16 Aprile 2026 | Tempo lettura: 6 minuti

Coltivare Benessere: un autentico cammino di comunità

In Val Pennavaire una rassegna di incontri invita a ripensare il benessere come esperienza condivisa, tra natura, comunità e vita quotidiana.

Autore: Emanuela Sabidussi
Tra le montagne e le api della Val Pennavaire una storia di cambiamento1

Benessere. C’è qualcosa di paradossale nel modo in cui ne parliamo. Lo troviamo ovunque: trattano di benessere i nostri libri, i podcast che ascoltiamo nei nostri viaggi, le pubblicità che ci ricordano quali prodotti o corsi acquistare per la nostra salute. Ne sentiamo parlare al bar mentre beviamo il nostro caffè quotidiano. Eppure raramente ci fermiamo a chiederci cosa significhi davvero. O meglio, cosa significhi davvero per ciascuno e ciascuna di noi.

E sono ancora più rari i casi in cui ci capita di sperimentarlo, di sentirci in pace e in totale equilibrio nel corpo, nella mente, nella sfera emotiva. La narrazione costruita, quella che sentiamo continuamente ripetere e che ci dice cos’è il benessere, ci sembra irraggiungibile: un traguardo individuale, una meta da conquistare singolarmente, scollegata da tutto e tutti. Eppure in fondo lo sappiamo, che non è così.

Spesso infatti il benessere viene raccontato come un traguardo individuale, qualcosa da raggiungere attraverso pratiche, abitudini, discipline. Un obiettivo che si misura in termini di performance: stare meglio, essere più centrati, più produttivi, più in forma. Ma cosa succede quando questa ricerca diventa l’ennesima cosa da fare? L’ennesimo impegno, l’ennesima crocetta da spuntare sul nostro calendario di cose fatte nelle nostre giornate?

Esistere e farlo bene

Facciamo allora un passo indietro. Benessere – termine che deriva dalla composizione di “bene” ed “essere” dal latino bonum e sum – vuol dire stare bene, esistere bene. Dunque la domanda da cui ripartire oggi è sempre la stessa, ma cambia la fonte in cui cercare la risposta. Siamo abituati a chiederci come stiamo, ma quante volte abbiamo voglia di ascoltare davvero la risposta? Se proviamo allora a portare la nostra attenzione dentro di noi e silenziare per un attimo le tante fonti di distrazioni esterne, come stiamo davvero? Riusciamo a sentirlo? Ad essere sinceri con noi stessi?

E cosa ci manca per provare benessere? Quali sono le esigenze che in questo momento non sono soddisfatte? Le emozioni non gestite? I bisogni a cui non stiamo rispondendo? Forse potremmo scoprire, condividendo le nostre scoperte, che molte appartengono anche ad altre persone intorno a noi e da lì potrebbe partire un cammino che passo dopo passo, insieme, ci porta a esplorare nuovi modi di stare, di essere, di vivere. Bene. Insieme.

Un percorso che nasce dai luoghi

È dentro questa domanda che prende forma Coltivare Benessere, una rassegna di incontri in Val Pennavaire che prova a spostare lo sguardo: dal benessere come obiettivo al benessere come processo e da esigenza individuale a esigenza collettiva. Perché sperimentando cosa fa star bene noi, potremmo scoprire che spesso è ciò che fa stare bene anche la nostra famiglia, gli animali che vivono con noi, la natura che ci circonda, silenziosa ma sempre presente.

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Un benessere quindi da coltivare seme dopo seme, composto da tanti elementi interconnessi che vanno a unirsi: presenza mentale, natura, relazioni, terra, alimentazione. Non come ambiti e tasselli separati, bensì dimensioni dell’esistenza naturalmente connesse che si intrecciano e influenzano a vicenda. La mente ci dice che è complesso, ma solo sperimentandolo nella pratica scopriamo che tutto è molto più naturale di quanto appare.

