27 Luglio 2026 | Tempo lettura: 9 minuti

Come ha fatto Santa Teresa di Riva a salvare la stagione dopo il ciclone Harry

A sei mesi dal ciclone Harry Santa Teresa di Riva, il Comune più colpito, ha riaperto il lungomare e salvato la stagione estiva grazie al lavoro congiunto di amministrazione, cittadini e volontari. Ma ricostruire non basta.

Autore: Salvina Elisa Cutuli
lungomare riva 1
L'articolo si trova in:

Dal 19 gennaio 2026 un paio di scarpe da ginnastica si trovano nell’ufficio del sindaco di Santa Teresa di Riva. Danilo Lo Giudice le ha tolte quella notte per indossare gli stivali e attraversare le strade invase dall’acqua e dalla sabbia. Dice che resteranno lì fino alla fine del suo mandato, come memoria delle giornate in cui il ciclone Harry ha devastato il lungomare e ha messo in ginocchio la comunità.

Santa Teresa di Riva si trova sulla costa ionica siciliana, a poco meno di quaranta chilometri da Messina, ed è uno dei Comuni maggiormente colpiti dal ciclone. Eppure, a distanza di sei mesi, chi arriva da fuori fatica a immaginare ciò che è accaduto. Il lungomare è nuovamente percorribile, le spiagge sono attrezzate e la stagione turistica è iniziata. Tre chilometri e mezzo di costa sono tornati a disposizione di residenti e visitatori con docce, servizi di salvataggio, passerelle accessibili, un’area per gli animali e quaranta isole ecologiche.

«Tutti insieme – amministrazione, cittadini, volontari, istituzioni regionali e nazionali – abbiamo lavorato per salvare la stagione estiva e restituire alla comunità quel minimo di normalità che oggi è sotto gli occhi di tutti», racconta Danilo Lo Giudice. «È stato un lavoro enorme e una grande fatica, ma ci siamo riusciti».

La normalità ritrovata però si regge ancora in gran parte su interventi provvisori. «Per la ricostruzione definitiva del lungomare servono risorse e progettazioni importanti. Allo stesso tempo, quello che siamo riusciti a fare in cinque mesi, ricostruendo due chilometri e mezzo di lungomare completamente devastato, rappresenta un buon esempio di efficienza amministrativa e concretezza della pubblica amministrazione».

santa teresa di riva
Danilo Lo Giudice, sindaco di Santa Teresa di Riva

Il lungomare sprofondato di Santa Teresa di Riva

La mareggiata ha provocato il cedimento della carreggiata e dei muri di contenimento in diversi punti. Si sono aperte voragini profonde fino a circa dieci metri che hanno inghiottito l’intera sede stradale e causato il rischio che le abitazioni rimaste esposte venissero raggiunte direttamente dalla forza delle onde. I danni hanno coinvolto anche la rete idrica e fognaria, il sistema di raccolta delle acque, l’illuminazione pubblica, la videosorveglianza, la segnaletica, l’arredo urbano e altri sottoservizi, tra cui rete telefonica, banda larga e condutture del gas.

Le stazioni di sollevamento delle acque nere sono state gravemente compromesse e, nei primi giorni, circa tre quarti del paese sono rimasti senza acqua. Sono stati necessari interventi urgenti anche per ripristinare l’energia elettrica e il collettore fognario principale. Le diverse stime collocano i danni complessivi tra i 50 e i 60 milioni di euro, una cifra molto superiore alle risorse finora disponibili.

Sul lungomare c’è anche il bar di Chiara, cittadina di Santa Teresa. La struttura ha resistito, ma acqua e sabbia hanno danneggiato motori, impianti e attrezzature. All’esterno, per rimuovere quanto si era accumulato, è stato necessario intervenire con i bobcat. «Sembrava fosse esplosa una bomba: strade interrotte, servizi e sottoservizi fuori uso, persone impaurite. Quando investi tutto ciò che hai in un’attività e nel tuo territorio, ritrovarti improvvisamente senza sapere quale possa essere il futuro è destabilizzante», racconta la donna.

