17 Set 2021

Il Giglio: dalle rovine di un antico palazzo nasce il laboratorio comunitario

Scritto da: Benedetta Torsello

Coltivare una profonda connessione con la natura, assecondarne i ritmi e riscoprire sé stessi: sono queste alcune delle cose che si imparano a Pizzoferrato, dove l’Associazione Anahata porta avanti la “Scuola di Vita”, comunità diffusa in cui si sperimenta il vivere bene, la condivisione e l’aiuto reciproco.

Chieti, Abruzzo - Finestre rotte, polvere e calcinacci. È questo ciò che vede Angela Schmel, presidente dell’associazione Anahata, la prima volta che mette piede nel Palazzo Baronale di Pizzoferrato (ribattezzato Il Giglio), un complesso di oltre 2500 metri quadri, articolato su quattro piani e con due torrioni cilindrici ben conservati.

Posto in alto su una rupe, nella parte antica del paese da tutti denominata “La Torre”, il palazzo risale al XV secolo circa. «Avevo lasciato Lanciano per vivere nella Maiella Orientale, a Torricella Peligna», mi spiega Angela. «Cercavo uno spazio nuovo per portare avanti le attività dell’associazione e decidere di restaurare quel palazzo mi sembrò sul momento una vera follia. Era in uno stato pietoso», prosegue.

giglio 1

Da quel giorno sono passati circa due anni e di cose ne sono successe tante: un bando pubblico del Comune per dare in gestione l’antica dimora che sarebbe andato deserto se non fosse stato per il progetto di Angela, le resistenze di una comunità chiusa e diffidente, che giorno per giorno ha visto rinascere il castello, grazie alla tenacia e alla convinzione di una donna e di molte altre che hanno creduto nel suo progetto. «Ci sono voluti più di due mesi solo per ripulire il palazzo. Senza contare i lavori di restauro e messa in sicurezza», mi racconta Angela, con un tono tuttora incredulo.

Nata a Budapest e cresciuta nell’Ungheria comunista, Angela è counselor olistico ed esperta di reiki. Arriva in Italia quando ha solo vent’anni: «Da ragazza pensavo che non avrei mai messo piede in questo paese. E invece la vita mi ha portato prima in Molise e poi in Abruzzo, dove vivo dal ‘92». La comunità è l’anima de Il Giglio e di tutte le attività della “Scuola di vita”. E quando le chiedo cosa l’abbia spinta a fare questa scelta, le torna in mente l’infanzia, la sua terra: «Il comunismo finì quando avevo quindici anni. Ma per la gente non è mai finito. Si è continuato a coltivare la condivisione, l’aiuto reciproco, il senso della comunità. Si viveva così e basta».

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giglio 3

Sempre al suo fianco, i soci fondatori dell’Associazione Anahata, che si occupa di gestire il Palazzo Baronale. Un gruppo di «esploratori e viaggiatori» proveniente da tutta Italia – e non solo – che ha scelto la Maiella Orientale come luogo del cuore, dove vivere e riscoprire sé stessi. «La prima volta che vidi il palazzo, c’era con me Dounia, una giovane donna nata in Marocco, oggi vice presidente dell’associazione. Ha creduto sin da subito nel progetto e mi ha incoraggiata a rimettere a nuovo quel posto abbandonato da tutti», racconta Angela.

Ognuno mette a disposizione i propri talenti e competenze: bricolage, riciclo creativo, cucito, cucina naturale. Con Valeria Burrelli, laureata in scienze e tecnologie agroalimentari ed esperta di riconoscimento, raccolta e trasformazione delle piante spontanee e officinali, sono stati organizzati vari laboratori e attività. «Spesso considerate cibi per poveri – racconta Angela – queste piante selvatiche al castello vengono trasformate in pietanze prelibate, unguenti e tisane». Passeggiare e raccogliere, inoltre, ci rimette in contatto con la natura e soprattutto con noi stessi.

il giglio 4

In linea con i valori della comunità, il complesso del Palazzo Baronale è stato rimesso a nuovo con il metodo del “riciclo e riuso”. Tre piani su quattro sono al momento abitabili, arredati grazie a una rete di solidarietà e reciproco aiuto. Come mi racconta Angela, il 90% dell’arredamento proviene da Capracotta, grazie all’aiuto di Antonio D’Andrea dell’associazione “Vivere con cura”. Nel tempo Andrea ha raccolto arredi e oggetti abbandonati che in passato avevano riempito case di villeggiatura e residenze estive. «Anche i letti ci sono stati regalati da un albergo di Lanciano che non esiste più. Al momento abbiamo diciotto posti letto».

Il Giglio offre ospitalità a viaggiatori e viandanti in cambio di aiuto. È uno spazio dove rifugiarsi ed esplorare sé stessi. «Accogliamo giovani che vivono disagi profondi e hanno smesso di comunicare con ciò che li circonda. Qui imparano nuovamente a prendersi cura di loro stessi, dell’ambiente, del posto in cui vivono, ritrovando un ritmo quotidiano scandito dalla natura e dai bisogni della comunità. C’è sempre tanto da fare al Palazzo! L’aiuto di tutti è prezioso», spiega Angela.

Quella de Il Giglio è una comunità diffusa: si estende tra i borghi di Pizzoferrato, Torricella Peligna e Archi. Durante l’anno si alternano esperienze di cohousing a periodi in cui si vive vicini, magari nello stesso borgo, preservando però i propri spazi. A causa delle condizioni climatiche, il Palazzo è abitato soltanto nei mesi più caldi, dalla primavera all’autunno. Oggi al suo interno vi sono vari spazi da dedicare ad attività e laboratori. Grazie all’aiuto di Nicolas, esperto di permacultura e di bioedilizia, è stato possibile realizzare anche un forno in terra cruda e paglia, dove cuocere il pane di grani antichi.

giglio copertina

In collaborazione con il GAL Maiella Verde (Gruppo di Azione Locale), ente che si occupa dello sviluppo e il sostegno di aree rurali interne, il progetto Il Giglio è diventato un riferimento per tutta la comunità di Pizzoferrato. Il complesso del Palazzo Baronale infatti, oltre a ospitare attività e laboratori di bioedilizia, sartoria, autoproduzione di cosmetici naturali, cucina e tanto altro, è sede di un laboratorio comunitario. L’obiettivo è coinvolgere gli abitanti del borgo e delle aree limitrofe per dar vita a una piccola economia locale basata sull’artigianato, sul riciclo e sulla trasformazione dei prodotti della terra.

«Anahata – mi spiega Angela – è il chakra del cuore», quello che l’ha guidata sin dall’inizio di questa avventura, quando si è innamorata dei paesaggi primordiali della Maiella Orientale e non li ha più lasciati. Ed è soprattutto merito del suo impegno e intuito se oggi il Palazzo Baronale di Pizzoferrato è tornato a essere un luogo di incontro e un’opportunità di crescita, non solo per i suoi abitanti ma per tutta la comunità.

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