15 Aprile 2026 | Tempo lettura: 10 minuti

Placenta, nascita gentile e pratiche tradizionali: cosa racconta il libro di Elena Benigni

Uno sguardo alle posizioni di Elena Benigni, medica e ricercatrice, sul ruolo della placenta nel parto e nei primi momenti di vita del bambino, fra considerazioni scientifiche e retaggi culturali.

Autore: Annalisa Jannone
placenta1

“Per atterrare dolcemente su questo pianeta e in sicurezza”. Si apre con questa frase Medicina placentare, il libro di Elena Benigni recentemente uscito per edizioni Terra Nuova. Elena Benigni è medica e ricercatrice e da anni ha approfondito i temi della nascita gentile e della placenta, organo con cui tutti nasciamo e del quale in pochi oggi sanno ancora qualcosa. Ha raccolto la bibliografia scientifica e le esperienze internazionali tradizionali sul tema della medicina placentare in tutte le sue numerose declinazioni. “Medicina placentare” contiene una sintesi completa delle ricerche e delle esperienze che evidenziano l’importanza di una nuova cultura della nascita, la necessità di poter acquisire maggiore consapevolezza di come vivere la gravidanza, il parto e il post parto. 

Nel 2014 la stessa dottoressa Benigni ha svolto uno studio, dal titolo “Sound of Soul: Heart’s Biofeedback Music-Therapy”, che esplora la possibilità di partorire senza dolore attraverso l’utilizzo di una tecnologia di biofeedback musicale, basata sull’attività cardiaca della partoriente. Si tratta di uno studio preliminare condotto in due ospedali romani. I risultati, che richiedono conferme in studi più ampi e controllati, evidenziano che le donne in travaglio che ascoltano la musica generata dal proprio battito cardiaco riportano livelli di dolore significativamente inferiori rispetto al gruppo di controllo, ottenendo inoltre esiti molto positivi in termini di esperienza di parto, vissuta come più soddisfacente e meno medicalizzata, pur all’interno del contesto ospedaliero. 

In particolare la ricercatrice punta i riflettori sull’importanza della placenta, l’organo che attraverso il cordone ombelicale nutre, protegge e sostiene la crescita del feto collegandolo alla madre e che in genere viene staccata subito dopo il parto, con conseguenze negative sulla salute del neonato.

Placenta

Cosa dicono le evidenze scientifiche

Ma perché la placenta viene subito separata attraverso il taglio del cordone? Benigni non ha trovato studi o evidenze scientifiche che giustifichino l’instaurarsi di questa pratica del taglio precoce del cordone ombelicale, consolidatasi apparentemente per meri motivi legati alla comodità di gestione degli spazi in ospedale nei primi anni del ‘900 e in particolare in tempo di guerra. 

Senza interventi medici – sostiene Benigni – il cordone ombelicale si staccherebbe da solo qualche giorno dopo. Nel frattempo il sangue, con ossigeno e nutrienti, continua a fluire per un tempo variabile, che va da qualche ora fino ad alcuni giorni dalla placenta al bambino. In questo tempo il bambino recupera il proprio sangue, i propri nutrienti e le proprie cellule staminali che altrimenti restano invece nella placenta. Al momento della nascita infatti, spiega Benigni, un terzo del sangue del neonato è ancora contenuto nella placenta.

Secondo la ricercatrice, se si taglia prematuramente il cordone ombelicale la transizione dalla circolazione feto-placentare del sangue a quella neonatale, da processo naturale e fisiologico, diventa un evento critico, faticoso e potenzialmente pericoloso per il neonato, che d’improvviso è chiamato a far funzionare i suoi polmoni dirottando verso di essi una grande quantità di sangue, che viene sottratto a organi come il cervello. Invece, a cordone intatto, il sangue placentare ossigenato naturalmente accompagnerebbe quella finissima serie di eventi progressivi e sequenziali verso la respirazione polmonare e quindi l’autonomia del neonato dalla placenta, in primis respiratoria e poi nutritiva.

Alcune ipotesi hanno persino suggerito possibili relazioni tra il taglio precoce del cordone ombelicale e alcuni disturbi del neurosviluppo che si manifestano anni dopo la nascita come conseguenza della ridotta ossigenazione del cervello durante il drammatico passaggio da ossigenazione placentare a ossigenazione polmonare, anche se al momento non esistono prove robuste a sostegno.

