12 Apr 2024

A Chioggia c’è un albergo sociale gestito da persone fragili

Scritto da: Cinzia Catalfamo

Nella "piccola Venezia" c'è un progetto che sta sfruttando il boom turistico di quest'area per unire ospitalità e sviluppo del territorio con inclusione sociale e cooperazione. Si chiama Corte Lusenzo ed è una struttura ricettiva nata grazie all'iniziativa della cooperativa B-Life – finalista al premio BITAC 2023 – e gestita da persone con fragilità.

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Venezia, Veneto - A Chioggia, nella Laguna del Lusenzo – il cui nome deriva dal latino “la parte illuminata” – nasce il progetto “illuminato” di Corte Lusenzo, una casa vacanze che presenta tutte le caratteristiche dell’eco-turismo, tanto da qualificarsi come finalista al premio BITAC 2023, dopo solo cinque mesi dall’apertura.

Chioggia, che è sempre stata considerata ingiustamente la sorella “povera” di Venezia, è esplosa turisticamente a livello internazionale da qualche anno. Peccato che le infrastrutture non fossero pronte all’epoca per ospitare un numero inaspettato di ospiti. Pare che uno dei motivi di questo “boom” sia un articolo apparso sul New York Times a firma di una giornalista americana che si era letteralmente innamorata della città. 

Da allora Chioggia si è trasformata: da città balneare è diventata anche luogo di interesse storico e naturalistico, grazie al centro che presenta palazzi e abitazioni molto simili alla sorella più conosciuta, Venezia, e alla pista ciclabile che passa in mezzo alla laguna unendo più isole e permettendo ai ciclisti di ogni età di godere appieno delle bellezze uniche dell’area. Non dimentichiamo inoltre che Chioggia dista pochissimi chilometri dal territorio molto meno frequentato e conosciuto del Delta del Po, che non può sfuggire al turista in cerca di natura selvaggia e tranquillità. 

chioggia

Ma anche lo sviluppo turistico di Chioggia presenta un rovescio della medaglia: molte abitazioni si sono trasformate in B&B o simili, i ristoratori si sono inventati ogni tipo di “cicchetto” – il tipico crostino da pranzo veloce o da aperitivo –, arrivando a quasi 50 tipi di cicchetti diversi. Ma c’è chi va in controtendenza rispetto a questa massificazione, come il nostro ospite Stefano Ghezzo, Presidente della Cooperativa B-Life, che ha come missione quella di creare posti di lavoro per persone definite “socialmente fragili”.

Come sei arrivato a Chioggia?

Io sono di origine veneziana, i miei nonni erano isolani e, come la maggior parte della gente, negli anni ‘60-70, con i miei genitori, sono andato a vivere a Mestre. Mio papà era un nostalgico di Venezia e della laguna; quando eravamo soli, lui e io, mi diceva sempre: “Lo vedi quel ponte?”, riferendosi al ponte che unisce Mestre a Venezia. Oggi vivo a Loreo, un paesino millenario nel Delta del Po che rispetto a Venezia e Chioggia rimane un luogo di nicchia. Per arrivare a Mestre, dove abita ancora una parte della mia famiglia, ci metto circa mezz’ora di auto.

Vuoi parlarci dei vostri progetti legati all’eco-turismo che vi hanno portato alla finale del BITAC 2023?

Personalmente facevo già parte del settore del turismo. Con B-Life, tutto nasce cinque anni fa, nel 2018, in collegamento con cooperativa sociale Titoli, che da oltre vent’anni opera a Venezia sud e Rovigo e che si occupa dei fabbisogni e della cura delle persone di tipo A, ovvero di quelle con fragilità fisiche e psicologiche importanti, e lavora con le RSA, le scuole e così via. 

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Stefano Ghezzo con lo staff

A quell’epoca nacque l’idea di creare una cooperativa di tipo B, per l’inclusione reale ovvero per integrare nella società civile questo tipo di persone. Sempre grazie all’aiuto della Caritas – poiché Chioggia è una città molto devota alla Chiesa Cattolica, un po’ come le altra città italiane di mare – e all’appoggio della cooperativa Titoli, con la sua Presidente, Valeria Tiozzo, pensammo di creare un progetto sostenibile collegato all’eco turismo.

Perché proprio il turismo?

Perché Chioggia è basata sue due settori economici: la pesca e il turismo. Nel turismo esiste più possibilità di creare lavoro per le persone da includere nella società, come da nostra missione. Così B-Life ha lanciato un progetto per il quale ci sono voluti più di tre anni di lavoro preliminare. Infatti abbiamo iniziato da un immobile abbandonato di proprietà del demanio affacciato sulla Laguna. 

