19 Gennaio 2026 | Tempo lettura: 6 minuti

In un istituto siciliano i Labs incanalano la curiosità dei ragazzi. E se fosse un nuovo modello per tutte le scuole?

Dalla fisica sperimentale alla robotica, i Labs dell’I.I.S. Fermi – Guttuso di Giarre trasformano la scuola in un luogo di sperimentazione, talento e futuro. Ce lo racconta la professoressa Francesca Amorini.

Autore: Salvina Elisa Cutuli
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Vi siete mai chiesti a quali studi vi dedichereste se aveste a disposizione un’altra vita? Senza scomodare reincarnazioni o ritorni improbabili, per alcuni la risposta è sorprendentemente chiara. Nel mio caso, ad esempio, sarebbe la fisica, una passione adulta, poco amata al liceo e compresa – si fa per dire – solo con il tempo. È forse per questo che l’incontro con un fisico o una fisica mi suscita ancora oggi una certa emozione, accompagnata dal desiderio di confronto.

È quanto è accaduto con Francesca Amorini, fisica nucleare, da sempre divisa tra scienza, canto e scrittura, oggi insegnante di Fisica Sperimentale presso l’I.I.S. E. Fermi – Guttuso di Giarre e collaboratrice di ricerca dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Il suo approdo alla scuola non nasce da una vocazione immediata, ma da una scelta maturata nel tempo.

Dopo il liceo scientifico e la laurea in fisica nucleare a Catania – città che ha ospitato il primo acceleratore di particelle in Italia, autentica avanguardia scientifica – Amorini intraprende il percorso classico della ricerca universitaria: borse di studio, dottorato, contratti e collaborazioni con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Poi arriva il concorso a cattedra che la riporta tra i banchi, questa volta dall’altra parte.

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Da bambina smontava orologi per capire cosa si nascondesse dietro il ticchettio del tempo. Oggi, dopo anni di ricerca e oltre vent’anni di insegnamento, quella stessa curiosità è diventata il motore dei Labs, laboratori pomeridiani dell’I.I.S. E. Fermi – Guttuso che trasformano la scuola in uno spazio di sperimentazione, creatività e crescita personale. Non semplici corsi di recupero o potenziamento, ma ambienti strutturati in cui gli studenti possono fare esperienza diretta della scienza e della tecnologia, andando oltre i programmi ministeriali.

«La scuola – racconta Amorini – non può limitarsi a trasmettere contenuti. Deve intercettare i bisogni, le domande, le energie dei ragazzi. I Labs nascono proprio da questa esigenza: incanalare una curiosità che oggi è spesso dispersa, saturata da stimoli rapidi e superficiali. I ragazzi non sono disinteressati: sono affamati di informazioni ed emozioni. Il problema è quali contenuti riempiono questo spazio. Nei laboratori la curiosità non viene anestetizzata, ma alimentata anche in quei ragazzi che sembrano più sfuggenti o refrattari a seguire le regole».

I Labs: quando la scuola diventa spazio di sperimentazione

All’I.I.S. E. Fermi – Guttuso i Labs non sono una novità. Grazie a Gaetano Ginardi, dirigente scolastico giovane, motivato e ispirato, queste attività si svolgono da anni e coinvolgono diversi ambiti: fisica sperimentale, robotica, automazione, informatica, sistemi. Ogni laboratorio è pensato per sviluppare competenze specifiche, ma soprattutto per permettere agli studenti di scoprire e valorizzare i propri talenti, arrivando a partecipare – e vincere – anche competizioni internazionali.

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L’esperimento delle onde sonore visibili su una lastra metallica

Le attività sono extracurricolari, ma dialogano costantemente con la didattica mattutina, che fornisce le basi teoriche indispensabili. È nel pomeriggio però che la conoscenza prende forma concreta. Nel laboratorio di fisica, ad esempio, gli studenti progettano e realizzano esperimenti ispirati anche ai temi proposti dalle competizioni annuali, come quelle organizzate dall’AIF, l’Associazione per l’Insegnamento della Fisica, che consente di presentare i lavori come vere esposizioni museali.

