Cammini: come scegliere quello più adatto a seconda delle esigenze
Tempo, difficoltà, motivazioni e logistica: le domande giuste da farsi e i consigli di una guida escursionistica – Sara Zanni – per scegliere i cammini più adatti alle nostre esigenze.
Il turismo a piedi in Italia è cresciuto molto negli ultimi anni. Secondo il dossier Italia Paese dei cammini nel 2024 quasi 200.000 persone hanno affrontato un cammino nel nostro Paese e circa il 16% lo ha fatto per la prima volta. Questa crescita della domanda è andata di pari passo con un andamento simile dell’offerta di cammini, che sono aumentati in numero, così come è cresciuta la capacità degli operatori di promuoverli e raccontarli. Questa abbondanza tuttavia comporta anche la difficoltà, soprattutto per chi non è esperto, nello scegliere il percorso più adatto alle proprie esigenze. Ecco quindi una bussola pratica, per fare le scelte – e porsi le domande – più corrette, quando dobbiamo scegliere un cammino.
Quanto tempo hai?
«La prima cosa da prendere in considerazione è quanto tempo hai a disposizione e quanto ne vuoi dedicare a questo cammino», spiega Sara Zanni, guida escursionistica e autrice di libri sui cammini. La variabile tempo infatti consente di scremare a monte le tante opzioni e arrivare a un set più limitato di cammini. «Se sei interessato a un cammino lungo, da più settimane – continua Zanni – puoi orientarti verso la Via Francigena oppure il Cammino di Santiago. Se invece sei un camminatore da breve percorrenza, quindi da weekend lungo, o comunque entro la settimana ti orienterai verso opzioni molto diverse».
Da soli o in gruppo
Oltre al tempo a disposizione, c’è un’altra variabile a monte da tenere in considerazione e che incide moltissimo sulla scelta del cammino: partire da soli oppure in compagnia. La differenza non è solo “esperienziale”, ma anche molto pratica. Sara Zanni è netta: «Se siete un gruppo di persone intanto avete un fattore critico, che è il numero di posti letto disponibili in ogni tappa, cosa che non è scontata».

Il punto infatti è che lungo molti itinerari l’accoglienza è diffusa ma tarata su numeri ridotti: «La gran parte dei bed and breakfast in Italia ha tre, quattro o al massimo sei camere e ci sono cammini che fanno tappe in località dove c’è solo un bed and breakfast. Finché si è in due o tre non è un grosso problema, ma quando si arriva a una decina di persone la complessità cresce in fretta».
In quei casi la soluzione può essere accettare qualche compromesso: «Potresti doverti appoggiare a qualcuno che ti dia un supporto, magari trovare una strutture e alloggi che non sono proprio sul percorso, accordandosi prima perché ti vengano a prendere e poi magari ti riportino nello stesso punto la mattina dopo», suggerisce la guida escursionistica. Oppure più semplicemente affidarsi a un’organizzazione esterna: «Puoi appoggiarti a un tour operator; ovviamente in quel caso i costi sono diversi».
Al contrario, camminare da soli – o in pochissimi – lascia più margine di manovra: «Camminare da soli o in due o tre permette una flessibilità molto maggiore». Puoi decidere all’ultimo una tappa diversa, fermarti prima, prolungare, cambiare idea senza dover incastrare le esigenze di molte persone. Scegliere di fare un percorso da soli oppure in gruppo ha anche implicazioni sul tipo di esperienza: «Quando uno fa un cammino da solo, la dimensione principale che trova è quella personale, lo sguardo si rivolge verso l’interno, alla propria fatica, alle difficoltà, ai problemi fisici, agli incontri che fai direttamente». In gruppo invece spesso ha un peso maggiore la dimensione sociale, l’aiuto reciproco, lo sguardo verso l’esterno, la convivialità.
Questo vale anche nella gestione degli imprevisti. «Quando sei da solo non hai nessuno a cui guardare, devi gestirlo tu l’imprevisto. Quando si cammina in autonomia sicuramente il valore trasformativo dell’esperienza è più elevato», afferma Zanni. Discorso ancora diverso avviene quando si cammina con una guida o comunque in un contesto accompagnato. «La guida riesce a darti spesso una lettura diversa, più approfondita del territorio. Quello che guardi inizia a essere non solo il tuo mondo interiore ma anche tutto quello che ti circonda, perché sei spinto a leggere quello che ti circonda, a comprenderlo, ad andare un pochino più a fondo».

