La storia di Cerro de Pasco, la città mineraria peruviana che ha fatto causa a una multinazionale
La città di Cerro de Pasco, in Perù, ha fatto causa alla multinazionale mineraria Volcan chiedendo che renda conto dei danni che ha causato. Ce ne parla Sofia Farina di Source International, ONG che ha un ruolo attivo di questa storia.
Cerro de Pasco – che con i suoi 4300 metri di quota, è una delle città più alte al mondo – è nota come la “capitale mineraria del Perù”. Per i suoi oltre 60.000 abitanti infatti, la miniera è una presenza quotidiana. Si vede dalle finestre, taglia il paesaggio, entra nei racconti delle famiglie, accompagna la storia della città da generazioni. Fin da che se ne ha memoria, l’estrazione mineraria ha rappresentato una promessa di sviluppo. Ma per chi nasce e vive a Cerro de Pasco, da decenni quella stessa attività significa anche un’altra cosa: convivere con suoli contaminati, corsi d’acqua compromessi, lagune inquinate, polveri, rifiuti tossici e metalli pesanti.
Il 28 maggio 2026 questa lunga e tortuosa storia è arrivata di fronte alla giustizia. Infatti il sindaco della provincia di Pasco, Julio César Rupay, si è recato a Lima per presentare una causa contro Volcan Compañía Minera e le sue società controllate, con l’obiettivo di chiedere la riparazione dei danni ambientali nelle aree colpite dall’attività mineraria e ottenere misure urgenti per fermare la contaminazione.

Si tratta di un momento cruciale: un punto di arrivo, provvisorio ma decisivo, di un percorso lunghissimo. Perché per una comunità colpita dall’inquinamento industriale o estrattivo, ottenere giustizia raramente significa semplicemente “fare causa”. Prima bisogna riuscire a dimostrare il danno, documentarlo, renderlo visibile, tradurlo in prove scientifiche e argomenti giuridici. Bisogna costruire alleanze, resistere alla stanchezza, superare la paura, trovare interlocutori capaci di ascoltare. E soprattutto bisogna trasformare una sofferenza collettiva, spesso normalizzata per anni, in una richiesta pubblica e riconoscibile di responsabilità.
«Cerro de Pasco non è contro l’attività mineraria. Cerro de Pasco è contro l’inquinamento», ha dichiarato il sindaco. «Vediamo che la nostra gente è abbandonata. Se non vengono prese misure immediate, il futuro sarà desolante. Non vorremmo ritrovarci tra qualche anno con un intero ospedale pieno di bambini contaminati da metalli pesanti: questa è la nostra preoccupazione». Il punto non è opporre in modo astratto comunità e industria, lavoro e ambiente, sviluppo e tutela della salute, ma stabilire se un’attività economica possa continuare a produrre profitti lasciando alle persone che vivono sul territorio il costo dell’inquinamento. E se, dopo decenni di denunce, uno Stato sia in grado di garantire ai propri cittadini il diritto a vivere in un ambiente sano.
La causa presentata contro Volcan dal sindaco di Cerro de Pasco chiede al potere giudiziario peruviano di riconoscere i gravi danni ambientali causati dall’azienda e di ordinare la riparazione delle fonti d’acqua e dei suoli contaminati da metalli pesanti. Chiede inoltre che vengano adottate misure urgenti per impedire che l’inquinamento continui e che venga realizzato un esame sanitario approfondito della popolazione, insieme a un monitoraggio medico delle persone colpite.

A sostenere l’azione legale – resa possibile dalla consulenza delle avvocate di EarthRights International – ci sono organizzazioni della società civile, tra cui la Red de Jóvenes Interquorum Pasco e la Plataforma Nacional de Personas afectadas por metales pesados, metaloides y otras sustancias químicas tóxicas, e le evidenze scientifiche raccolte da Source International, che da quattordici anni lavora a Cerro de Pasco insieme alle comunità locali.
Ed è proprio qui che si vede come può nascere un percorso di giustizia in un territorio contaminato. Il primo passo è la conoscenza. Per anni, le comunità denunciano sintomi, cambiamenti nell’ambiente, malattie, animali morti, acqua inutilizzabile, polveri, paura per i bambini. Ma senza dati indipendenti, queste denunce rischiano di rimanere confinate alla dimensione della testimonianza, facilmente ignorate o liquidate come percezioni individuali. Analizzare l’acqua, il suolo, l’aria, gli alimenti, i rifiuti minerari significa dare forma misurabile a ciò che le comunità vivono ogni giorno e così costruire una base di evidenze che possa essere usata davanti alle istituzioni, nei tribunali, nei percorsi di advocacy e nelle richieste di bonifica.
A Cerro de Pasco, Source International ha condotto studi indipendenti proprio con questo obiettivo. Secondo Flaviano Bianchini, fondatore e direttore dell’organizzazione, i risultati indicano la necessità di un intervento sanitario urgente, soprattutto per proteggere bambini e bambine: «Secondo i nostri studi, il 100% dei bambini di Paragsha, una delle località colpite, presenta livelli di metalli pesanti nell’organismo superiori ai limiti dell’OMS», ha spiegato Bianchini. «Studi recenti hanno evidenziato una correlazione diretta tra la presenza di metalli nell’organismo dei bambini e alcune malattie, oltre a una riduzione dello sviluppo cerebrale. Abbiamo trovato metalli tossici persino nella carne degli animali di cui si alimenta la popolazione locale».

