21 Mar 2022

Coltivare grano oggi: l’esperienza di un piccolo agricoltore

Scritto da: Valentina D'Amora

Oggi l’Italia importa dall'estero grano e svariate materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori. Il conflitto in Ucraina poi non sta facendo altro che mettere in luce tutte le lacune di questi ultimi anni. Come muoversi? Resteremo senza pane? Ne abbiamo parlato con Roberto Ferrari, che coltiva grani antichi originari della val Borbera e ci ha suggerito quali sono i bisogni dei piccoli agricoltori di oggi.

Alessandria - La guerra in Ucraina sta mettendo in luce la nostra dipendenza dalle risorse provenienti dall’estero. L’attuale situazione, legata anche alla logistica del porto di Odessa, importante nodo di smistamento, sta evidenziando tutte le carenze legate a grano, mais e olio di girasole, che negli ultimi anni ha sostituito l’olio di palma.

L’autosufficienza è la soluzione? Chi riesce a sopravvivere senza i granai d’Europa? Ne ho parlato con un agricoltore che coltiva cereali antichi autoctoni. Si trova in val Borbera e produce grano, farro monococco, orzo e birre artigianali. Si chiama Roberto Ferrari e ci ha raccontato la sua storia.

L’AZIENDA AGRICOLA BIOLOGICA

Nell’albero genealogico di Roberto ci sono quattro generazioni di allevatori e agricoltori. Oggi nei campi di famiglia e nei tanti altri terreni che in questi anni ha acquisito crescono farro, grano per le farine e orzo per le birre, tutti coltivati a partire da semi biologici e impiegando solo letame come fertilizzante.

Roberto ha deciso di seguire le orme dei suoi antenati a modo suo: i suoi bisnonni erano i commercianti di buoi della zona e coprivano tutta la val Borbera sino alla Liguria. «Ai tempi questi animali erano la macchina da lavoro degli agricoltori – racconta – e davano lavoro a tanti ragazzi giovani che portavano i buoi alle famiglie».

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Azienda agricola roberto ferrari grano
Il grano nei campi di Borassi con vista sul castello di Roccaforte Ligure

Il lavoro agricolo nel frattempo si è evoluto e meccanizzato e l’azienda si è espansa: Roberto ha preso in gestione tutti i terreni del Comune di Roccaforte Ligure e ora ha campi anche ad Arquata, Borghetto Borbera, Serravalle fino quasi a Novi. «Ho deciso di cambiare la struttura dell’azienda di famiglia, per puntare sulla qualità dei prodotti, come le farine di grani antichi e, da quasi un anno, la birra artigianale con il mio orzo, tutto derivato dai semi biologici e del territorio. E poi l’allevamento, con una mandria di bovini che pascolano in montagna da aprile sino a novembre sul monte Carmo, con 150 ettari di prato a disposizione».

LA VENDITA DIRETTA

La scelta di Roberto di vendere ai consumatori è avvenuta in anni in cui ancora questo fenomeno non era usuale come lo è oggi: «Quando parlavo di vendita diretta mi davano tutti del matto. Secondo loro il vero guadagno era vendere all’ingrosso. Io invece ho deciso di saltare tutti gli intermediari e orientarmi esclusivamente sulla qualità del prodotto che è, di fatto, di nicchia».

E poi vendere ai mercatini, ai forni biologici del territorio (come quello di Irene Calamante di cui vi abbiamo raccontato qui), alle famiglie, ai GAS o agli alveari, consente di conoscere le persone dal vivo e Roberto ama coltivare cereali ma anche le relazioni. Non è un caso che ricopra la carica di vicepresidente della pro-loco di Roccaforte Ligure.

COLTIVARE GRANO OGGI

In queste giornate di caccia alla materia prima, i piccoli agricoltori come Roberto stanno vivendo un periodo di forte richiesta: «Mi stanno chiamando dalla Toscana, dall’Emilia-Romagna, dalla Val d’Aosta per sapere se ho ancora farine da spedire. Sto riscontrando proprio il panico di rimanere senza cibo in tantissime persone. Ho ancora un po’ di grano da macinare, ma a fine stagione bisognerà poi centellinarlo».

Come piccoli agricoltori vorremmo essere aiutati dalle istituzioni ad aumentare le coltivazioni

Cosa fare, quindi, per soddisfare tutte le richieste? «Non utilizzando concimi o pesticidi la resa è sicuramente minore. Quest’anno dovrei riuscire a produrre una cinquantina di quintali di grano e una trentina di farro monococco. Da qui nasce la farina, che porto a macinare in un antico mulino a pietra».

Una parte del raccolto la riutilizza nella semina e poi ne conserva sempre un po’ «perché sono grani antichi e originari di questo territorio. Mi piace che la coltura si espanda, quindi se qualcuno mi chiede delle semenze le regalo ben volentieri». Roberto mi racconta che già da fine lockdown le persone sono diventate più consapevoli di cosa mettono in tavola: ora si affidano molto ai piccoli produttori del territorio, lasciando indietro la grande industria.

roberto ferrari campi
Roberto Ferrari

Qual è il futuro? Autoproduzione e consumi più oculati? Si può sopravvivere affidandosi esclusivamente al “meno e meglio”? «Come piccoli agricoltori, vorremmo essere aiutati dalle istituzioni ad aumentare le coltivazioni, soprattutto per soddisfare le richieste di prodotti a utilizzo domestico. Prima il 90% del grano e del mais coltivato in Italia veniva venduto all’estero o diventava foraggio per animali, c’era proprio una spinta a non produrre o a produrre poco».

«Vista la situazione attuale, è importante far aumentare le produzioni interne», aggiunge. I coltivatori però hanno bisogno di proteggere il raccolto da cinghiali e caprioli: «Anche se ho recinzioni elettriche, se io sono l’unico che semina il grano e siamo circondati da 300 cinghiali e 500 daini, la produzione così come nasce va a morire».

E poi la burocrazia: «Io, come i miei colleghi di altre aziende agricole, passo tre quarti della giornata non nei campi, ma dietro a infinite scartoffie. La mia piccola azienda può avere le stesse imposizioni di aziende di 150 ettari? C’è bisogno di semplificare». Il riscontro positivo delle persone è la molla che spinge a proseguire e ad andare avanti. «Fare rete e creare una filiera territoriale come stiamo facendo qui in valle è la chiave per far conoscere i nostri prodotti e riuscire a sostenerci l’uno con l’altro».

La val Borbera è una valle selvaggia e bellissima e i suoi abitanti hanno tanta voglia di ripartire: «Peste suina permettendo, in primavera e in estate ci saranno tantissimi eventi e rassegne nei prati e nei boschi. Mai come quest’anno c’è tanto bisogno di spensieratezza e di stare insieme».

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