Il livello di difficoltà
Una volta chiarito quanto tempo si ha a disposizione e quanti siamo, un terzo filtro importante da considerare è scegliere il grado di difficoltà che si vuole affrontare. «È importante farci alcune domande – continua Sara Zanni –: che esperienza hai alle spalle? Hai già effettuato delle esperienze di questo tipo? Hai una consapevolezza della tua capacità di affrontare un certo tipo di difficoltà fisiche, di impegno fisico, di terreno?». Per chi è alle prime armi, ad esempio, è consigliabile partire da cammini che tecnicamente non hanno delle caratteristiche difficili.
La difficoltà tuttavia non è solo una questione di quanto il percorso sia impervio o faticoso fisicamente. «È importante valutare anche la propria capacità di stare a proprio agio in un’area magari poco antropizzata, quindi lontano dalle strade, o con poca linea telefonica», afferma ancora Zanni. L’idea di un cammino più “selvatico” può entusiasmare alcuni e mettere ansia ad altri, che invece si sentono tranquillizzati dall’idea di passare frequentemente in paesi e avere servizi vicini.
Motivazioni profonde
Smarcati i filtri più oggettivi, c’è un terzo passaggio molto importante ad orientare la scelta: capire che cosa si sta cercando. I cammini non sono tutti uguali e non rispondono tutti allo stesso bisogno. Ognuno ha un suo “tema”, che è ciò che differenzia un cammino dal trekking ed è la ragione per cui si dovrebbe scegliere proprio quel cammino. «Il punto è che cosa ti interessa, quindi cosa ti spinge a partire, cosa cerchi». In questa fase è importante essere molto specifici nell’esplorare i propri bisogni e aspettative: «Molti viaggiatori cercano un contatto con se stessi, e questo quasi tutti i cammini ti permettono già in modo innato di trovarlo, ma è importante farsi qualche domanda in più».
Se, per esempio, la motivazione principale è stare nella natura, allora la direzione è abbastanza chiara. «Cerchi un maggiore contatto con la natura? Quindi ti servirà un cammino magari in zone meno antropizzate, meno rurali, ma più montane, più naturali», continua Sara Zanni. In questi casi la scelta si orienta verso tracciati che attraversano aree dove i centri abitati sono più distanti, i servizi più rarefatti e l’esperienza ha un sapore più immersivo.

Al contrario, se ciò che muove è la curiosità per territorio, tradizioni e storia, cambiano sia il “paesaggio” sia il modo di camminare. «Se invece ti spinge una curiosità per il territorio, le sue tradizioni, la storia, la storia dell’arte, allora dovrai cercare un cammino a tema più storico, più culturale», sottolinea Zanni, ricordando che «ce ne sono tanti in Italia». Qui la ricchezza spesso sta nell’attraversare borghi, siti archeologici, pievi, musei diffusi, e nel cammino come filo narrativo dentro una geografia culturale.
Per gli appassionati del mare, ci sono i cammini lungo le coste. «Ci sono percorsi, sempre di più, che ti permettono di camminare in un posto dove di solito magari non si cammina ma si va a fare il bagno», racconta Zanni. Con un vantaggio non banale: farlo fuori stagione. «Lo vai a fare in altre stagioni, meno affollate, più dolci, con dei colori diversi, vedendo anche delle cose diverse rispetto al turista balneare».
Come orientarsi nella scelta, in pratica
Una volta chiarite esigenze, difficoltà e motivazioni, come si fa a trovare il cammino giusto? Anche perché l’offerta è ampia e in continua espansione, e online le informazioni rischiano di essere troppe, frammentate e non sempre confrontabili. Per Sara Zanni, una prima risposta è semplice: «Ci sono tante guide che uno può trovare in libreria», ricorda. Alcuni volumi provano proprio a fare quel lavoro di “abbinamento” tra profili diversi di camminatori e itinerari. A ciascuno il suo cammino di Fabrizio Ardito, ad esempio, racconta le caratteristiche di una decina di cammini cercando di combinarle con le necessità di chi cammina.
Accanto alle guide cartacee, ovviamente, ci sono strumenti digitali, portali e banche dati che aiutano a orientarsi. «Online ci sono diversi strumenti, diverse piattaforme», dice Zanni, citando anche banche dati, purtroppo non del tutto esaustive, come la community di Cammini d’Italia e il Registro dei cammini religiosi. All’estero, altri paesi hanno banche date dei cammini più complete. Ad esempio il sito Gronze.com raccoglie tutti i cammini spagnoli e portoghesi. Con questi elementi a disposizione, scegliere il cammino dovrebbe risultare più semplice. Tuttavia, scegliere il cammino è solo il primo passo, nei prossimi articoli affronteremo anche gli altri.
Informazioni chiave
Tanti cammini, ma scegliere è difficile
Secondo tutti i dati di settore i cammini stanno avendo un piccolo boom, ma moltiplicandosi le possibilità anche la scelta diventa più complicata.
Il tempo
Il tempo a disposizione ovviamente è il primo criterio: con molti giorni si possono percorrere cammini più lunghi, con pochi giorni bisogna optare per brevi trekking.
Quanta gente?
Gruppi numerosi hanno vantaggi e svantaggi. Uno dei essi è, molto banalmente, la difficoltà a trovare strutture che ospitino molte persone tutte insieme.
Il grado di difficoltà
Per scegliere la difficoltà del cammino che vogliamo percorrere occorre avere consapevolezza dei propri mezzi e della propria esperienza.
Cosa cerchiamo nel cammino?
Ci sono cammini immersi nella natura, altri che attraversano luoghi d’arte e di storia, altri ancora che ci portano in riva al mare. Sapere cosa si desidera è fondamentale per avere un’esperienza di viaggio appagante.









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