Rapporto medico-paziente: la tecnologia aiuta ma bisogna recuperare la relazione umana
Con il medico toscano Roberto Scaruffi parliamo del rapporto medico-paziente, fra burocrazia, intelligenza artificiale e capacità relazionali.
Il corretto percorso di cura e il successo di un piano terapeutico passa anche attraverso un efficiente rapporto medico-paziente. Oggi la telemedicina sta cercando di integrare questo rapporto facilitando la comunicazione, la conoscenza e rafforzando la dimensione della relazione umana. Prevede infatti un consenso informato e un rapporto che è alla pari, in cui il paziente si racconta, il medico ascolta, comprende e comunica in modo comprensibile, valorizzando anche gli aspetti emotivi e umani. La fiducia nel medico, un ascolto attivo, una comunicazione chiara, un’attenzione ai dettagli, una premura nel trovare una soluzione terapeutica sono tutti elementi fondamentali per una relazione collaborativa e paritaria. Ma è davvero così?
Il rapporto medico-paziente ieri e oggi
Sembra che molti rimpiangano il medico di base di una volta, che veniva a casa quando eravamo impossibilitati ad alzarci dal letto, che ci ascoltava e consigliava, che infondeva fiducia affidandoci alle sue cure. E si lamentano invece dei medici di base di oggi, considerati distratti, frettolosi, con scarsa capacità empatica e di ascolto, utili solo a redigere impegnative per esami o farmaci. Mi sono confrontata con il dottor Roberto Scaruffi, medico di base in Toscana e anche autore del libro Il potere della comunicazione tra medico e paziente. Azioni che curano, parole che aiutano.
Mi ha colpito l’utilizzo della parola “potere” nel titolo, un termine che evoca rapporti di sottomissione piuttosto che di collaborazione o comunicazione empatica. La parola “potere” – precisa Scaruffi – va interpretata: «Ci rifacciamo all’inglese power che vuol dire “forza”. È stata scelta dall’editore ma che non mi ha trovato d’accordo. In Italia il potere ha una accezione negativa che a me non piace. Nella prossima edizione, nel titolo del libro sarà utilizzata la parola “forza” e non “potere” perché la forza evoca l’energia positiva che si crea in un rapporto ben saldo tra due esseri umani».

E la sua idea di scrivere un libro nasce un po’ per caso e in un modo del tutto inaspettato: «Io non avevo intenzione di scrivere un libro. Inizialmente erano solo un insieme di appunti che annotavo con l’intento di migliorare e migliorarmi nel mio lavoro. Avevo evidenziato una decina di errori che i pazienti mi facevano notare di frequente, per cui decisi di metterli su carta. Come dicevano i latini, verba volant carta manent. Così ho cercato di analizzarli e studiarli con gli strumenti che negli anni ho imparato studiando e studiandomi. La speranza è quella di creare un qualcosa che sia motivo di crescita per me e di confronto con gli altri su questo argomento».
Secondo Roberto Scaruffi, il rapporto medico-paziente, in generale, è peggiorato nel corso degli anni. Non è più come prima. Il medico non ha più l’autorevolezza di un tempo. il paziente spesso si presenta con delle pretese. In loro c’è l’ idea che il medico sia un lavoratore piegato al servizio di case farmaceutiche. «Se trovi la giusta cura hai fatto il tuo dovere, altrimenti sei un incapace che merita la denuncia. Il medico deve recuperare l’umiltà e far capire ai pazienti che non hanno di fronte un Dio infallibile ma un professionista appassionato che è lì per aiutarli con la sua preparazione, cultura, esperienza, ma soprattutto umanità».
Oggi purtroppo il medico di medicina generale è sempre più distratto da regole, regoline, trascrizioni di ricette specialistiche scadute e così via. «La burocrazia è talmente incombente che c’è sempre meno tempo per il rapporto umano», lamenta Scaruffi. «È difficile creare un rapporto sano senza avere il tempo di guardare negli occhi il paziente e ascoltarlo con sincero interesse senza sentire dentro lo scorrere del tempo che si è ridotto a secondi».
Quando un medico sveste i panni del professionista e il paziente smette di essere la sua diagnosi e si incontrano come esseri umani, si crea la situazione ideale: «È il punto di arrivo a cui medico e paziente devono ambire per salvarsi. Se si diventa una squadra che rema nella stessa direzione i risultati sono più evidenti: il medico si sente più sicuro ed entusiasta, il paziente si sente sicuro e “in buone mani”. L’effetto placebo esiste e rema dalla parte di questo binomio portando ottimi frutti, nella peggiore ipotesi anche “solo” sul piano umano e relazionale. La risposta del paziente è senza dubbio migliore».

