Rifiuti “speciali”: come una vecchia mongolfiera è diventata un teatro portatile
Una vecchia mongolfiera, mai buttata via, diventa un teatro che si monta in un’ora. La storia di un campo di lavoro alla Verde Vigna di Comiso, tra riciclo, acqua razionata e un murales dipinto insieme.
Questo articolo è stato pubblicato originariamente nel settembre 2018 su Fuori Binario, il mensile fiorentino dei senza fissa dimora, all’interno della rubrica «Un mondo ganzo è possibile» di Fabio Bussonati. Il testo è contenuto anche nell’omonimo libro “Un mondo ganzo è possibile”, che raccoglie sette anni di puntate della rubrica, dal 2017 al 2023.
In questo articolo Fabio racconta un episodio in cui, con l’aiuto degli scout della Compagnia del Gallo Nero di Firenze, ha realizzato un teatro portatile utilizzando una vecchia mongolfiera, durante un campo di lavoro estivo in Sicilia. Una dimostrazione di come l’immaginazione, l’ingegno e la collaborazione possano dare nuova vita a un oggetto dimenticato.

Un sistema economico basato sul consumo, il più veloce possibile, di beni che la terra ci regala non senza fatica è destinato a creare voragini senza fondo e montagne di rifiuti; le cose che usiamo per la nostra vita dureranno il più a lungo possibile nella loro funzione primaria e poi andranno riusate in qualunque modo possano essere ancora utili al vivere comune.
Il caso, forse l’amore, sicuramente l’amicizia mi hanno regalato una cosa grandiosa che ho custodito per tanto tempo aspettando il momento e il modo di renderla ancora utile. Anche per le mongolfiere arriva il momento di abbandonare i cieli limpidi a cui sono abituate per un ignoto destino ma per anni non ho trovato l’occupazione che mettesse in valore, il giusto valore, un manufatto di grande pregio e dal passato glorioso.
Quest’anno alla Verde Vigna di Comiso, terreno e centro sociale acquistato da quasi mille pacifisti con la campagna «acquista un metro quadrato di pace» per combattere con la nonviolenza l’idea nefasta di istallare missili atomici nell’aeroporto della città, era previsto un campo di lavoro così ho pensato che il momento era venuto.
Appena gli scout CNGEI della Compagnia del Gallo Nero FI 2 sono arrivati abbiamo aperto il pacchettone e fatto entrare tutta l’aria possibile nella mongolfiera, l’abbiamo lasciata un po’ a distendersi al sole poi abbiamo teso tre corde attraverso la radura arrampicandosi in alto sugli alberi che la circondano, l’abbiamo poi rivoltata, il dentro fuori perché di dentro ci sono delle asole già fatte e con dei moschettoni l’abbiamo appesa alle corde, messo dei tiranti laterali per tenerla aperta, picchetti per ancorarla al suolo e tre pali di quattro metri per fare i colmi.
È nato così il teatro della Verde Vigna: teatro variabile ed autopulente che può essere montato in un’ora e smontato in mezza. Entra dentro un borsone di un metro per un metro per un metro e può essere trasportato con un’utilitaria; quando tira un po’ di vento va liberato dai pali e tutto si gonfia spazzando tutto lo spazio, può ospitare cento persone sdraiate e respira con la brezza del mare; un vento più forte può farla volare via lontano come un amore perduto, ma è sempre rimasta con noi in questi giorni caldi d’estate giocando a creare paesaggi di fiaba che la fantasia non aveva ancora immaginato.
Magica è stata la compagnia dei ragazzi che non si sono fatti né in qua né in là davanti alle difficoltà: ogni ostacolo è stato occasione di crescita e di presa di coscienza. Poca acqua dall’acquedotto comunale per diciotto persone — forse 300 litri al giorno — poca corrente, quella che ci ha dato il minuscolo impianto solare della Verde Vigna (un pannello da 50 Watt), avviare al riciclaggio la totalità dei rifiuti, lavoro anche duro con pochi arnesi malmessi sotto un sole africano; ma lavorare senza padroni è bello perché torna ad essere il gioco meraviglioso di cambiare il mondo con le proprie mani, e vivere con poco non è stato un sacrificio. L’alimentazione vegetariana con i frutti di quella terra che ci hanno dato i contadini di Comiso, Chiaromonte e Donnafugata che non usano la chimica fa andare via il colesterolo e riconsegna la capacità di esistere pienamente in maniera frugale e felice, e gli arancini li abbiamo mangiati in paese.
Ma non si può vivere senza arte, e così ad un certo punto chi voleva ha lasciato un po’ di lavoro di necessità per lavori della fantasia: ha formato l’argilla e un nuovo murales sulla parete nord, dove un gallo nero di carbone canta per una mongolfiera arcobaleno che vola in alto brillando di luce propria. È così che da questa storia abbiamo capito tutti noi che c’eravamo che un mondo ganzo esiste già.
















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