Medicina Placentare
Medicina Placentare
Elena Benigni
Una rivoluzione culturale e scientifica per una cura profonda dell’essere umano
Acquista su macrolibrarsi

Così la natura ha ideato la nascita degli esseri umani, così la fisiologia naturale protegge la salute dei neonati. Le sostanze contenute nella placenta dopo la nascita sono rilevanti per la salute del bambino. Si tratta di acidi grassi essenziali, vit B12, vit D, aminoacidi, selenio, calcio, magnesio, zinco per il buon funzionamento del sistema immunitario, per la rigenerazione cellulare e la salute cerebrale, citochine antinfiammatorie, fattori che favorisco la formazione di nuovi vasi sanguigni contribuendo alla riparazione di tessuti e migliorando la circolazione periferica.

La Lotus birth, le pratiche antiche e gli utilizzi tradizionali

Uno spazio importante del libro di Elena Benigni è dedicato anche alla cosiddetta nascita Lotus birth, dal cognome dell’infermiera americana, Clair Lotus Day, che negli anni ’70 l’ha diffusa. Si tratta di un percorso di consapevolezza e salutogenesi che dall’inizio del concepimento porta ad un parto che, secondo i suoi sostenitori, è più rispettoso dei tempi fisiologici del neonato.

La Lotus birth prevede un accompagnamento fino al naturale distacco della placenta e quindi al progressivo asciugarsi del cordone dopo che ha finito le sue funzioni. Nelle esperienze tradizionali di molte medicine antiche è prassi naturale attendere almeno il secondamento – e cioè l’espulsione o nascita – della placenta per definire concluso un parto. Ma l’attenzione è rivolta alla fase successiva cioè quando finisce il flusso pulsante del sangue del cordone e sono ancora presenti scambi a livello del microcircolo e passaggio delle cellule staminali che migrano verso il neonato.

Questa parte del libro non si limita a un discorso strettamente medico, ma propone una riflessione più ampia sul significato biologico, culturale e simbolico della placenta

Nel libro, in effetti, Benigni dedica spazio anche alla dimensione culturale, simbolica e tradizionale della placenta, richiamando pratiche antiche e visioni che la considerano un elemento di continuità tra generazioni, oltre che un simbolo di connessione tra madre, figlio e natura. In questa prospettiva, la placenta viene letta non solo come organo biologico, ma anche come figura di passaggio e di legame, inserita in un immaginario più ampio legato alla nascita.

Tante sono le culture del mondo che attribuiscono speciali significati alla placenta. Una tra tutte è quella balinese, dove la placenta è considerata l’angelo custode di ogni essere umano e viene onorata ad ogni compleanno, ricordando di celebrare anche la dimensione invisibile della vita. Nel libro vengono descritte le varie modalità, in diverse parti del mondo, di conservazione e utilizzo della placenta dopo che ha finito di assolvere a tutte le sue funzioni per il neonato. Una vera e propria medicina che può supportare madre e figli nel recupero delle forze e dei nutrienti dopo la nascita. Tra i numerosi utilizzi della medicina placentare uno ci accomuna con molti altri animali: la placentofagia.

La centralità biologica, unita al suo valore simbolico, ha dato origine a svariate modalità con cui, in varie culture e tradizioni, la placenta è stata conservata, utilizzata o simbolicamente valorizzata anche dopo il parto. In questo quadro rientrano pratiche molto diverse tra loro: dalla conservazione rituale ad alcuni impieghi medicinali tradizionali in ambito materno, fino alla placentofagia, pratica presente anche nel mondo animale e in alcune esperienze umane tradizionali e  contemporanee.

L’autrice richiama inoltre studi, ipotesi e osservazioni che attribuiscono alla placenta una particolare ricchezza in termini di nutrienti, cellule staminali, ormoni e altri composti biologicamente attivi e cita anche il tema del POEF, il cosiddetto placenta opioid-enhancing factor, discusso in letteratura come possibile elemento di interesse sul piano fisiologico. In questo contesto, il libro menziona anche pratiche di reincorporazione orale della placenta e alcune ricerche che ne hanno esplorato i possibili effetti sul recupero post partum, sul tono dell’umore e sull’allattamento. 

Placenta

La ricchezza della placenta non è una novità: è un organo endocrino e contiene anche il POEF, sostanza analgesica che è la principale responsabile, durante il parto, della riduzione del dolore e che, se ingerita attraverso la placenta, agisce sui recettori gastrici collegati al nervo vago e amplifica l’azione degli oppioidi endogeni. Una modulazione del dolore che insieme agli altri ormoni presenti nella placenta attiva precocemente i comportamenti di accudimento e protezione nei confronti della prole, l’avvio della lattazione insieme a ossitocina e prolattina. Gli ormoni della placenta sono infatti lattogoghi cioè stimolano la produzione di latte e ne migliora la composizione nutrizionale.

