24 Mar 2022

Rosy Russo: la pace comincia da una singola parola. Basta Parole O_stili – Io faccio così #348

Intervista di: PAOLO CIGNINI
Video realizzato da: PAOLO CIGNINI

Nel 2017 a Trieste è stato presentato il Manifesto della Comunicazione non ostile. A idearlo è stata Rosy Russo – fondatrice di un'agenzia di comunicazione e Ashoka fellow –, insieme a molti amici e colleghi sparsi per la penisola. Un lavoro nato grazie alla partecipazione attiva e gratuita di centinaia di migliaia di persone, utile per affrontare problemi quotidiani dentro e fuori la rete.

Trieste, Friuli Venezia Giulia - Fake news, cyberbullismo, revenge porn, body shaming sono parole che da tempo, purtroppo, fanno parte del vocabolario quotidiano di molti noi e che si riferiscono a tematiche complesse che coinvolgono sempre più persone, in particolare gli adolescenti.

IL MANIFESTO

Da questi ragionamenti è nato il progetto Parole O_stili, che ha prodotto il Manifesto della Comunicazione non ostile presentato a Trieste il 17 febbraio del 2017. A idearlo Rosy Russo, capo di un’agenzia di comunicazione e mamma di quattro figli tra i 12 e i 23 anni che l’hanno “obbligata” a non voltare lo sguardo di fronte a certi temi e cercare un modo per accompagnarli meglio nella crescita del loro modo di comunicare. 

«Parole O_stili è un progetto che ormai fa parte della mia vita, è un po’ il mio quinto figlio. La fatica a vivere il mondo della rete mi ha spinto a pormi delle domande; così, insieme ad amici e colleghi conosciuti in vari progetti in Italia, abbiamo coinvolto circa settanta persone tra comunicatori, influencer, politici, giornalisti. Tutti loro vivevano le mie stesse difficoltà nel confrontarsi e vivere la rete», spiega Rosy Russo.

«Abbiamo iniziato a condividere il nostro modo di comunicare e un “abc” di una comunicazione corretta da usare nel mondo virtuale. Sono nati dei principi che abbiamo messo subito online. Abbiamo coinvolto tantissime persone e ricevuto migliaia di contributi. La sintesi è diventata il nostro manifesto. Pensavo che il mio lavoro fosse finito, invece…», dichiara nel corso dell’intervista che le abbiamo fatto e che potete trovare nel video qui sotto.

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Invece il manifesto è stato condiviso da molti insegnanti a scuola, è stata costituita una partnership con il Ministero e, grazie a una serie di approfondimenti per argomenti specifici, è nato il manifesto per la comunicazione non ostile per il mondo della politica, per le istituzioni, per lo sport, per il mondo delle aziende e dell’inclusione.

Il Manifesto di Parole O_stili è il risultato della partecipazione di decine di migliaia di persone – che continuano a promuoverlo e a condividerlo – ed è stato riconosciuto dal presidente della commissione europea, da 400 sindaci, sottoscritto da più di 250 parlamentari, centinaia di scuole, migliaia di ragazzi e tantissime aziende. Tutto il materiale realizzato da Rosy Russo e il gruppo di lavoro per le scuole si può trovare sul sito del progetto o sul sito Insegno.it. Sono circa 200 schede nate dalla collaborazione volontaria con tantissimi insegnanti e accompagnano i bambini/ragazzi dai 3 anni fino ai 18. Si può fare lezione con il manifesto in qualsiasi ordine di scuola e materia. 

Stiamo monitorando i vari problemi e da una delle ultime rivelazioni abbiamo saputo che i discorsi di odio avevano raggiunto un picco massimo circa cinque anni fa, poi è seguito un calo e adesso una ripresa a seguito della pandemia

«Ci sono momenti nella vita in cui ti viene chiesto di restituire il bene che hai ricevuto. Il mio lavoro mi appassiona, sin dall’inizio il mio team eccezionale ha deciso di prendere a cuore il progetto in maniera volontaria e gratuita. Attraverso i social ogni giorno scopriamo il manifesto appeso presso un ufficio comunale, un parco pubblico, in azienda, nell’ascensore di un albergo. Non pensavamo potesse accadere tutto questo», continua Rosy Russo.

I PRINCIPI

Il Manifesto è costituito da dieci frasi che possono aiutare ad affrontare problemi quotidiani dentro e fuori la rete. Un lavoro incredibile per rendere questi principi con semplicità e arrivare a un pubblico ampio. Tra questi: gli insulti non sono argomenti, il silenzio comunica, sii ciò che si comunica, le parole hanno conseguenze, condividi le responsabilità. Principi che permettono di affrontare temi attualissimi e stimolare una maggiore consapevolezza. Parole O_stili ha come obiettivo un lavoro profondo sull’educazione e la cultura di questo mondo, per responsabilizzare e incentivare atteggiamenti che favoriscono un reale cambiamento.  

«Stiamo monitorando i vari problemi e da una delle ultime rivelazioni abbiamo saputo che i discorsi di odio avevano raggiunto un picco massimo circa cinque anni fa, poi è seguito un calo e adesso una ripresa a seguito della pandemia. Vivere il digitale richiede educazione e cultura. Da mamma dico che si sa quando si semina, ma non si sa bene quando si raccoglie», osserva Rosy Russo.

«Ci sono vari segnali positivi; nel mondo della scuola, ad esempio, notiamo una consapevolezza maggiore nel voler accompagnare i ragazzi. Sono sempre molto severa con gli adulti. Siamo bravi a fare il terzo grado quando i nostri ragazzi tornano da scuola, ma a fine giornata spesso non domandiamo chi hanno incontrato online, che parole hanno usato, dove sono stati, se qualcuno ha fatto loro del male. Noi adulti abbiamo delle responsabilità». 

parole o stili

Dall’esperienza di Rosy Russo e di Parole O_stili, dallo stare in compagnia dei ragazzi e nell’accogliere molte loro difficoltà, è nato il nuovo progetto Mi assumo. L’obiettivo è aiutarli a capire cosa vogliono fare da grandi, che vita vogliono vivere e in che parte del mondo abitare. Una piattaforma che coinvolge un pubblico che va dagli 11 ai 26 anni e che, attraverso percorsi scolastici o individuali, permette di dare risalto alle loro migliori competenze. 

LA RETE ASHOKA

«Ho scoperto da poco che il lavoro compiuto in questi anni – e che a volte mi è sembrato che non avesse molto senso – è parte di quello che oggi viene definito innovazione sociale. Parlare oggi di innovazione sociale e far parte della famiglia di Ashoka mi rende orgogliosa, mi ha aperto un mondo nell’incontrare le tantissime realtà che stanno portando avanti progetti strepitosi. Mi sento fiera di farne parte, i miei pensieri mi fanno credere che noi davvero possiamo cambiare questo mondo. Ognuno può contribuire e visto che siamo in tanti a volerlo sono sicura che per l’Italia c’è un bellissimo futuro in serbo», conclude Rosy Russo. 

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