Chiara e suo marito sono rimasti chiusi per quasi un mese. A un certo punto hanno dovuto decidere se riaprire con ciò che era rimasto oppure cercare un altro lavoro. Anche dopo la riapertura, le strade difficili da percorrere e la paura avevano quasi fermato i consumi. Una campagna promossa dal Comune per invitare le persone a tornare a Santa Teresa e sostenere le attività locali ha contribuito alla ripartenza. Oggi la situazione è migliorata, anche se resta ancora molto da fare. «Siamo fiduciosi, se siamo riusciti a fare tutto questo, speriamo di poter fare ancora tanto per noi, per Santa Teresa e per chi viene qui».

normale lungomare 1

Intervenire prima dell’arrivo dei fondi

Nei giorni successivi al ciclone il Comune ha attivato lavori di somma urgenza per oltre 2 milioni di euro, senza attendere l’erogazione delle risorse da parte delle altre istituzioni. «Quando si verificano eventi di questa portata si può scegliere di subirli passivamente oppure di gestirli in maniera attiva. Noi abbiamo deciso di reagire con coraggio e determinazione e anche con un pizzico di incoscienza», afferma il sindaco. «Quattro o cinque giorni dopo la devastazione non ho aspettato che qualcuno mi dicesse cosa fare, perché avevo ben chiaro ciò che era necessario. Questa rapidità ha prodotto una conseguenza anche a livello della Regione, che ha dovuto tenere il passo dei tempi dettati dalla nostra amministrazione».

Gli interventi sono stati programmati seguendo un ordine preciso di priorità. La fornitura idrica è stata ripristinata nel giro di una settimana, seguita dall’energia elettrica. Entro circa un mese è stato sistemato anche il collettore fognario principale. Sono state inoltre realizzate barriere in massi per proteggere le abitazioni e le reti nelle aree più colpite. I primi finanziamenti emergenziali ottenuti ammontano complessivamente a circa 2,5 milioni di euro.

Il Comune ha impiegato risorse proprie per accelerare gli interventi necessari alla ripartenza. In particolare, 340.000 euro del bilancio comunale sono stati destinati al completamento di alcuni tratti stradali, mentre ulteriori tre appalti, per un valore complessivo di 165.000 euro, hanno riguardato il ripristino degli arredi e delle aree demaniali. Entro metà giugno sono state completate le principali opere marine, installate nuove rampe e passerelle di accesso alla spiaggia e ripristinati progressivamente i tratti più danneggiati del lungomare. Gli stabilimenti balneari hanno così potuto avviare la stagione estiva.

Mitigazione e adattamento non sono quindi costi accessori, ma investimenti necessari per proteggere abitazioni, infrastrutture ed economie locali

Accanto ai lavori tecnici, l’amministrazione ha sostenuto le imprese nella presentazione delle richieste di contributo e promosso il progetto di voucher “Più Spendi Più Prendi”. All’iniziativa hanno aderito 63 attività commerciali con uno stanziamento di 31.500 euro proveniente dal bilancio comunale. Quarantacinque attività del lungomare hanno inoltre ricevuto un contributo una tantum di 2.000 euro ciascuna. Il documento comunale indica un importo complessivamente erogato pari a 89.000 euro.

Una comunità che si rimette in piedi

Determinante è stata la partecipazione della popolazione. Oltre mille volontari hanno aiutato, nel giro di poche settimane, a liberare dalla sabbia abitazioni e attività commerciali. Alcuni privati hanno messo gratuitamente a disposizione terreni da utilizzare come parcheggi, contribuendo a ridurre i problemi di viabilità e a sostenere gli esercizi locali. La mobilitazione sui social, lanciata dal Sindaco, ha permesso di raccogliere più di 100.000 euro e ha coinvolto anche personaggi dello spettacolo e del mondo del calcio.