E dell’ approccio dei suoi colleghi dice che «c’è stato un periodo, qualche anno fa, in cui avevo perso un po’ la fiducia in questo senso. Oggi vedo da più parti tentativi di recuperare l’umanità del medico, la relazione, la presa in carico del paziente a 360 gradi. Spero tanto nei giovani medici, ma vanno aiutati. La relazione non è qualcosa di innato. È un aspetto su cui si può e si deve lavorare. Ci sono strumenti da imparare e utilizzare, chiunque può migliorare e migliorarsi, basta volerlo. Il premio del sacrificio? Essere un medico migliore e essere un medico migliore, migliora la vita di tante persone».
La sanità italiana
Scaruffi salva pienamente il modello della sanità pubblica italiana ed è convinto che non ce ne sia uno migliore: «Da noi, che tu sia ricco o povero, italiano o straniero, che tu lavori o no, se hai una emergenza vieni curato con tutte le cure possibili. Sfido altri sistemi nel mondo a fare questo. Il problema è che la nostra classe politica non investe su questo modello, fa tagli sul personale e sugli stipendi – o comunque manca di adeguarli – rendendo questa professione sempre più una missione».
Questo atteggiamento politico rende impossibile a medici e infermieri continuare a svolgere una mole di lavoro sempre più crescente nel modo adeguato come la gente meriterebbe. Non solo: «Aumenta anche la burocrazia in modo continuativo ed esponenziale riducendo il tempo che il medico può dedicare alle persone e questo peggiora tantissimo il nostro modello di sanità che, se fosse sfoltito della burocrazia, viaggerebbe a mille e non come uno stanco bradipo».
Il medico deve recuperare l’umiltà e far capire ai pazienti che non hanno di fronte un Dio infallibile ma un professionista appassionato che è lì per aiutarli
Il ruolo dell’intelligenza artificiale
In una società che deve fare fronte alle criticità di un sistema sanitario pubblico tra i migliori al mondo, come sottolinea Scaruffi, il ruolo dell’intelligenza artificiale è abbastanza controverso, ricco di criticità ma anche di punti a favore se intelligentemente usata. «Il mondo cambia in continuazione, si evolve o involve a seconda dei punti di vista. lo stesso devo fare il medico. Oggi abbiamo un intruso in più che si chiama intelligenza artificiale. Lo ritengo uno strumento fantastico ma anche un potenziale nemico se usato male e se subito. Cominciamo a relazionarci con pazienti che ci propongono di supervisionare diagnosi e cure date dalla IA».
Secondo il medico toscano tutto questo è normale: «Dobbiamo imparare a conviverci. D’altro canto l’IA è migliore di me sul piano della memoria ma anche sul piano della conoscenza di tutto il mio passato clinico – se l’ho informata –, di tutte le interferenze tra i farmaci; si ricorda le mie allergie, conosce tutte le regole del SSN alle quali il medio è sottoposto, conosce tutti i farmaci, conosce ogni nome di ogni minuscola parte del mio corpo. La memoria del computer batte la memoria del medico 10 a 1». Ma non è su questo campo che si gioca la sfida.
«Penso al contatto umano, alla “mano sulla pancia del paziente”, a un abbraccio, uno sguardo intenso tra due persone che si incontrano e si comprendono. Parlo del sincero interesse per le sofferenza del paziente, di un ascolto attivo e di una condivisione di sofferenza che solo due esseri umani possono provare. Una complicità basata su un sano rapporto medico-paziente che una macchina, per ora e spero mai può attuare. Su questo campo sfido l’IA e questo deve essere ciò che distinguerà in futuro, come agli albori della medicina, un buon medico da un cattivo medico. Non è solo la cultura, la capacità e la conoscenza a essere parte del bagaglio di un buon medico, ma soprattutto la sua umanità».
Vuoi approfondire?
Leggi anche l’articolo sul tema della rubrica World in Progress dedicato al rapporto medico-paziente.









Commenta l'articolo
Per commentare gli articoli registrati a Italia che Cambia oppure accedi
RegistratiSei già registrato?
Accedi