A piedi tra storia, nonviolenza e comunità locali: riparte il Cammino per un Nuovo Umanesimo
Dal 26 settembre una nuova edizione del Cammino con nove tappe a piedi da Narni ad Arcidosso, tra conferenze, esperienze comunitarie e paesaggi unici.
In breve
Dal 26 settembre torna il Cammino per un Nuovo Umanesimo, un percorso alla ricerca di nuovi modi di abitare basati sulla cura:
- La prima sera ad Amelia ci sarà un incontro con la teologa Adriana Valerio sul ruolo spirituale delle donne.
- Il percorso è ispirato al Manifesto omonimo di Paolo Piacentini e Pino Soden Palumbo.
- Le radici ideali del cammino sono in Davide Lazzaretti, il “Cristo dell’Amiata”, e in padre Ernesto Balducci.
- L’ospitalità è diffusa, semplice e comunitaria.
- Sono previsti alcuni incontri speciali: a Proceno con la nuova cooperativa di comunità, e con il festival Confini.
- Ci si potrà “immergere” nelle affascinanti “Vie Cave” di Sorano e Sovana.
- Sono previste due notti “a impatto zero” nel bosco a Roccalbegna con la cooperativa di comunità Lazzaretti.
Il prossimo 26 settembre partirà una nuova edizione del Cammino per un Nuovo Umanesimo. Questa volta percorreremo solo le 9 tappe (delle 15) che da Narni conducono fino ad Arcidosso in un susseguirsi di iniziative territoriali che faranno da cornice al viaggio a piedi.
A partire dalla prima sera, del 26 settembre, quando ad Amelia alle ore 18, presso la splendida cornice di Palazzo Venturelli si terrà un incontro con la teologa Adriana Valerio dal titolo Avere cura del mondo: l’esperienza spirituale delle donne per la costruzione di una cultura di accoglienza e reciprocità. Il ruolo delle donne nella chiesa e – soprattutto – nell’esperienza spirituale è in linea con lo spirito del Cammino di cui il Manifesto omonimo, scritto a quattro mani dal sottoscritto e dal monaco Zen Pino Soden Palumbo, è la fonte ispiratrice.
Come ho avuto modo di scrivere in altre occasioni, la particolarità di questo itinerario è la ricerca, nei territori attraversati, di esperienze che tentano di costruire nuovi modi di abitare basati sulla cura verso sé, l’Altro e il territorio, parafrasando il sottotitolo di uno dei miei libri.

Due figure ispiratrici
Il Cammino ha il suo fondamento nelle figure di Davide Lazzaretti, il famoso “ Cristo dell’Amiata”, e di padre Ernesto Balducci, anche lui figlio della stessa terra di minatori e contadini. Il primo fu un barrocciaio toscano vissuto nell’Ottocento, fondatore di un movimento – il giurisdavidismo – che predicava un cristianesimo rinnovato, giusto ed egualitario, ucciso durante una processione pacifica sul Monte Labro. Il secondo fu sacerdote e intellettuale fra i più importanti del Novecento italiano, che ha riflettuto sul dialogo tra religioni, sulla pace e sulla nonviolenza.
Si tratta di un itinerario di oltre 15 giorni – anche se in questa edizione verranno percorse solo 9 tappe – che si snoda dal cuore del Parco dei Monti Lucretili fino ad Arcidosso dopo aver toccato la vetta del Monte Labro, dove la comunità giurisdavidica di Lazzaretti provò a rinnovare il messaggio evangelico con sfumature egualitarie e di giustizia sociale. Un’eresia che costò cara al “nuova profeta ” ucciso da un carabiniere dello stato Sabaudo dopo una lunga e pacifica processione composta da moltissime donne e bambini.
Ernesto Balducci a oltre un secolo dalla morte, nel giorno in cui la sua figura fu riabilitata, pronunciò un discorso molto importante definendo “il Cristo dell’Amiata” come una sorta di predecessore della non violenza gandhiana.
In ricordo di questi grandi uomini di pace e con il cuori gonfi della sofferenza per il genocidio che si sta portando avanti a Gaza, cammineremo con la bandiera palestinese e quella della pace listate a lutto.