Dal punto di vista nutrizionale la placenta è ricca di sostanze utili al recupero post partum e alle anemie e riduce la necessità di somministrare molecole sintetiche. Secondo gli studi favorevoli alla ROP – reincorporazione orale della placenta –, si sono evidenziati benefici come un aumento del latte materno in proteine, lattosio, vit A e Beta caroteni, quindi un latte più antiossidante, con maggior vit K per il metabolismo osseo e la coagulazione del sangue e un miglior equilibrio lipidico.

Minor rischio di depressione post parto e sintomatologia ansiosa, maggior durata del periodo di allattamento al seno e qualità del latte, recupero fisico migliore, minor frequenza di mastiti, febbre, infezioni urinarie ed emorroidi, maggior quantità di aminoacidi. Questi sono i benefici che sarebbero collegati a questa pratica. Benigni non cita studi a sfavore ma sicuramente è un tema delicato e da approfondire in modo rigoroso.

Parallelamente, l’autrice richiama anche altri ambiti di studio in cui tessuti e derivati placentari sono oggetto di interesse scientifico, per esempio nella medicina rigenerativa e nella sperimentazione su alcune applicazioni terapeutiche, così come ricorda l’uso della membrana amniotica in alcuni contesti clinici. Questa parte del libro non si limita a un discorso strettamente medico, ma propone una riflessione più ampia sul significato biologico, culturale e simbolico della placenta, inserendola dentro una visione della nascita che invita a interrogarsi sul rapporto tra fisiologia, pratiche tradizionali e medicalizzazione del parto.

Le cellule staminali

La dottoressa approfondisce anche il tema delle cellule staminali. La placenta è una copia identica del DNA del bambino in forma ancora non specializzata; le cellule staminali hanno un altissimo potere rigenerativo e proliferativo potendo differenziarsi in qualsiasi tipo di cellula. Queste cellule staminali embrionali, placentari e neonatali sono a basso rischio di incompatibilità genetico-immunitaria rendendole particolarmente preziose per il bambino e in generale per la rigenerazione dei tessuti.

Infatti la placenta viene donata per la ricerca scientifica nella medicina rigenerativa oppure raccolta e utilizzata da aziende cosmetiche quando non eliminata dagli ospedali come rifiuto speciale. Si è occupata di questo ambito poco chiaro anche la giornalista Milena Gabanelli in una inchiesta del 2019 per Il Corriere della sera. Leggiamo nel testo della Benigni che le banche private del sangue neonatale, definito in modo riduzionistico “cordonale”, comprano e investono legalmente cellule sottratte ai neonati senza un adeguato consenso informato, vengono definite aziende ”a trasparenza limitata”.

Placenta

Lo studio sul parto 

Lo studio condotto dalla dottoressa Benigni nel 2014 sul dolore durante il travaglio ha messo in evidenza come prepararsi al parto con una consapevolezza maggiore, con informazioni adeguate possa cambiare l’esperienza del parto. In particolare oltre a condizioni di rilassamento estremo, veniva amplificata in musica il battito del proprio cuore come un vero biofeedback. Così si è studiata la possibilità per la partoriente di attivare la via ventro-vagale del sistema nervoso autonomo, quasi un dormiveglia, diminuendo molto la percezione del dolore.

Più che offrire conclusioni definitive, questo lavoro si inserisce nel più ampio filone di ricerca e di pratiche che riflettono su come l’accompagnamento emotivo, ambientale e relazionale possa influenzare il vissuto del parto. Su un piano più ampio, Benigni collega questi temi a diversi approcci che attribuiscono grande importanza all’esperienza della nascita e del post partum nella costruzione dell’equilibrio psicofisico della persona. 

I primi mille giorni di vita sono oggi considerati da molta letteratura scientifica una fase cruciale per lo sviluppo biologico, relazionale e neuropsicologico del bambino. In questo quadro, il libro insiste sul tema della sicurezza, dell’accudimento e della qualità dell’ambiente in cui la nascita e i primi tempi di vita si svolgono, come elementi che possono incidere in modo importante sul benessere successivo.

Accanto a queste riflessioni, Benigni raccoglie anche testimonianze e contributi di figure attive nel movimento italiano e internazionale della nascita gentile e propone materiali pratici, come modelli di protocollo di nascita e documenti per il consenso informato sulla gestione della placenta. Anche per questo il volume si presenta non solo come saggio divulgativo, ma anche come testo di orientamento per chi desidera approfondire questi temi da una prospettiva culturale, esperienziale e organizzativa. Inoltre viene condivisa la modulistica necessaria per definire il protocollo di nascita, con i professionisti che assisteranno al parto e il consenso informato per la gestione della placenta.