasformare cre-Attivamente tutte le mie emozioni, tutte le fortissime sensazioni provate nei momenti più duri dei ricoveri. È un bisogno, una necessità: l’esigenza di plasmare pensieri ammassando parole e costruendo frasi. Svuotare contenitori di emozioni in forma di creazioni letterarie”.

“La mia vita di oggi mi sembra un grande campo arato. Mi sveglio ed è una giornata nera di pioggia e venti forti. Il campo appare arido ed incolto. Nessuna pianta, nessun fiore sembra crescere tra i bancali. Eppure ho dato il massimo, per quel che potevo, nei mesi precedenti l’operazione, ce l’ho messa tutta. In quei giorni così carichi di disagi, dolori, sofferenze, handicap, ma anche di meravigliose prime volte. Anzi prime ri-volte. Eppure, ora che è tutto passato mi sembra di avere tra le mani un pugno di terra bagnata e sterile. Meglio voltarmi dall’altra parte e riposare un po’”.

ragazza occhi chiusi

Al risveglio il sole splende alto e infuocato. Ti affacci sul campo della tua nuova vita e lo spettacolo a cui assisti è sorprendente. Quello che sembrava uno scenario desertico, un terreno improduttivo, si è improvvisamente trasformato in un meraviglioso campo colmo di frutti, fiori e piante rigogliose. Non c’è una zolla che non sia fertile, e non c’è angolo che non pulsi di vita. “Cos’è accaduto in una sola notte? Cos’è cambiato da ieri?”.

Niente, BB, non è cambiato proprio niente. La natura ha fatto il suo corso. I frutti che ora vedi sono il risultato dei mesi autunnali trascorsi a seminare e di un lungo inverno passato a proteggere i semi. Ed ora tutto è in fiore. È grazie al tuo duro lavoro di paziente amore e instancabile tenacia che tutto germoglia e diventa fecondo. In quei mesi precedenti l’ultima operazione, ovvero durante l’apparente riposo vegetativo, tutto si preparava all’esplosione primaverile.

Ma ora, BB, non avere fretta di raccogliere tutto. Sii paziente. Progetta con serenità e con piacere i prossimi passi nel tuo orto. Non temere di non saper gestire così tante piante. Tutto verrà da sé : raccoglierai i frutti più maturi, altri resteranno sul campo a creare humus, e altri ancora saranno conservati o si trasformeranno in conserve, utili per il futuro. Sii soddisfatta di te stessa per il tuo lavoro. E sii grata alla natura per fare il suo corso.

Ancora auguri BB, per il tuo doppio compleanno. Oggi sono trentaquattro, 34 anni di vita vissuta e 1 di rinascita, dalle tue prime dimissioni nell’estate 2020. Come festeggerai? “Non so lo, forse andando piano”. È vero, BB, sei andata di fretta fin da quando sei nata, in anticipo di più di un mese. Ma ora, BB, sei rinata diversa: sei tornata al mondo per imparare dai tuoi errori passati. E se historia magistra vitae, non è mai tanto vero come nella tua Storia di rinascita e resilienza.

“Ho tanta fame. Fame di vita e di amore. Necessità di forza e fiducia, come fossero l’acqua e il pane quotidiano. Quando sono uscita dall’ospedale, la prima volta un anno fa, nelle condizioni di una neonata appena mandata a casa in braccio alla mamma, beh quel giorno pensavo fosse tutto finito. Davanti a me solo la crescita, i progetti, e la convalescenza come svezzamento. I mesi in ospedale erano stati lunghi, ma a modo loro belli. E poi ero appena nata. E un neonato, forse, emette vagiti di felicità e sgambetta di gioia tra le mura dell’ospedale che lo accoglie e gli permette di vivere. Per me è stato lo stesso. Perciò uscire da quella che era stata a lungo la mia casa, la prima casa della nuova vita, è stato un momento meraviglioso. E mai avrei pensato che proprio quel giorno, da festeggiare per tanti motivi, proprio da allora avrei dovuto affrontare le sfide maggiori”.

torta di compleanno

È vero, è stato in quel momento, BB, mettendo il naso fuori dall’ospedale, che hai cominciato a imparare davvero cosa vuol dire lottare e non mollare mai. Non abbassare la guardia. Mai e poi mai. E non restare sola. Mai più. Perché la solitudine fa male. Fa male vivere ai margini se non lo si è scelto. E tu, BB, sei confinata da più di un anno ai limiti del reale, dentro una storia ai confini del surreale. Spesso, nei momenti più duri, ti sparavi addosso aria calda che ti faceva lo stesso effetto di un abbraccio. Che fosse del phon, di un termosifone, della pentola a pressione o dei raggi diretti del sole, serviva a placare il forte bisogno di affetto e calore umano. Ma, ormai, è trascorso molto tempo da quel freddo intenso.

Oggi è un altro compleanno. Fatti un regalo, BB, torna nel recinto della vita vera. Te lo meriti. Buttati nella mischia della realtà, metti in moto il fisico e la mente. Se per il primo dovrai faticare per recuperare la tua fisicità, dal lato psicologico dovrai solo insistere sulle tue passioni. Vedrai che, piano piano, arriverai a una sintesi perfetta: un’unione di mente e corpo fatta su misura per te … proprio come la tua nuova testa costruita ad hoc per BB!

Dopo questo lungo anno, proprio il giorno del suo compleanno, con ironia e con stupore BB si guarda allo specchio e vede apparire un’intera vita: un mondo nuovo, fatto di tutti i passi compiuti in quest’ultimo anno, e un mondo vecchio composto di tutti i frammenti di trentatré anni vissuti sempre al massimo. Sempre e comunque. “È stato un anno lunghissimo. Lungo una vita. Impossibile da dimenticare, ma doloroso da ricordare. Eppure, certe volte, è perfino più dura pensare al passato prima dell’incidente. Vago tra ricordi confusi e oggetti posizionati lì, da me, per una ragione precisa, anche se non ricordo quale. … è come ritrovare il baule di una persona morta: dentro c’è tutta una vita che non si conosce, c’è tutta una storia che non è la nostra“.

Eppure è stata la tua storia BB. La tua e di tutte le tue te. Se il presente recente fa male, allora riappropriati del tuo passato e investi sul tuo futuro. “Mi sono aggrappata a qualsiasi cosa pur di non crollare psicologicamente, pur di non cadere fisicamente. Mi sono nutrita di ogni energia circostante, proveniente da dentro o dall’esterno. Ho camminato avanti e indietro milioni di volte per i corridoi del reparto di neurochirurgia, pur di non mollare emotivamente. Ho scritto di tutto e dappertutto per non arrendermi mai. Per non esplodere. Questo lungo anno mi ha reso ancora più prudente e combattente. Ancora più fragile, ma mai docile. Mi ha messo allo scoperto, senza farmi sentire mai nuda o sola. Sono diventata finalmente sincera con me stessa e con tutte le BB di cui sono composta. Accogliente e vincente. Isterica e istrionica, ma razionale. Finalmente vera, impunita e consapevole con tutte le mie me. Solo ora mi sembra di vivere questa nuova puntata della storia in terza persona. Come se BB fossero tante maschere diverse, proprio come in un gioco delle parti pirandelliano”.

Eccole tutte le tue te. Entrano una dopo l’altra su un palcoscenico teatrale e si dispongono in un cerchio stretto, tutte faccia a faccia, chi con aria di sfida, chi sottomessa, chi tiranna, chi caparbia. Tutte diverse, ma tutte parti di una stessa persona.

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