Un cammino, tanti paesaggi
Sono tante le storie da raccontare lungo un itinerario che fa della variabilità dei paesaggi uno dei suoi punti di forza. In questa edizione a darci di nuovo manforte per gli aspetti organizzativi sono persone che animano il territorio da anni con passione e competenza. Tra questi, nelle tappe tra Orvieto e Proceno c’è il solito Gianluca Forti, fede scautistica che dura da decenni, che sa unire il lavoro di biologo e quello di massimo animatore del Museo del Fiore di Torre Alfina con l’instancabile impegno nel sociale.
A farci compagnia è anche l’altro “angelo custode “ del territorio Luca Giuliani, esperto d’arte e responsabile dell’attivissima associazione sportiva di Castel Viscardo, piccolo centro dell’orvietano appollaiato a ridosso dell’altopiano dell’Alfina. A rendere famosi i “castellesi “ (questa è la denominazione degli abitanti) è soprattutto la lavorazione del cotto e dei laterizi che risale, se si prende come riferimento la prima fornace, al XVII secolo.
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Per merito delle persone che credono al valore del camminare non solo come prodotto turistico ma come occasione di incontro con gli abitanti del luogo per costruire nuove opportunità di conoscenza profonda dei paesaggi, l’accoglienza sarà quasi sempre spartana ma calorosa.
A Proceno saremo ospiti presso l’ex scuola adibita ad Ostello ma sarà anche l’occasione per incontrare i giovani rappresentanti della nuova cooperativa di comunità e partecipare all’importante evento “ Confini- Festival lungo i margini”. Proceno è la “Porta del Lazio” il primo paese che si incontra arrivando lungo la Cassia dalla Toscana e quindi ha un senso particolare ragionare con riflessioni filosofiche e storiche sul significato del “limes” come un luogo di transito e di confronto più che di uno spazio da proteggere con i muri.
Da Proceno, procedendo verso Pitigliano e i primi contrafforti amiatini, avremo modo di immergerci nel fascino quasi misterioso delle Vie Cave; di Sorano prima e Sovana poi. A Pitigliano sarà la Pro Loco a coccolarci con un’ottima cena e coglieremo l’occasione per una chiacchierata sul futuro del territorio con Lorenzo, un’appassionata guida escursionistica locale.

L’arrivo al Monte Labro, luogo simbolo del Cammino, si avvicina, ma prima saremo accolti dai giovani animatori di Montebuono, poche case lungo il Cammino Vetta-Mare che dall’Amiata conduce fino all’Argentario. Piccolo sì, ma pieno di energie vitali come quelle dei ragazzi del bar pizzeria o dei volontari che ci metteranno a disposizione la ex scuola.
Giungiamo a Roccalbegna dove da qualche anno è attiva la cooperativa di comunità Davide Lazzaretti che gestisce varie strutture ricettive. Ad ospitarci per due notti sarà un luogo magico con tende posizionate nel bosco gestito da Katarina, una signora tedesca animata dal desiderio di offrire un’ospitalità a impatto zero. Saranno due notti particolari lontani dalle nostre comodità quotidiane.
A chiudere questa terza edizione del viaggio sarà la traversata verso Arcidosso aspettando l’alba sul Monte Labro. La montagna dei giurisdavidici riserva a tutti un fascino particolare e passarci l’ultima ora della notte prima di lasciarsi accarezzare dalle luci dell’alba deve essere qualcosa di indimenticabile.
Per chi volesse unirsi, anche solo per una tappa, in modo da vivere un’esperienza di Cammino militante e spirituale può scrivere a piacentinicammina@gmail.com
Informazioni chiave
Un cammino tra spiritualità e comunità
Il percorso unisce cammino fisico e ricerca interiore, con incontri che approfondiscono temi di accoglienza, nonviolenza e reciprocità.
Radici storiche e ispirazioni
Le figure di Davide Lazzaretti ed Ernesto Balducci illuminano il senso del cammino, tra giustizia sociale e pace.
Ospitalità semplice e autentica
Accoglienza spartana ma calorosa, offerta da comunità, cooperative e associazioni locali.











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