«La loro partecipazione ha aiutato a far comprendere ai media nazionali ciò che era realmente accaduto in Sicilia», spiega Lo Giudice. «Spesso la nostra terra non riceve l’attenzione che merita e io questo non l’ho mai accettato. La campagna mediatica ha permesso di far sentire la voce di una Sicilia che si era piegata, ma non si era spezzata». Ora il Comune sta lavorando anche sugli elementi simbolici e sugli interventi di decoro. Sono state installate panchine letterarie dedicate al ciclone Harry ed è stata ricollocata sul lungomare Galassiopea, una scultura in acciaio inox diventata per i cittadini di Santa Teresa di Riva un simbolo di forza e coraggio. 

santa teresa di riva
Il bar di Chiara sul lungomare di Santa Teresa di Riva

Dalla ricostruzione alla prevenzione

Le opere realizzate finora hanno permesso di salvare la stagione estiva, essenziale per l’economia locale, ma non possono essere considerate definitive. Quanto accaduto a Santa Teresa di Riva non è un episodio isolato. In Italia l’aumento delle temperature, l’aridificazione e gli eventi di precipitazione estrema stanno modificando il regime idroclimatico. Siccità e piogge intense convivono, aumentando il rischio di scarsità d’acqua, alluvioni, erosione costiera e dissesto idrogeologico.

Per i Comuni più esposti, mitigazione e adattamento non sono quindi costi accessori, ma investimenti necessari per proteggere abitazioni, infrastrutture ed economie locali. «Un tempo la nostra spiaggia era circa tre volte più ampia di oggi: tra il mare e il muro del lungomare c’erano anche 150 o 200 metri di sabbia. Oggi la realtà è profondamente diversa», osserva il sindaco.

Nel 2014 il Comune aveva avviato un progetto da 10 milioni di euro per la difesa della costa. Le procedure necessarie per arrivare alla realizzazione hanno richiesto dodici anni. «È questo uno degli aspetti che non funzionano. Quando si parla di dissesto idrogeologico e difesa della costa, dodici anni tra pareri, varianti e richieste di integrazione rappresentano un tempo eccessivamente lungo».

I lavori sono finalmente partiti. Dal primo settembre è previsto il posizionamento dei massi per la realizzazione di quattordici pennelli, opere disposte trasversalmente rispetto alla costa per contrastarne l’erosione. È inoltre previsto un ripascimento con oltre 300.000 metri cubi di sabbia che dovrebbe ampliare la spiaggia e offrire una maggiore protezione al lungomare. Una volta completata questa fase sarà necessario studiare nuovamente profondità e profilo dei fondali, verificare la risposta della costa e programmare gli interventi successivi.

santa teresa di riva
Galassiopea, la scultura in acciaio inox diventata per i cittadini di Santa Teresa di Riva un simbolo di forza e coraggio, ricollocata sul lungomare

Ripensare il lungomare

Proteggere la costa rappresenta soltanto il primo passo; in seguito sarà necessario ripensare completamente il lungomare sia dal punto di vista turistico sia per quanto riguarda la viabilità. Uno degli interventi considerati prioritari è il completamento di una strada alternativa a monte. Mancano circa duecento metri per rendere pienamente funzionale la cosiddetta “terza via” di cui a Santa Teresa si parla da cinquant’anni. Il Comune ha predisposto il progetto e richiesto 3 milioni di euro alla Protezione Civile nazionale.

Quella strada offrirebbe un collegamento alternativo in caso di interruzione del lungomare e permetterebbe di ripensare l’intero fronte costiero. La sua necessità è emersa con particolare evidenza durante il ciclone. «Sappiamo cosa è necessario fare perché conosciamo la comunità e i suoi bisogni», conclude Lo Giudice. «Ora siamo in estate e le persone pensano al mare, ma l’inverno è vicino. Dobbiamo prepararci a una stagione difficile, nella quale anche una semplice allerta gialla potrebbe metterci nuovamente in difficoltà. Mi auguro che le istituzioni regionali e nazionali ci ascoltino senza costringerci ad alzare ancora il livello dell’attenzione mediatica per ottenere le risposte necessarie».

Per Lo Giudice, «l’Italia che cambia dovrebbe essere proprio questa: un Paese in cui la buona amministrazione, la volontà e la collaborazione tra associazioni, cittadini e istituzioni riescono a trasformare il cambiamento in qualcosa di concreto, da costruire ogni giorno». La sfida che attende Santa Teresa di Riva è trasformare la capacità dimostrata durante l’emergenza in una strategia capace di proteggere il territorio prima che arrivi la prossima mareggiata.