Gli otto eventi previsti dal calendario di Coltivare Benessere si terranno in Val Pennavaire tra maggio a ottobre 2026 e saranno aperti a tutte e tutti. In programma ci sono attività all’aperto, momenti di condivisione e pratiche guidate da professionisti e realtà del territorio. Gli appuntamenti sono inclusivi e aperti a famiglie, giovani ragazzi e ragazze. Per partecipare è richiesta l’iscrizione, che è gratuita.

La rassegna propone un calendario vario di esperienze e incontri che uniscono pratica e riflessione: dal forest bathing alle pratiche di mindfulness, dalle passeggiate educative per migliorare la relazione con il proprio cane ai percorsi dedicati ad adolescenti e famiglie, fino a laboratori di agricoltura rigenerativa e cucina sostenibile con erbe spontanee. Accanto alle esperienze, sono previsti anche momenti di approfondimento su alcuni temi, con uno sguardo che intreccia scienza, educazione e relazione. Tra i relatori e le relatrici coinvolte ci sono Angelo Cattaneo, Marco Bo, Silvia Mecca, Daniel Tarozzi, Giuseppe Barbiero, Chiara Sperti, Chiara Michelone e Laura Brattel.

Il corpo come punto di partenza

Il primo luogo da cui ripartire è il corpo. Un corpo che spesso ignoriamo, finché non si fa sentire in modo più forte. Tornare ad ascoltarlo significa rallentare, uscire dalla logica dell’urgenza continua, riconoscere ciò che accade nel momento presente. In questo senso pratiche come la mindfulness non sono solo strumenti per “stare meglio”, ma occasioni per cambiare il modo in cui abitiamo il tempo. Non si tratta di aggiungere qualcosa, ma di togliere rumore.

Relazioni, cibo e natura

C’è poi una dimensione più ampia, che riguarda il rapporto con la natura circostante. Il contatto con l’ambiente non è un lusso o un’attività accessoria: è una condizione originaria. Eppure per molti di noi è diventato qualcosa di sporadico. Esperienze come il forest bathing o pratiche di mindfulness riportano l’attenzione su questo: sul valore del tempo trascorso fuori, senza uno scopo produttivo. Stare, osservare, respirare. Azioni semplici, che però possono aprire spazi di percezione spesso dimenticati o dati per scontati.

Tra le montagne e le api della Val Pennavaire una storia di cambiamento2

Il benessere prende forma anche – e forse soprattutto – nelle relazioni. In primis quella con noi stessi, ma non solo. Nel rapporto con gli animali, ad esempio, si apre uno spazio fatto di presenza e ascolto reciproco, in cui le dinamiche abituali possono essere messe in discussione. Allo stesso modo il contesto familiare può diventare un luogo di maggiore consapevolezza, se attraversato con strumenti diversi. Non si tratta di “aggiustare” le relazioni, ma di abitarle e viverle in modo più autentico.

Un altro filo che attraversa la rassegna è quello che ci lega alla terra. L’agricoltura rigenerativa, ad esempio, invita a ripensare il rapporto con il suolo e con gli ecosistemi, passando da una logica estrattiva a una logica di cura. È un cambio di prospettiva che riguarda direttamente anche il benessere umano. E poi c’è il cibo. Non solo come nutrimento, ma come relazione: con il territorio, con le stagioni, con chi produce. Raccogliere, preparare e condividere ciò che si mangia diventa un gesto che ricompone una distanza. Non è solo ciò che mangiamo, ma come lo facciamo.

La risposta non c’è, e se ci fosse sarebbe dentro di noi

E forse, alla fine, scopriremo che il punto non è trovare una risposta definitiva. Ma restare dentro una domanda che continua a muoversi. E la rassegna degli eventi Coltivare Benessere vuole essere questo: tanti spunti diversi, per incentivare l’ascolto profondo e collettivo di un benessere che muta con noi, in un equilibrio sempre nuovo e sempre più consapevole.

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