La nostra è un’attività sociale, ma che tiene in mente l’auto-sostenibilità economica e la qualità dei servizi

Vinto il bando demaniale, che prevedeva un comodato gratuito per vent’anni, abbiamo deciso di acquistare l’immobile, dato che le condizioni del bando non ci andavano bene. Grazie a un fondo europeo e ad altre donazioni e situazioni che ci hanno permesso di far diventare realtà il nostro sogno, come gli aiuti da Banca Etica e Banca Intesa, abbiamo iniziato il restauro, seguito da un architetto locale importante, che ci ha dato un grandissimo aiuto.

Nel frattempo ci siamo resi conto che questo restauro, oltre a essere un progetto turistico, era diventato anche un progetto di rivalutazione ambientale, poiché poco tempo dopo vicino a noi si sono mossi tutti gli altri, per costruire, rinnovare, rivalorizzare una terra che per anni era rimasta abbandonata. In seguito, abbiamo comprato un altro stabile e siamo arrivati a 8 stanze, che rappresenta veramente il minimo per un progetto di sostenibilità economica a lungo tempo. L’hanno scorso abbiamo lavorato cinque mesi, adesso ricominciamo con buone prospettive.

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Raccontaci come in così poco tempo siete riusciti a farvi apprezzare così tanto a livello nazionale.

Intanto la nostra Casa Vacanze si trova in un luogo bellissimo e strategico: siamo fronte ovest e ogni sera, quando il tempo lo permette, il cielo ci regala tramonti indimenticabili. Inoltre, la nostra locazione è proprio sulla ciclabile che da Venezia Lido arriva a Chioggia, passando dalle varie isole e paesini. Poi non facciamo solo lavorare le persone fragili, puntiamo anche sulla qualità ed è per questo motivo che il turista ci sceglie. È un’attività sociale, ma che tiene in mente l’auto-sostenibilità economica e la qualità dei servizi.

Siamo a circa un chilometro e mezzo dal centro e a 900 metri dalla spiaggia, in modo che i nostri ospiti possano beneficiare della parte storica e di quella balneare con facilità. Abbiamo creato una corte fronte-laguna dove serviamo la prima colazione, che è la nostra forza, sia per la qualità dei prodotti che per questa location meravigliosa, che ho riempito di piante.

Che ruolo hanno i vostri dipendenti “fragili” all’interno della vostra organizzazione?

I nostri impiegati sono multi-ruolo, cerchiamo di creare un rapporto uno a uno con il cliente: dalle camere all’organizzazione della prima colazione, all’accoglienza. Ci sono tre persone dedicate al marketing, due ragazze per le pulizie, otto persone per la colazione. I nostri ragazzi “girano” di ruolo a seconda delle necessità. Inoltre ospitiamo un gruppo di psicologi che accompagnano i ragazzi fragili durante le varie fasi del lavoro, come ad esempio la cura piante. Ovviamente è ancora tutto in fase sperimentale, vedremo come andrà quest’anno, ma siamo molto ottimisti e fiduciosi.

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Che progetti avete per il futuro?

Piano piano vorremmo ingrandirci, cominciando dai 40 metri lineari che si affacciano sulla laguna che abbiamo ottenuto dal demanio per poter costruire dei posti barca, organizzare una zona aperitivo o altro. Intorno non abbiamo più spazio e quindi possiamo pensare per il futuro di fare un “albergo diffuso”.

Oltre al progetto di Corte Lusenzo stiamo sviluppando altre attività minori, sempre per l’inclusione delle persone fragili. Ad esempio, abbiamo preso in gestione le biblioteche di alcuni paesini nei dintorni di Chioggia e alcuni PUC, ovvero progetti di utilità collettiva, come dei percorsi di decoro comunali per il supporto alle persone in stato di svantaggio. Ovviamente sono tutti i progetti di integrazione nel lavoro per le persone fragili.

Com’è stato arrivare al BITAC?

È stata una vera sfida: noi abbiamo aperto il 17 giugno. È stata una prima stagione, cortissima ma meravigliosa in termini di qualità e quantità di turisti. Siamo arrivati finali al Bando del BITAC insieme agli altri cinque progetti. Il confronto a Ravenna per il premio finale è stato meraviglioso ed emozionante e siamo stati molto orgogliosi di far parte di questa bellissima comunità dedita al turismo e al sociale.

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