Quando portiamo il concetto della contaminazione fuori dalle categorie astratte dell’impatto ambientale e lo collochiamo dove realmente agisce – nei corpi, nell’organismo dei bambini, nel cibo, nella salute quotidiana – è facile rendersi conto di come l’inquinamento riguardi direttamente il diritto alla vita, alla salute, all’infanzia, alla possibilità di abitare un luogo senza esserne danneggiati.
I dati però, da soli, non bastano: per ottenere giustizia serve anche che quelle evidenze diventino azione collettiva. Serve una comunità capace di organizzarsi, amministrazioni locali disposte ad assumersi una responsabilità politica, avvocati e organizzazioni in grado di tradurre la contaminazione in una strategia giuridica. Serve, spesso, anche attenzione pubblica: perché nei conflitti ambientali la visibilità può diventare una forma di protezione per chi denuncia e uno strumento per impedire che il problema venga nuovamente silenziato.
«Imprese come Volcan non possono continuare a operare nell’impunità, lucrando a spese dell’ambiente, della salute e della vita», ha dichiarato Itzel Silva, direttrice legale di EarthRights Latinoamérica. «La giustizia peruviana deve porre fine a tre decenni di abusi e ordinare all’impresa non solo misure di riparazione, ma anche garanzie di non ripetizione». La giustizia ambientale non può limitarsi a riconoscere che un danno è avvenuto, deve anche impedire che continui. In un territorio come Cerro de Pasco, dove l’attività mineraria ha accompagnato la storia della città per secoli, questo significa chiedere un cambiamento strutturale: controlli, prevenzione, bonifiche, tutela sanitaria, responsabilità d’impresa e un ruolo più forte delle istituzioni pubbliche.
La causa contro Volcan si inserisce quindi in una questione più ampia, che riguarda molti territori estrattivi nel mondo. Spesso le comunità che vivono accanto a miniere, impianti industriali o siti contaminati si trovano in una posizione di forte asimmetria: da una parte aziende con risorse economiche, tecniche e legali molto grandi; dall’altra persone che devono dimostrare, spesso per anni, che ciò che stanno vivendo è reale, misurabile e ingiusto.

In questo squilibrio, la giustizia si costruisce pezzo dopo pezzo: con il monitoraggio indipendente, con la raccolta di testimonianze, con la pressione sui decisori pubblici, con la solidarietà tra comunità, con il lavoro di organizzazioni scientifiche e legali, con il giornalismo, con le campagne internazionali. Ogni dato raccolto, ogni denuncia formalizzata, ogni alleanza costruita può diventare parte di un percorso più grande. Cerro de Pasco oggi mostra proprio questo: una comunità che non chiede compassione, ma responsabilità.
Ora la decisione spetta al tribunale competente di Lima, che dovrà valutare la responsabilità di Volcan. L’esito della causa potrà essere determinante per garantire il diritto fondamentale degli abitanti di Cerro de Pasco a vivere in un ambiente sano. Ma, comunque vada, questo passaggio segna già qualcosa di importante: dopo decenni di contaminazione, la richiesta di giustizia è entrata in tribunale con il sostegno di una comunità, di un’amministrazione locale, di avvocati e di prove scientifiche indipendenti.
Questo articolo fa parte della rubrica “Questione di risorse“, curata dal team di Source International ETS. Uno spazio in cui si parla di risorse – dall’energia all’acqua, dal cibo ai minerali – ma anche di giustizia e diritti, di cambiamento climatico e di equilibri geopolitici.









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