Tra gli esperimenti più apprezzati nell’ultimo anno, una bobina di Tesla capace di generare scariche elettriche – fulmini – e un dispositivo che rende “visibili” le onde sonore attraverso la vibrazione di una lastra metallica cosparsa di sabbia colorata e posta sopra un altoparlante. Un’attività che unisce rigore scientifico e dimensione estetica, colpendo visitatori e commissioni valutatrici. «I ragazzi hanno fatto numerose prove – spiega Amorini – mettendo in campo grande creatività per “disegnare” il suono e dimostrare che la scienza non è astratta».

Ma ciò che, secondo l’insegnante, rende questi progetti davvero speciali non è solo il risultato finale, è il processo: «Ogni studente contribuisce secondo le proprie abilità. La scienza diventa un lavoro collettivo, inclusivo, in cui nessuno resta ai margini». Lo stesso approccio caratterizza i Labs di robotica che negli anni hanno portato gli studenti a confrontarsi con squadre di tutto il mondo, progettando e programmando robot autonomi e arrivando persino sul podio in competizioni globali. Esperienze che lasciano un segno profondo, ben oltre il risultato tecnico.

Le intenzioni della scuola di oggi sono moderne e aperte, le modalità operative, spesso, lo sono meno

Un lavoro collettivo in cui nessuno resta ai margini

I Labs si rivelano anche strumenti efficaci di prevenzione della dispersione scolastica. In più di un caso, studenti con situazioni familiari fragili hanno trovato nei laboratori uno spazio di stabilità, riconoscimento e senso. «Qui sto bene, mi sento realizzato», ha detto un ragazzo al termine di un progetto. Una frase che racconta più di qualsiasi dato statistico il valore educativo di queste esperienze.

Non mancano tuttavia le difficoltà. La struttura della scuola resta rigida: progetti approvati con mesi di anticipo, budget limitati, burocrazia complessa. Gli incontri sono fissati secondo un monte ore prestabilito e solo in prossimità delle competizioni si intensificano. Il concetto di scuola realmente aperta resta, per ora, un’utopia. «Il tempo che ci viene concesso dipende dalle risorse disponibili», osserva Amorini. «Se fosse per il nostro dirigente, non avremmo limiti. Ci crede davvero».

«Le settimane previste all’anno sono dieci, se necessario ci ritroviamo pure la mattina, grazie anche alla collaborazione delle colleghe e dei colleghi. Gli studenti hanno bisogno di tempo per sperimentare, informarsi e capire come esporre e raccontare i vari esperimenti. Con loro è una continua scoperta. Ad esempio la storia della lastra vibrante, che ha origini nell’impero ottomano, l’ho imparata grazie allo studente che ha proposto l’esperimento».

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Il concetto di scuola aperta è ancora un’utopia. Anche la gestione dei materiali riflette questa complessità: è impossibile sapere in anticipo cosa servirà davvero. Il processo di apprendimento, come la scienza stessa, è dinamico e in continua evoluzione. Le intenzioni della scuola di oggi sono moderne e aperte, ma le modalità operative spesso lo sono meno, creando una frattura tra ciò che si vorrebbe fare e ciò che si può fare.

Eppure, proprio grazie ai Labs, l’I.I.S. E. Fermi – Guttuso si configura come un’eccellenza e come un modello possibile di scuola: un’istituzione che non si limita a spiegare, ma che fa fare; che non riempie, ma apre a nuove conoscenze; che non addormenta la curiosità, ma la mette in movimento. Un risultato reso possibile anche grazie a docenti e dirigenti che, oltre alle competenze, mettono in gioco passione, tempo ed energia.

I ragazzi dell’I.I.S. E. Fermi – Guttuso saranno tra i protagonisti del TEDxGiarre, il prossimo 14 marzo. Per ora non posso svelare di più, ma le sorprese in arrivo promettono di essere entusiasmanti.